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Luna, da dove vieni?

lunaROMA  – Solo qualche giorno fa si è tinta di rosso per l’eclissi più breve del secolo e per settembre si attende l’ultimo oscuramento della Tetrade che l’ha vista protagonista: la Luna, musa ispiratrice di poeti e romantici, unico oggetto celeste su cui gli astronauti abbiano posato il piede, inizia a svelare l’ultimo dei suoi segreti. Com’è nata, la Luna? La sua origine è avvolta nel caos delle battaglie stellari che animavano la nostra galassia miliardi di anni fa. Non ci sono nascite ‘dolci’, nello Spazio, ma collisioni violente e impatti catastrofici che danno però la luce a nuove formazioni.

Approfondimento dal minuto 03’51”

E’ questo il caso anche della nostra Luna. 4 miliardi e mezzo di anni fa un corpo celeste gigante, grande più o meno come Marte, è andato letteralmente a sbattere contro la Terra, all’epoca neonata. La simulazione realizzata dal team israeliano di cui fa parte anche l’italiana Mastrobuono-Battisti e con cui ha collaborato l’università francese di Bordeaux dimostra che la maggior parte del materiale che alla fine si è aggregato per formare la Luna derivava proprio da quell’impatto.

L’analisi della composizione della Luna e della Terra rivela delle similitudini. E’ come se il pianeta e il satellite avessero le stesse impronte digitali. Al contrario, invece, altri corpi del Sistema solare hanno una composizione sostanzialmente diversa e questo ha messo alla prova la teoria dell’impatto, sviluppata a partire dagli anni Settanta. Questo perché si riteneva che il corpo che impattò la Terra, tradizionalmente chiamato Theia, come la titanide della mitologia greca madre di Elios, Selene e Eos, fosse composto in maniera diversa rispetto alla proto Terra. Ma dove sono finite le sue tracce? Gli scienziati, tramite le simulazioni effettuate, hanno scoperto che pianeti diversi hanno diverse composizioni, ma la composizione del pianeta che compie l’impatto è statisticamente simile a quella del pianeta che colpisce. Significa che Theia e la Terra si assomigliavano. Questo spiegherebbe perché sia quasi uguale la composizione della Terra e della Luna, nata da quello scontro titanico.

I corpi celesti, secondo questo studio, pubblicato su Nature, si assomiglierebbero perché generati dallo stesso ambiente. L’astrofisico Hagai Perets, che ha condotto le simulazioni, ha cercato di capire quanto i pianeti simili assomiglino al gigante che li ha generati tramite l’impatto. E’ così che sono arrivati ad ipotizzare la somiglianza tra la Terra e Theia, probabilmente simili perché entrambe alla stessa distanza dal Sole e generate dallo stesso materiale protoplanetario orbitante.

“La Terra e la Luna non sono gemelle nate dallo stesso pianeta, ma sono sorelle nel senso che sono cresciute nello stesso ambiente”, spiega Perets.

Ma la Luna è stata protagonista, di recente, anche di altri studi. Hanno preso in considerazione, in particolare, le differenti varietà di tungsteno presenti sul nostro satellite e la Terra. Da dove arriva questa differenza? Pare che sia stata causata da un successivo deposito di polveri metalliche, che però si sono posate sulle rispettive superfici in maniera diversa in virtù del diverso campo gravitazionale.

Un grande caos, quello che c’era all’inizio della nostra Storia. Caos in cui gli scienziati avanzano cercando di dare risposte alle domande sulla nostra origine. Ora, quello che si va componendo, è il puzzle della Luna.

LE NEWS DI QUESTA SETTIMANA

NELLO SPAZIO ESISTONO I FANTASMI

Hubble, il potente telescopio spaziale nato dalla collaborazione di Nasa ed Esa, ci ha rivelato l’esistenza di otto diverse galassie tutte investite da una inusuale luce di tonalità verde. Sono i ‘resti’ di quello che è successo in un’epoca lontana e che ora è scomparso. Di fatto li possiamo considerare dei fantasmi spaziali. Ogni galassia contiene un quasar brillante e un buco nero massiccio, i quali potrebbero essere la causa della brillantezza di queste formazioni. In che modo? I quasar, ormai spenti da migliaia di anni, sono arrivati grazie ai gas caldissimi e brillanti di una piccola galassia entrata in collisione con una galassia più grande, attirati dal buco nero massiccio. Ora, continuano ad inviare una radiazione che illumina i filamenti di polveri cosmiche, dando vita ai ‘fantasmi verdi’.

DIETROFRONT, IL BRONTOSAURO E’ ESISTITO

Cambia la tassonomia dei dinosauri. Grazie a uno studio pubblicato sulla rivista ‘Peer J’ i ricercatori dell’Università di Oxford e della Universidade Nova di Lisbona riabilitano il Brontosauro, stabilendo, una volta per tutte, che si trattava di un genere a sé stante. La storia del Brontosauro inizia negli Stati Uniti nella seconda metà dell’Ottocento, quando vennero ritrovati i suoi resti. Accanto a questi fossili vennero rinvenuti anche quelli di un altro genere, l’Apatosauro, che, anni dopo, venne ritenuto il medesimo del Brontosauro, già entrato nella fantasia delle persone con le sue trenta tonnellate e la sua enorme coda. Venne così stabilito che il genere in questione fosse battezzato Apatosauro, perché la tassonomia premia i nomi più antichi, e così il Brontosauro sparì dai libri di paleontologia. Fino ad oggi. Lo studio ha confrontato 477 caratteristiche morfologiche di tutti i reperti fossili di sauropode censiti nei principali database paleontologici e il responso è definitivo: quello del Brontosauro era un genere a sé stante.

JAMES WEBB TELESCOPE, IL 2018 POTREBBE ESSERE L’ANNO GIUSTO

Il successore di Hubble fa sospirare gli scienziati. La realizzazione del James Webb Space Telescope (JWST), questo il suo nome, ha subito innumerevoli ritardi in questi anni e i suoi costi sono decisamente lievitati. Ma ora si cambia passo. A dichiararlo è stata la stessa Nasa, intervenuta al Congresso degli Stati Uniti. I tempi e il budget sono ora rispettati, assicurano, e nel 2018 avverrà regolarmente il primo lancio. Il James Webb Space Telescope sarà il telescopio spaziale più potente mai costruito. Finora è costato 8,8 miliardi di dollari.

UNA GUIDA-SOFTWARE ALLA RIANIMAZIONE PER I NON VEDENTI

Sarà presentato a Rimini il nuovo software QCPR di guida alla rianimazione cardiopolmonare per non vedenti, che permetterà loro di eseguire le manovre necessarie grazie ad un istruttore virtuale vocale. Si tratta di uno strumento che va ad incrementare le possibilità per una persona ipovedente o non vedente di poter salvare un vita. Tutti possono imparare le manovre di disostruzione e quelle di rianimazione cardiopolmonare con l’uso del defibrillatore, ma occorre avere gli strumenti adatti: audiolibri e traduzioni di manuali in braille, defibrillatori monotasto come quello creato da Cardiac Science – uno tra i pochissimi al mondo- e adesso, da Laerdal, il nuovo software QCPR di guida alla rianimazione cardiopolmonare: “una rivoluzione totale che concorrerà all’abbattimento delle barriere culturali mentali”, la definiscono i creatori.

10 aprile 2015

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