Emilia Romagna

Choc Bredamenarinibus, 46 licenziamenti. Fiom su tutte le furie

bredamenarini

BOLOGNA – Doccia fredda, anzi gelata, per i lavoratori dell’ex Bredamenarinibus di Bologna, inglobata nel progetto Industria italiana autobus: l’azienda ha comunicato l’avvio della procedura di mobilità, dunque di licenziamento collettivo, per un numero compreso tra 42 e 46 addetti sui 184. Ne dà notizia una nota della Rsu, in cui si definisce “inaccettabile ciò che sta accadendo nell’attuazione del piano di reindustrializzazione e rilancio dello stabilimento”. L’annuncio da parte dell’azienda (risalente a ieri) arriva a sorpresa, visto che nell’ultimo incontro al ministero dello Sviluppo economico era “stata descritta una situazione di tranquillità lavorativa- ricorda la Rsu- che garantiva la saturazione degli organici attraverso la costruzione di 220 veicoli certi di contratti e a portafoglio ordini 2016”.

Oggi, però, “le cose non sembrano funzionare come promesso”, scrivono i delegati, visto che un quarto dei dipendenti rischia di andare a casa e questo avverrebbe “coinvolgendo professionalità strategiche per il futuro aziendale”. Per questo ieri pomeriggio la Rsu ha “convocato immediatamente i lavoratori in assemblea con sciopero, informandoli dell’accaduto- si riferisce nella nota- e condividendo un percorso di iniziative di lotta da attuare nell’immediato per cercare di contrastare le azioni messe in campo dall’azienda”. La situazione a questo punto ha “raggiunto il massimo livello di allarme sotto il profilo produttivo ed occupazionale, pertanto- scrivono i delegati- chiediamo con estrema urgenza un incontro alle istituzioni locali per il ritiro della procedura di mobilità e il rispetto dell’accordo sottoscritto in sede ministeriale”. Se questo non accadrà “in tempi rapidi”, la Rsu “non esclude azioni di mobilitazione sotto la sede della Regione Emilia-Romagna”.

Bruno Papignani

B. Papignani

Una fortissima preoccupazione, intanto, è espressa da Bruno Papignani ed Alberto Monti, rispettivamente segretario regionale e bolognese della Fiom: “Di questo passo la Bredamenarinibus è destinata a scomparire”, affermano in una nota congiunta. “Ci sono degli accordi precisi sottoscritti al Mise che portano la firma del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, che abbiamo incontrato anche recentemente- ricordano Papignami e Monti- e la firma del Comune di Bologna e della Regione Emilia Romagna”. Accordi che “non sono mai stati applicati e oggi vengono stravolti in funzione di una guerra fra gli stabilimenti di Valle Ufita e Bologna- ipotizza la Fiom- che porterà solo a mettere fine all’esperienza mai iniziata di Industria italiana autobus”. Le intese prevedono che i bus urbani siano costruiti e progettati interamente a Bologna mentre a Valle Ufita, nell’avellinese, “devono essere destinati prodotti che diano occupazione e stabilità. Pare che oggi- scrivono i due segretari- si voglia agire diversamente cambiando le carte in tavola, con il consenso del Governo e con un ruolo di Finmeccanica da ‘Ponzio Pilato’, pur essendo in Bredamenarinibus un azionista importante con funzioni di garante”.

Per la Fiom, invece che licenziare l’azienda dovrebbe assumere una cinquantina di figure operaie da qualificare, per svolgere il lavoro che c’è e che viene delocalizzato all’estero alla Karsan”, così da “dare stabilità futura”. Come sindacato “guardiamo con grande attenzione ai due stabilimenti e non ci stiamo al gioco della contrapposizione per un tozzo di pane”, avvertono Papignani e Monti, spiegando di aver già chiesto un incontro con il Governo e con la Regione, con l’auspicio che questo venga accordato “nel giro di qualche giorno”.

7 maggio 2016
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