La storia di Georgiana: "In Danimarca studio gratis, ho creduto nel mio sogno" - DIRE.it

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La storia di Georgiana: “In Danimarca studio gratis, ho creduto nel mio sogno”

ROMA – La Danimarca: terra dei vichinghi, nota come il regno della pioggia e del vento. E’ il secondo paese più felice al mondo, “e io posso confermarlo“. Georgiana Rusu, una ragazza di 24 anni originaria della provincia di Monza e Brianza, racconta all’agenzia DIRE la sua esperienza a Horsens, una cittadina sul mare, dove vive da circa un anno. Una località “piccola e tranquilla”, ma che ospita il Via University College, “l’ateneo con il campus più grande della Danimarca“. Qui studia marketing, un settore che le piace a in cui spera di trovare lavoro in futuro. Si mantiene grazie a un lavoro part-time, che le dà diritto a un sussidio statale di 800 euro. E a volte la sera una birra con qualche professore, ma guai a chiamarli così: “devi usare il nome proprio! Mentre terminavo le superiori sono venuta a sapere che la Danimarca offre agli stranieri un’istruzione completamente gratuita e in inglese. Fu allora che decisi di partire”. Georgiana è nata a Bucarest, e si è trasferita in Italia a 13 anni. Una ragazza con la testa sulle spalle, che una volta diplomata ha temuto di non avere più possibilità in Italia, dove “la crisi economica del 2008 ha spazzato via tutto”. Frequentare almeno l’università? “Ho provato, mi sono iscritta a mediazione linguistica alla statale di Milano, ma dopo un anno ho mollato. Il corso era organizzato male, non mi piacevano né le materie né l’atteggiamento dei professori, in generale un po’ arrogante”. Quindi la decisione di partire: “Ci ho messo oltre un anno a preparare i documenti e mettere i soldi da parte– racconta-. Ho lavorato anche in un padiglione dell’Expo. Anche se in Danimarca l’università è gratuita, l’alloggio non lo è: i prezzi variano dai 400 agli 800 euro per una stanza, dipende dalla città nella quale si decide di studiare”.

Georgiana spiega che Copenaghen è la più costosa seguita da Arhus, Alborg e Odense. Nelle altre i costi sono più contenuti. Nei campus universitari invece un alloggio costa intorno ai 500 euro. “Il metodo migliore- il suo suggerimento- è quello di iscriversi a dei gruppi di annunci e richieste su Facebook: è stato così che ho trovato una stanza dopo due settimane dal mio arrivo”. Quindi, la necessità di trovare un piccolo impiego part-time: “Oggi lavoro come country manager da Trendhim, un’azienda molto dinamica e che impiega già una cinquantina di studenti stranieri – di ben 18 nazionalità diverse – e ne sta cercando altri”. Di cosa ti occupi? “Di ottimizzazione della pagina web in italiano e sono anche un mediatore con il mercato italiano. Sono stata molto fortunata: lavoro esclusivamente in italiano e in un ufficio. La maggior parte dei miei coetanei fa l’operaio in fabbrica, il magazziniere, oppure consegna giornali”. E l’università? “E’ molto meglio di quanto mi aspettassi- risponde entusiasta-. Le classi non superano i 45-50 studenti, perciò si respira l’atmosfera del liceo. Ogni studente ha una sua pagina web personale dove ha accesso a tutte le informazioni riguardanti il suo percorso. L’orario dei corsi viene stabilito all’inizio del semestre. Si predilige il lavoro di gruppo, metodo che viene adottato anche durante gli esami. Le nozioni studiate vengono applicate su casi reali, e questo velocizza l’apprendimento perché hai subito modo di confrontarti con problemi veri. L’approccio con i professori poi è molto informale: prestano grande attenzione al punto di vista e alle idee dello studente”.

Questo è l’aspetto che ha colpito Georgiana più positivamente: “I docenti non vogliono essere chiamati ‘professori’, bensì si fanno chiamare per nome. A lezione ci incoraggiano tutto il tempo a fare domande e a dare la nostra opinione perché, come ci dicono sempre, ‘non esistono risposte stupide o sbagliate ma tanti punti di vista diversi’, coi quali si può essere o meno d’accordo. L’approccio agli argomenti inoltre è basato sulla pratica: questo semestre ad esempio- prosegue Georgiana- abbiamo studiato il funzionamento della catena di montaggio e la sua evoluzione ed efficacia negli anni. Per farlo, abbiamo riprodotto le catene usando i mattoncini Lego, i cronometri e ricoprendo a turno i diversi i ruoli dei ‘reparti’. E’ stato divertente ma soprattutto efficace. Infine, con gli insegnanti si può uscire anche a bere una birra, per scherzare o parlare di università e progetti futuri”. Ma le sorprese non sono finite: “In Danimarca le università sono aperte 24 ore su 24, l’accesso è consentito tramite un badge personale. La maggior parte ospita un anche un asilo nido”.

Cosa suggerisci ai tuoi coetanei che vorrebbero tentare questa strada? “Prima di tutto, informarsi: sul sito www.optagelse.dk possono trovare tutte le indicazioni sui corsi e gli atenei del Paese, e poi possono presentare la domanda di iscrizione online. L’ammissione viene comunicata a luglio. Io ho avuto la fortuna di essere ammessa proprio all’università che avevo scelto. Poi è importante trovare un lavoretto: grazie al mio, ho diritto a un sussidio da parte dello stato danese dal valore di 800 euro lordi mensili”. Oggi la vita di Georgiana è impegnativa ma soddisfacente: “Divido le mie giornate tra lavoro, università e corsi di danese, e mi ritengo fortunata perché il mio sogno si è avverato, anche se con tre anni di ritardo. Ma quello che ho imparato dopo quel periodo di incertezza, è che bisogna capire ciò che si desidera fare veramente, e anche se il cammino sembra pieno di ostacoli, bisogna essere testardi e non mollare. Vorrei che tutti i giovani non smettessero di lottare per i propri sogni”. Resterai in Danimarca per sempre? “Non lo so, ma spero di trovare un lavoro che i permetta di viaggiare”, conclude.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

3 giugno 2017
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