Cibo sano ai bimbi, ecco i consigli degli esperti

MILANO – Qual è la strategia migliore che deve adottare una mamma per educare il proprio bambino a mangiare sano? Questa è stata la domanda al centro di una iniziativa organizzata dal ministero della Salute all’Expo all’interno dello Spazio donna del Padiglione Italia. Ospite il dottor Giovanni Gravina (medico specialista in Endocrinologia della Asl 5 di Pisa, docente al corso di laurea in Dietistica all’università di Pisa e responsabile del Centro per i disturbi alimentari-Casa di cura San Rossore di Pisa), che ha spiegato quali siano le giuste strategie per inculcare nei più piccoli la consapevolezza di un’alimentazione corretta, partendo proprio dal gusto come senso innato: “Bisogna innanzitutto capire che i bambini si approcciano al cibo guidati da una cieca fiducia verso il proprio gusto, l’unico strumento che hanno a disposizione per valutare la bontà di ciò che mangiano. Sono infatti naturalmente attratti- ha detto Gravina- dalle consistenze cremose e dai gusti morbidi. Ecco da dove nasce la loro riluttanza nei confronti delle verdure, che ad esempio hanno una componente sensoriale piuttosto amara, un gusto che di solito i più piccoli, proprio per le motivazioni che accennavo prima, tendono a rifiutare”.

cibo

E quali sono gli errori in cui una madre può incorrere? “Beh, più che errori direi che ci sono alcune cose da evitare: di solito l’imposizione sullo stile ‘Devi mangiare’ non paga mai, come il ‘Ti fa bene’. È statisticamente dimostrato come un bambino cresciuto sotto imposizione difficilmente poi maturi una consapevolezza sana sull’alimentazione“.

L’incontro, quindi, si sviluppa intorno al fondamentale concetto secondo cui i bambini mangiano ciò che loro piace, a un livello pressoché completamente sensoriale. I centri del piacere e l’ipotalamo regolano l’alimentazione dei bambini. Il rapporto è molto semplice: al bisogno si risponde con il piacere” ha spiegato Gravina. “Esemplare è la situazione dei primi giorni di vita, quando il neonato comunica svariati bisogni attraverso il pianto. Se la risposta è sempre il cibo, il bambino crescerà cercando nel cibo la risposta ad ogni carenza emotiva”.

Ma come si fa ad abituare i bambini al gusto amaro? “I determinanti genetici guidano le esperienze con il cibo, e vengono soddisfatte e rafforzate, nella nostra società, dalle esperienze sensoriali con il cibo industriale ad alta densità energetica. L’industria studia la sensibilità sensoriale del bambino tentando appunto di andare a sposare questa predisposizione al dolce e al rifiuto dell’amaro, rifiuto maturato dalla specie umana in milioni di anni: basti pensare al fatto che le sostanze amare solitamente sono tossiche. Il primo modello alimentare di un bambino è la famiglia. Spesso l’adulto è pressato da modelli salutisti senza coltivare rapporti empatici col cibo e si impone con autorità. Si può modificare l’esperienza sensoriale dei più piccoli ma lo si deve fare con attenzione, privilegiando appunto l’approccio empatico”.

Dunque si capisce come madri sempre a dieta non fanno bene al bambino, perché inculcano nel piccolo una tendenza autoritaria che può portarlo a reagire in maniera opposta: “I bimbi che mangiano merendine di nascosto spesso sono il frutto di questo tipo di percorsi”. È utile proibire cibi palatabili nei primi anni di vita? “Più che i palatabili- ha concluso Gravina- io direi che più tardi un bambino conosce il cibo industriale, e meglio è”.

di Nicola Mente – Giornalista

10 Luglio 2015
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