Da Roma la denuncia del liceo Virgilio: “Durante lo sgombero trattati come bestie”

ROMA – Si sono radunati in un bar a piazza della Moretta, a pochi metri dall’ingresso di via Giulia, per denunciare “le violenze se non fisiche, quantomeno psicologiche delle forze dell’ordine” dopo lo sgombero di domenica. I ragazzi del Virgilio, storico liceo classico nel cuore di Roma, si sono sentiti “umiliati e trattati come criminali“.

“Ci siamo sentite bestie da macello”

“Non è stato un semplice intervento ma un’operazione di polizia in piena regola con due camionette blindate e un piede di porco– hanno raccontato durante l’incontro con la stampa-. Gli agenti in tenuta da ‘guerriglia’ si sono presentati all’entrata di scuola poco dopo le sette di mattina e dopo aver spinto il portone, una volta entrati all’interno della scuola, ci hanno portati in cortile. Qui è avvenuta la ‘selezione’, siamo stati divisi in due gruppi, da una parte i maggiorenni, dall’altra i minori. Ci siamo sentite bestie da macello”.

“Molto di noi- ha raccontato Sebastiano, rappresentante del collettivo dello storico liceo romano- tra cui due minori, sono stati bruscamente svegliati direttamente dagli agenti. Ad alcuni è stato impedito di rivestirsi per paura di eventuali ‘fughe’. E’ una cosa ridicola”. E ancora: “Abbiamo sentito molti agenti- ha ricordato una studentessa- parlando tra di loro facevano commenti denigratori su come alcune ragazze erano vestite. Hanno detto che ‘andavamo messe in riga’”.

“Il Viminale si è accanito contro di noi”

Secondo gli studenti i motivi dello sgombero sono chiari: “Questa operazione ha una matrice prettamente politica. Noi ci mobilitiamo contro questo governo, razzista, xenofobo e sessista. Il Viminale quindi si è accanito contro di noi, mettendo fine alla nostra occupazione nonostante avessimo comunicato alla dirigenza scolastica che sarebbe comunque terminata martedì. Oggi la scuola è chiusa, molto probabilmente lo sarà pure domani. Ci sembra evidente quindi che lo sgombero non ha sortito nessun effetto se non quello di aver intimidito e terrorizzato molti ragazzi alcuni dei quali di non più di 14-15 anni”.

Anche i genitori difendono i ragazzi

Tesi confermata anche da una madre presente all’incontro: “Mio figlio ha solo 15 anni– ha detto la donna- è un ragazzo responsabile e con la testa sulle spalle. Dopo ieri è tornato a casa terrorizzato per le intimidazioni fatte dai poliziotti. Mi chiedo quanto sia opportuno utilizzare tutti questi agenti per spaventare questi ragazzi invece che metterli a disposizione in contesti molto più critici e in stato di emergenza”.

Gli studenti hanno ricordato le attività svolte durante la protesta: “Abbiamo organizzato in pochi giorni moltissimi incontri formativi, tavole rotonde e conferenze”. Tra questi, dibattiti con musicisti romani come gli ‘Assalti frontali’ o la ‘Banda bassotti’, un incontro con un ex giornalista del Manifesto testimone diretto sui fatti del G8 di Genova, un dibattito con il comitato per il ‘No’ sul referendum Atac, una mostra fotografica e molto altro. “Hanno organizzato più cose in una settimana questi ragazzi- ha aggiunto ancora la madre dello studente- che l’istituto in un anno”.

Tra questi incontri, tuttavia, ce ne è uno che avrebbe potuto innescare pesanti polemiche: “L’ex brigatista Francesco Piccioni avrebbe dovuto parlarci della sua esperienza. Era solo un’idea- hanno spiegato i ragazzi- non dettata da motivazioni ideologiche ma squisitamente storiche. Nessuno, tanto meno a scuola, ci parla mai di quel periodo”.

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5 novembre 2018
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