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Lavoro, D’Alessandro (Unicusano): “Quesito art. 18 ritenuto manipolatorio”


ROMA – Sulla decisione della Consulta di bocciare il referendum abrogativo sull’articolo 18 “probabilmente ha pesato il fatto che i promotori hanno proposto un referendum dal tasso manipolativo notevole. Si chiedeva infatti non solo l’abrogazione integrale dell’intera legge conosciuta come Jobs Act, ma anche di parti dell’articolo 18 contenuto nella legge 300 del 1970″. Questa l’opinione di Giovanni D’Alessandro, docente di Diritto pubblico all’Università Niccolò Cusano, commentando il parere dato dalla Corte Costituzionale in riferimento ai quesiti abrogativi.

“La richiesta- spiega- era costruita in modo tale da far risultare una serie di vincoli alla disciplina non organici alla disciplina stessa“. In sostanza, evidenzia D’Alessandro, “si voleva ottenere una disciplina completamente stravolta”. In generale “nella giurisprudenza il referendum manipolativo è ammesso, in linea di principio, ma ci sono dei limiti a questa manipolazione: non si può procedere quando la norma che risulta dopo l’abrogazione stravolge completamente il senso iniziale della disposizione. Probabilmente- conclude il docente dell’Unicusano- questo è stato il caso dell’articolo 18″.

12 gennaio 2017

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