Europei di calcio, DIRE…tta dal bar: cronaca e commenti dei fanatici del pallone Diego&Pedro/16

di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

La partita di fotbal dell’Italia

Stade de Bordeaux,
Bordeaux
GERMANIA 7 – ITALIA 6 d.c.r.
(1-1 al 120′: 65′ Ozil, 78′ Rig. Bonucci)

Cari lettori che da quasi un mese leggete i miei sproloqui, è mezzanotte passata e sono vostro malgrado costretto a scrivere a caldo. Al netto della blasfemia creativa, al netto delle analisi tecnico-tattiche, la tentazione è quella di lasciare una pagina bianca, uscire in cortile e fumarmi altre cento sigarette.

Fa malissimo. E chi ha messo piede almeno una volta in campo lo sa. Chi ha messo piede almeno una volta in campo non ce la fa a vivere le partite con distacco e nemmeno con il coinvolgimento da tifoso. Chi ha messo piede almeno una volta in campo lo sa perché le partite, queste partite, le vive da giocatore. Pertanto, quanto state leggendo, è scritto da un calciatore che ha appena visto la propria squadra morire e risorgere e poi morire e poi ancora risorgere e infine morire, in 120′ e diciotto calci di rigore. Una squadra brutta, sporca e cattiva che era stata definita giustamente una delle Nazionali italiane più scarse mai palesatesi alla fase finale di un grande torneo. Nemmeno un nome altisonante – se non tra i pali – giusto per puntare sul blasone, sul timore reverenziale, nulla. Un squadra che aveva una sola alternativa: diventarlo. Correre e studiare per non farlo a vuoto, per non farlo a caso. Per non dover rincorrere. Le gambe, la testa. Ma questa squadra ha avuto qualcosa in più. Ho visto Nazionali azzurre sature di fenomeni tornare con la dignità nel sacco insieme alle pive. Ho visto Nazionali azzurre semplici selezioni di grandi nomi. Ma questa Nazionale è stata squadra come soltanto altre due: quella dell”82 e quella del 2006. Senza però Paolo Rossi, Scirea e Bruno Conti. Senza però Cannavaro, Pirlo, Totti, Toni e Del Piero. Allora significa che lo è stata di più. E’ riuscita a diventare, partita dopo partita, la nostra squadra del cuore, facendoci scordare quale fosse quella vera. Io milanista a urlare “Ti amo Chiello” oppure “Grande mister”. Ad Antonio Conte, io.

Solo retorica e animos pugnandi? Nemmeno per sogno. Questa squadra ha giocato da dio. Ha vinto il girone come prima classificata con un turno di anticipo surclassando il Belgio dei fenomeni. Ha asfaltato la Spagna campione d’Europa in carica. Ha tenuto testa fino al diciottesimo calcio di rigore contro la squadra più forte del mondo. Saldandosi sempre più a ogni minuto passato insieme.

Un gruppo di operai specializzati ben istruiti da un grande capo cantiere, un palazzo te lo tirano su in un amen. E te lo tirano su perfetto, solido, indistruttibile. Una squadra di “archi-star” con la sciarpetta e il maglioncino di cachemir, difficilmente ce la farebbe. Anzi, non ce la farebbe.

Ma la cosa che mi ha lasciato basito è che quel palazzo, più mi allontano e lo osservo, è anche bellissimo.

I rigori non sono fortuna. I rigori occorre saperli calciare con tecnica e soprattutto freddezza che sono due qualità. Lì sono stati meno scarsi di noi. Ma solo lì. I campioni del mondo. Scusate se è poco.

Al termine della partita mi ha colpito l’intervista di Barzagli, un ragazzo che stimo, un calciatore che adoro. Ha detto, in lacrime, oneste, contagiose: “Di questa squadra non rimarrà niente nella memoria perché abbiamo perso. Tutto il lavoro che abbiamo compiuto non è servito a nulla. Nessuno si ricorderà di noi“. Come a dire, non essendo fuoriclasse, l’unico modo per scolpirci nella mente della gente era vincere l’Europeo. La capisco questa amarezza tutt’altro che impulsiva, ma lasciati dire una cosa, vecchio Barza, mio unico coetaneo di questa squadra: hai torto marcio, amico.

Chi fra tanti anni penserà ai ragazzi del 2016, si ricorderà di un gruppo di uomini veri che in campo sputarono l’anima, guidati da un vecchio capitano e da un condottiero per il quale avrebbero anche dato la vita, per il quale sputarono il sangue. Ricorderà i miracoli di Buffon su Pique e Gomez. Il muro invalicabile Barzaglibonuccichiellini. I chilometri di Giaccherini e Florenzi. Le chiusure di Parolo. La serpentina di Eder alla Svezia. La rinascita di De Sciglio. Le spallate di Pellè. Le esultanze sfrenate di Conte.

Ma più che le vostre facce, sono certo ricorderà nitidamente l’emozione di quei torridi giorni tra giugno e luglio. La gratitudine. Il senso di appartenenza.

Poi gonfierà il petto, stringerà gli occhi e dirà: sono orgoglioso di aver fatto parte anch’io di quella squadra.

Ecco perché, al posto del consueto pagellone, preferisco elencarvi uno ad uno. Perché i voti non servono quando l’unica cosa che vorrei è abbracciarvi forte.

Come si fa con dei compagni di squadra.

Come si fa con degli amici.

azzurri_euro161- BUFFON
15- BARZAGLI
19- BONUCCI
3- CHIELLINI
6- FLORENZI
18- PAROLO
16- DE ROSSI
23- GIACCHERINI
4- DE SCIGLIO
9- PELLE’
17- EDER

6- CANDREVA
4- DARMIAN
20- INSIGNE
14- STURARO
10- T. MOTTA
7- ZAZA
5- OGBONNA
21- BERNARDESCHI
22- EL SHAARAWY
11- IMMOBILE
12- SIRIGU
13- MARCHETTI

ALLENATORE: ANTONIO CONTE.

3 Lug 2016
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