VIDEO|Erba (Ire): “La banca del tessuto scheletrico è riferimento per il Lazio”

In occasione del 4 febbraio, in cui si celebra ogni anno la Giornata Mondiale contro il cancro, l'agenzia di stampa Dire ha approfondito il tema insieme al direttore della BMTS dell'IRE, il professor Fabio Erba
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ROMA  –  Ricostruire, innestare e trapiantare tessuti precedentemente conservati è realtà all’istituto Regina Elena di Roma grazie alla banca del tessuto Muscolo scheletrico (BMTS) riferimento non solo regionale ma anche nazionale. Spesso a seguito di un tumore il paziente necessita di un trapianto di tessuto o organo, così in occasione del 4 febbraio, in cui si celebra ogni anno la Giornata Mondiale contro il cancro, l’agenzia di stampa Dire ha approfondito il tema insieme al direttore della BMTS dell’IRE, il professor Fabio Erba.



– Diverse attività come ricostruzione, innesto e impianto in chirurgia ortopedica e non solo, non possono prescindere dalla Banca del tessuto del muscolo scheletrico. A cosa serve e perchè e’ così importante?

“La banca è una struttura sanitaria pubblica ed è di riferimento per la regione Lazio, infatti non esistono banche se non pubbliche perchè, al contrario, si potrebbe essere tacciati di commercio di organi. La banca del Regina Elena è la più a Sud d’Italia poichè la più prossima è quella di Bologna. La banca preleva tessuto sia da vivente che da cadavere, successivamente il ‘materiale’ viene portato qui e messo in quarantena fino a quando le prove microbiologiche ed ematologiche non danno esito negativo per malattie trasmissibili da donatore. Il materiale viene posto all’interno di frigo allarmati e conservati a meno 80 gradi e distribuito entro 5 anni. In caso contrario, se i parametri non sono corrispondenti allo standard richiesto, questo materiale può essere processato o smaltito. La banca è importante sia per la ricostruzione nel campo dell’ortopedia, soprattutto quella oncologica, ma anche nell’ortopedia ‘classica’. Pensiamo a tutte le protesi che devono essere impiantate dove manca il tessuto. Tante richieste provengono anche da chirurghi maxillo-facciali, da odontoiatri soprattutto relativamente ai lavori di impiantistica, ma anche la chirurgia generale. La procedura prevede il prelievo della parte più esterna dei tessuti del quadricipide al contrario di ciò che avviene per le ricostruzioni in gore-tex. Poi riusciamo a soddisfare anche le richieste che provengono dalla neurochirurgia per le stabilizzazioni vertebrali e tutta la microchirurgia per richieste specifiche che possono rivolgerci quando l’equipe preleva tessuti da cadavere. La banca dell’Ire inoltre viene controllata ogni due anni dal Centro nazionale trapianti”.

– Le donazioni possono provenire sia da vivente che da cadavere? E come avviene il prelievo?

“La nostra equipe è attiva h24 e veniamo allertati dai vari ospedali, dal Centro nazionale trapianti e altri enti locali che fanno parte di questa rete trapiantologica e ci avvisano che c’è un donatore a cuore ‘battente’ o ‘non battente’. Per battente mi riferisco a quei pazienti che donano non solo tessuto muscolo scheletrico ma anche altri organi come cuore, fegato, polmoni e reni, oppure da cuore ‘non battente’ ovvero persone decedute. C’è tutto uno screening che riguarda il prelievo per cui i donatori devono essere deceduti o per infarto, emorragia cerebrale o per trauma addominale. L’importante è che il donatore non presenti delle fratture esposte e sia esente da traumi della pelle che potrebbero veicolare alcune infezioni. Naturalmente il prelievo deve svolgersi in ambiente sterile, in sala operatoria. Inoltre, da un punto di vista medico legale l’equipe deve ricostruire, dopo il prelievo, la salma per i parenti che, come ultimo atto d’amore, hanno donato i tessuti del proprio congiunto al fine di consentire ad altre persone la guarigione. Infine da vivente si prelevano le epifesi femorali con osteotomia e il ‘prodotto’ si può processare o distribuire così com’è e utilizzare dunque per la ricostruzione”.

– L’equipe da lei diretta e’ multidisciplinare, di quali specialisti si avvale e come è organizzata?

“L’equipe è composta da due medici prelevatori, tre infermieri e da un tecnico di laboratorio il quale confeziona tutto il materiale completamente sterile per poi portarlo all’interno dei frigoriferi”.

– La banca del tessuto può fornire anche altri tipi di servizi oltre quelli che ha enumerato?

“Sì la banca del tessuto muscolo scheletrico fornisce anche un ulteriore servizio di supporto alla neurochirurgia. In caso di trauma cranico prima si procedeva a ‘intascare’, ossia ad inserire nell’addome. Poichè, così come si può immaginare, l’addome è una possibile fonte di infezioni, oggi, ad intervento avvenuto, l’opercolo viene ‘preso’ da un tecnico della banca, spesso un infermiere che si reca sul posto, racchiuso in sacchetti sterili e messo in banca”.

 

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4 Febbraio 2019
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