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Intervista a Riccardo Balestrieri

riccardo_balestrieri_rete_smNome: Riccardo

Cognome: Balestrieri

Luogo e data di nascita: Genova, 5/6/1956

Professione: commerciante

Residenza a San Marino: dal 24/10/2005

Domicilio a San Marino: dal 24/10/2005

Eventuale/i altra/e cittadinanza/e: italiana

Partito: Rete

1) Cominciamo dalla legislatura ormai volta al termine. Può dirci cosa, secondo la sua opinione, ha funzionato bene e cosa no o comunque meno? Per quali ragioni?

Rispetto alle legislature precedenti, non ci sono state le soluzioni di continuità, che imponevano l’aggravarsi della crisi del Paese e una situazione internazionale altrettanto difficile. I politici di governo hanno continuato a compiere scelte inadeguate, a nasconderle in parte dietro atti secretati, a ostacolare in mille modi l’opposizione, a vantarsi di essere degli statisti, a non ascoltare i loro stessi elettori.

2) Nella prossima legislatura, quali sono i tre punti prioritari che la nuova maggioranza dovrà mettere al centro dell’agenda politica nei primi 100 giorni? Perché?

Come programma di governo ci sono delle premesse indispensabili a qualsiasi azione: 1) far emergere i dati nei vari settori; 2)mettere fine allo strapotere del Congresso di Stato; 3)eliminare gli sprechi e privilegi esistenti. Fatto ciò, sarà possibile procedere in vari settori.

Togliere il portafoglio a tutti Segretari di Stato, come primo segnale di una profonda revisione della spesa, perché la Repubblica non può più permettersi di sprecare quel poco che le è rimasto. Avviare il risanamento dei settori bancario e finanziario, consci che senza un profondo riordino non si può nemmeno pensare a investire sul futuro. Esaminare tutti gli atti secretati dei governi precedenti, perché sono ben poche le disposizioni che un Paese piccolo come San Marino debba mantenere segrete.

3) Ci sono delle tematiche politiche che sente maggiormente vicine e per le quali desidera impegnarsi in prima persona? Come mai?

Quando si fa parte di un movimento come RETE, ci si mette al servizio e bisogna anche affrontare materie di cui non ci si è mai occupati. Con umiltà e cautela, studiando e sapendo di non sapere, cercando le collaborazioni del caso. Potrei dare un contributo originale nel campo dei beni culturali e ambientali, sulla salvaguardia del paesaggio oppure nel promuovere attività formative e culturali, soprattutto in campo scientifico.

4) In questa fase si parla sempre più di sviluppo dell’economia del Paese ma il concetto è legato all’idea di sviluppo che ognuno ha. Secondo la sua, quali sono le direzioni da seguire per ottenere i traguardi in tale ambito? A cosa non bisogna rinunciare per farlo?

San Marino non può più permettersi errori, deve procedere con cautela in qualunque direzione voglia andare. Qualunque nuovo percorso può essere facilitato da procedure snelle e rigorose nella gestione della cosa pubblica. Innanzi tutto, è stato costruito troppo e male: ora bisogna pensare alla riqualificazione e al risparmio energetico, per far risparmiare anche il Paese. Si deve senz’altro puntare anche sul turismo, non con progetti faraonici a spese dello Stato, ma con un programma di manifestazioni più vario, rilanciando, ad esempio, l’Etnofestival. Tutto senza rinunciare allo stato sociale, alla solidarietà tra generazioni.

5) Qual è il convincimento che ha maturato in questi anni nel rapporto che sarebbe giusto si instaurasse tra San Marino e Unione Europea?

San Marino deve concordare con gli altri piccoli stati un percorso comune. Nello specifico, occorre verificare se è possibile avviare un progetto finanziabile di largo respiro: ad esempio, una ferrovia tecnologicamente avanzata che colleghi Romagna e Montefeltro. Oltre a risolvere vari problemi nel campo della mobilità e del turismo, porterebbe all’avanguardia il nostro territorio e permetterebbe di comprendere meglio i vantaggi strategici di una eventuale adesione all’Unione Europea.

6) Nella storia di San Marino, anche recente, c’è una figura politica a cui si ispira o almeno in cui si riconosce per ideali e valori?

Scoprire le proprie radici moltiplica a dismisura i possibili riferimenti. Il mito del Santo fondatore si congiunge, in qualche modo, alla storia di un socialista come Gino Giacomini (1878-1962). Emergono entrambi da un passato che ci insegna a seminare la grandezza con piccole azioni quotidiane, con scelte coerenti anche se così distanti, con il lavoro di uno scalpellino e con quello di un maestro elementare.

7) Nello scenario politico internazionale, attuale o passato, c’è un personaggio di cui stima l’azione politica? Se si, per quali motivi?

Pur non essendo mai stato socialista, me ne viene subito in mente un altro: Sandro Pertini (1896-1990). Un po’ per il carattere ruvido da ligure (mio papà era genovese, mia mamma sammarinese), ma soprattutto per il rigore con cui ha condotto la sua vita, per il suo essere sempre in prima fila nei momenti più difficili. Il ventennio fascista è, per fortuna, sempre più lontano, ma nell’estate del 1960 già c’ero, anche se solo da adolescente ho capito cosa è successo. E infine la sua presidenza, sempre se stesso, persino con errori che me lo hanno reso più caro. Perché anche un uomo politico può sbagliare, ma c’è modo e modo di farlo!

8) Ci sono delle esperienze nella sua formazione, nel suo lavoro, nella sua vita (anche politica) che considera propedeutiche o comunque importanti per svolgere nel migliore dei modi il mandato per cui si candida?

Per mio padre, famiglia, lavoro e politica erano cose serie. Ricordo, ad esempio, che stimava anche gli avversari… ma solo quando meritavano la sua stima! Per mia madre erano più importanti la famiglia e le radici. Ho preso dall’uno e dall’altra. Il mio lavoro, nel campo dei sistemi di qualità, mi ha fatto capire l’importanza di scrivere bene le regole e cercare di applicarle giorno per giorno, per revisionarle laddove non funzionano: in questo non sono poi così diverse una procedura gestionale, una pratica operativa o un dispositivo legislativo.

9) Ci sono momenti in cui si sente orgoglioso del suo Paese? Quando l’ultima volta?

Mia nonna (Maria Ceccoli, di Fiorentino, scomparsa nel 1970) e mia mamma (Assunta Agostini, di Murata, scomparsa nel 2000) mi raccontavano del bisnonno, che aveva fatto parte dell’Arengo del 1906. I fatti della vita hanno fatto sì che non mi sia rimasto nessun bene di famiglia legato a quelle origini, tranne – e non è poco! – la medaglia di bronzo che il bisnonno aveva ricevuto dalla Repubblica. Nel 2006 ho acquistato, con orgoglio, la medaglia del centenario. Ci sono anche eventi più recenti, ma non così pregnanti.

10) Quali sono gli aspetti del suo carattere che ritiene maggiormente importanti per fare politica?

Sono una persona seria, conscia dei miei limiti e con qualche preparazione specifica, che deriva anche dalle insidie e dalle opportunità create, in Italia, da un periodo storico di grandi cambiamenti. So per esperienza che il governo di un paese è spesso meno complesso di quanto lo facciano sembrare certi politici. Mi piace lavorare all’interno di una squadra coesa come RETE, con o senza ruoli di primo piano. Nel mio carattere, però, ci sono anche difetti: nel lavoro e in politica cerco sempre nuovi stimoli, tendo a schivare la routine; portare avanti un progetto, però, impone anche attività di routine!

11) Quando è nata nella sua vita l’aspirazione all’impegno politico con lo spirito di servizio per la nostra Repubblica? É giunta legata a un fatto scatenante particolare o si è costruita gradualmente nel tempo?

Giunto in Repubblica nel 2005, ho trovato una situazione molto diversa da quella che mi aspettavo. Memore delle radici contadine di mia mamma e attaccato ad uno slogan persino banale come “piccolo è bello”, pensavo che San Marino fosse gestita meglio delle realtà italiane a me note: Genova e la Liguria, il Cuneese, Roma. Anno dopo anno ho scoperto problemi sempre più gravi e lo scarso spessore di molti politici “di successo”. In parallelo, però, ho conosciuto gli amici dell’Associazione Nazionale Partigiani Sammarinese, purtroppo scomparsa, e dell’Associazione Don Chisciotte: tutte persone degne di grande stima. È stato quindi per me naturale collaborare con RETE, di cui condivido i valori.

12) Nella sua vita privata, anche passata, ci sono delle passioni (sport, hobbies, interessi) che ha coltivato e che hanno lasciato il segno dentro di lei? Se si, quali insegnamenti ne ha ricavato?

Sono una persona di sinistra, sono stato un addetto ai controlli non distruttivi di prodotti in acciaio di grandi dimensioni, ho gestito sistemi di qualità e laboratori, conduco con mia moglie un piccolo negozio nel centro storico. Ma se devo proprio devo definirmi, sono un astrofilo. Per me l’astronomia è una passione che è nata, grazie a mio padre, negli anni Sessanta e non mi ha più lasciato, una passione che travalica i problemi quotidiani, mi apre orizzonti sconfinati, rafforza la mia identità, mi dà ogni giorno nuovi stimoli, mi fa crescere.

13) Con la preferenza unica crediamo che gli elettori valuteranno la competenza, le capacità del candidato, le sue motivazioni e l’entusiasmo. Cosa può dire a proposito riguardo le sue?

Sono, forse, l’ultimo arrivato tra i candidati e sto ancora riscoprendo una parte importante delle mie radici. Ma sono orgoglioso della mia nuova cittadinanza di origine e convinto che le esperienze civili vissute in Italia possano essere utili alla Repubblica. Dedicarsi alla politica è molto difficile in uno spirito di servizio, per chi non persegue interessi personali. Nel mio piccolo, voglio ascoltare i singoli cittadini, per capire quali sono i problemi comuni e identificare le possibili soluzioni. Faccio presente agli elettori, comunque, che ci sono persone ben più in gamba di me in RETE e nella coalizione di cui fa parte!

08 novembre 2016

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