Roma, la sentenza sconfessa il Comune sulla preferenziale di via di Portonaccio

Associazioni e comitati pronti a chiedere il risarcimento: "Quelle multe vanno annullate"
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ROMA – Con la sentenza numero 4587/2019 del 28 febbraio scorso il giudice del Tribunale Ordinario di Roma ha rigettato l’appello presentato da Roma Capitale contro gli automobilisti che avevano fatto ricorso per le multe spiccate sulla corsia preferenziale di via di Portonaccio, nell’estate del 2017. Una corsia divenuta la più famosa d’Italia per aver prodotto circa 400mila verbali, quando venne posto un occhio elettronico a guardia della carreggiata che collega Casal Bertone con la stazione Tiburtina. Una telecamera che venne ripristinata dall’oggi al domani senza un’adeguata segnalazione e che in breve tempo divenne una trappola per migliaia di automobilisti che si videro recapitare a casa, in alcuni casi, anche 30 o 40 multe per volta. Qualcuno fece ricorso al Prefetto, in molti invece fecero ricorso al Giudice di Pace lamentando una evidente scarsità di segnalazione della preferenziale e in tanti vinsero. Ma il Campidoglio, non contento, fece ricorso e nei giorni scorsi è arrivato il verdetto relativo ai verbali di tre automobilisti, che ora è destinato a far rumore. “Lo scorso 28 febbraio- hanno spiegato gli Avvocati Simona Testa e Alessandra Grici in una conferenza nella sede dell’associazione Codici- è stata emessa una sentenza che rappresenta uno spartiacque nella vicenda”. In pratica, grazie a una superperizia di un consulente tecnico non di parte, è stato stabilito che “se la segnaletica orizzontale e verticale fosse stata più visibile, di più chiara e di univoca comprensione invece che incerta e contraddittoria, si sarebbe potuto evitare il passaggio degli automobilisti sul tratto di via di Portonaccio, dove è presente la corsia preferenziale. Parte della segnaletica verticale, inoltre, era presente anche prima dell’attivazione della corsia preferenziale e così i cittadini che si trovavano a transitare lì in buona fede sono stati indotti in errore”. Utili solo in parte i tentativi dell’amministrazione di disinnescare la “trappola” con nuovi segnali e cartelli, installati solo dopo le proteste di cittadini e comitati sommersi nei mesi successivi da verbali e richieste di aiuto. Una toppa dietro l’altra che ha aggiunto ulteriore confusione a una situazione già caotica. Con la sentenza e la superperizia del Tribunale Ordinario di Roma si apre ora una nuova fase per una vicenda scoppiata nel maggio 2017 e che ha raggiunto numeri impressionanti, sia dal punto di vista dell’entità delle sanzioni che del numero di cittadini coinvolti. “A ottobre 2017- ha commentato Luca Cardia, del Comitato Uniamoci contro le multe di via di Portonaccio- eravamo a circa 400mila multe elevate. Considerando che parliamo di sanzioni da circa 100 euro l’una, arriviamo a oltre 40 milioni di euro finiti ingiustamente nelle casse di Roma Capitale. Alla luce di questa sentenza, che certifica come la segnaletica stradale fosse fatta male, chiederemo il conto a Roma Capitale attraverso un’azione risarcitoria su cui stanno lavorando i nostri legali, sostenendo le iniziative che intraprenderà anche l’Associazione Codici. Ci aspettiamo inoltre un’assunzione di responsabilità da parte di chi ha permesso che si creasse una situazione del genere, a partire dal presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefano”. Ancora più dura la presa di posizione dell’Associazione Codici. “La nostra associazione- dichiara l’Avvocato di Codici, Carmine Laurenzano- ha impugnato circa 9mila verbali, con ricorsi al Prefetto e al Giudice di Pace. Abbiamo ottenuto circa il 75% di vittorie. La consulenza tecnica del Tribunale di Roma conferma quanto già emerso di fronte al Giudice di Pace, ovvero che la segnaletica era insufficiente e non è stata ripristinata in maniera corretta”.
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7 Marzo 2019
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