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DIRE Emilia-Romagna

Gelo, a Bologna è allarme per un clochard di 80 anni: non si trova

BOLOGNA – Allarme, a Bologna, per un anziano clochard che ha abbandonato una delle strutture del Piano freddo ed è sparito dal radar degli operatori: ha 80 anni ed è tornato in strada avendo addosso solo un giubbotto. A segnalare il caso è Monica Brandoli, dirigente dell’unità operativa Adulti vulnerabili del Comune, oggi in commissione. E proprio al termine della discussione con i consiglieri “andremo a fare denuncia per vedere se la Polizia ci aiuta a trovarlo”, spiega Brandoli: “Siamo preoccupati, le unità di strada lo hanno cercato per tutta la notte ma non sono riuscite a trovarlo in nessuno dei posti che frequenta abitualmente”. L’anziano in questione è uno storico, anzi “storicissimo” clochard tra quelli che gli addetti ai lavori definiscono “irriducibili“, spiega Brandoli, nel senso che non vogliono lasciare la strada neanche in situazioni di freddo intenso come quella di questi giorni. Stavolta gli operatori erano riusciti a convincerlo, ma alla fine l’uomo non ha resistito più di cinque giorni. Gli “irriducibili” come lui, continua la dirigente, semplicemente “dicono che stanno bene dove si trovano e che non hanno bisogno”, questo perchè “spesso li accompagna un disturbo che non è solo di povertà ma anche di personalità, nel senso che non riescono ad accettare aiuto e a percepirsi in condizione di estremo bisogno”. Casi in cui anche l’abuso di alcol gioca un ruolo, purtroppo molto negativo: “L’alcol all’inizio riscalda ma poi abbassa la temperatura corporea– ricorda Brandoli- e, in più, le persone che bevono tanto rischiano di addormentarsi in coma alcolico per poi passare dal coma alla morte”.

Attualmente i senzatettoresistenti” ancora in strada sono tra i 20 e i 25, riferisce Simona Cavallini, responsabile del servizio Inclusione sociale dell’Asp: “Ci preoccupano molto. Un paio hanno accettato il posto letto un po’ presi dallo sfinimento, visto che tutte le sere gli operatori andavano da loro e alla fine si sono convinti”. Il primo obiettivo delle unità di strada, infatti, è fare in modo che i senza tetto accettino una sistemazione. E quelli che proprio non ne vogliono sapere “li monitoriamo- spiega Cavallini- e portiamo loro bevande calde, coperte e sacchi a pelo termici“. Tra chi rifiuta il posto letto ci sono anche i clochard che vivono in compagnia di cani. Il sistema bolognese prevede la possibilità di accogliere anche gli animali, con una disponibilità di cucce al caldo e cibo, ma le persone che ne usufruiscono sono al massimo quattro o cinque: insomma il servizio “non ha un grande appeal”, spiega Brandoli: “Durante il giorno preferiscono stare in luoghi in vista per motivi di questua, mentre di notte ci dicono che hanno dei posti riparati ma non ci riferiscono quali“. E anche in questo caso, ovviamente, “noi non siamo in grado di poterli obbligare”, conclude la dirigente di Palazzo D’Accursio.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

12 gennaio 2017

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