Intervista a Daniela Berti

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Nome: Daniela

Cognome: Berti

Luogo e data di nascita: Detroit (USA) il 22.09.1967

Professione: Relazioni pubbliche internazionali, comunicazione-Prof.sta abilitata Ferpi

Residenza a San Marino: residente dal 1972 – Serravalle

Domicilio a San Marino: idem

Eventuale/i altra/e cittadinanza/e: USA

Partito: Psd

1) Cominciamo dalla legislatura ormai volta al termine. Può dirci cosa, secondo la sua opinione, ha funzionato bene e cosa no o comunque meno? Per quali ragioni?

La prima parte di legislatura ha dato diverse risposte importanti per esempio la legge sviluppo che pur facendo compromessi, rappresenta un segnale rispetto a rigidità e tabù del passato. Così il recupero del rapporto bilaterale con l’Italia, il negoziato Ue. Tutti temi su cui il PSD ha fatto da traino. La spinta è stata compromessa da dinamiche politiche innescate e non risolte.

2) Nella prossima legislatura, quali sono i tre punti prioritari che la nuova maggioranza dovrà mettere al centro dell’agenda politica nei primi 100 giorni? Perché?

Dare subito un segnale a livello di metodo di lavoro del governo che deve lavorare in squadra, un approccio fondamentale per la trasversalità delle tematiche. Mettere al lavoro subito una task force dedicata alla semplificazione normativa e burocratica per una ricognizione ragionata, individuazione degli interventi e avvio degli stessi per innescare un differenziale competitivo. Riforma del mercato del lavoro e approvazione della riforma delle imposte indirette per interfacciare il nostro sistema economico con l’esterno. Ovviamente grande investimento sul negoziato con la Ue.

3) Ci sono delle tematiche politiche che sente maggiormente vicine e per le quali desidera impegnarsi in prima persona? Come mai?

Due temi prioritari: politica estera molto attiva sull’obiettivo di un modello paese più aperto quale differenziale strategico e una riorganizzazione della macchina dello stato che deve liberarsi di pesi, incrostazioni e fare un grande salto culturale per assolvere al suo ruolo di servizio e facilitatore della vita dei cittadini e delle imprese.

4) In questa fase si parla sempre più di sviluppo dell’economia del Paese ma il concetto è legato all’idea di sviluppo che ognuno ha. Secondo la sua, quali sono le direzioni da seguire per ottenere i traguardi in tale ambito? A cosa non bisogna rinunciare per farlo?

Economia e Cultura non sopportano confini. Pensare di sviluppare il paese ponendo limitazioni all’iniziativa economica e culturale è già un ostacolo. Penso che il nostro paese non si possa più proteggere chiudendosi, ma aprendosi, facendosi conoscere e affermando un proprio ruolo nell’ambito internazionale. Non è una questione di rinunce ma di come aumentare il nostro senso dello stato. Ovviamente San Marino ha fatto importanti conquiste sul piano della sicurezza sociale che rappresenta un collante sociale, addirittura un fattore identitario, a questo nessuno vuole rinunciare.

5) Qual’è il convincimento che ha maturato in questi anni nel rapporto che sarebbe giusto si instaurasse tra San Marino e Unione Europea?

Già nel 1992 sostenevo che occorreva una maggiore integrazione con la allora CEE e che il trattato di Maastricht con la prospettiva della moneta unica avrebbe cambiato lo scenario internazionale per cui San Marino avrebbe dovuto avviare un cambio di modello paese guidato e graduale per evitare scossoni e traumi. Un potente dell’epoca mi definì una cassandra. L’apertura verso l’esterno e l’integrazione europea sono indispensabili per la nostra sopravvivenza anche come entità sovrana. Avrei preferito un percorso con la Ue svincolato dagli altri piccoli stati. Le cose sono state indirizzate diversamente, ora occorre guardare avanti e ottenere il massimo dal negoziato in corso in base a una visione politica, non burocratica.

6) Nella storia di San Marino, anche recente, c’è una figura politica a cui si ispira o almeno in cui si riconosce per ideali e valori?

Ho sempre stimato Emma Rossi e Patrizia Busignani per le battaglie condotte sulla parità fra i generi, per la loro carica riformista, la capacità di visione politica.

7) Nello scenario politico internazionale, attuale o passato, c’è un personaggio di cui stima l’azione politica? Se si, per quali motivi?

Ce ne sono molti. Dai leader per le battaglie sui diritti civili agli statisti che hanno prodotto svolte nella storia dell’umanità attivando, in diverse epoche storiche, processi democratici. Poi c’è Marco, che ho avuto il privilegio di conoscere e seguire, un visionario pragmatico che ha segnato passaggi storici e che ha prodotto tanto pensiero.

8) Ci sono delle esperienze nella sua formazione, nel suo lavoro, nella sua vita (anche politica) che considera propedeutiche o comunque importanti per svolgere nel migliore dei modi il mandato per cui si candida?

Sicuramente il mio percorso poliedrico di formazione, di lavoro e politico mi permettono di leggere e dialogare con mondi molto diversi e mi consentono ampiezza di visione e trasversalità ai temi e alle relazioni. La mia esperienza degli ultimi 4 anni in Segreteria di Stato ha sviluppato competenze specifiche, le esperienze di relazioni internazionali, sia in ambito professionale, sia in ambito di ONG, sia in ambito istituzionale credo siano apprezzabili.

9) Ci sono momenti in cui si sente orgoglioso del suo Paese? Quando l’ultima volta?

Si certo, in tutti i momenti in cui riesce a fare scatti di generosità e gioco di squadra. Dovrebbe accadere più spesso nelle istituzioni, accade ogni giorni nella vita quotidiana.

10) Quali sono gli aspetti del suo carattere che ritiene maggiormente importanti per fare politica?

Capacità di analisi, di visione e determinazione.

11) Quando è nata nella sua vita l’aspirazione all’impegno politico con lo spirito di servizio per la nostra Repubblica? É giunta legata a un fatto scatenante particolare o si è costruita gradualmente nel tempo?

Ho sempre avuto una spinta ad interessarmi ai temi collettivi. La politica è un’attività nobile se fatta con spirito di dedizione e responsabilità.

12) Nella sua vita privata, anche passata, ci sono delle passioni (sport, hobbies, interessi) che ha coltivato e che hanno lasciato il segno dentro di lei? Se si, quali insegnamenti ne ha ricavato?

Certo. Lo sport mi ha insegnato il sacrificio e la costanza, l’arte mi ha insegnato la ricerca del bello quale fattore qualitativo di vita e apertura mentale, il volontariato mi ha insegnato ad attribuire i valori.

13) Con la preferenza unica crediamo che gli elettori valuteranno la competenza, le capacità del candidato, le sue motivazioni e l’entusiasmo. Cosa può dire a proposito riguardo le sue?

Mi piace ideare progetti e vedere la loro concretizzazione, sono stata educata all’assunzione di responsabilità. Nell’approcciarmi ai temi mi baso su riferimenti oggettivi e agisco in base a principi e obiettivi generali.

7 novembre 2016
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