"Io ti ammazzo": la Mobile di Reggio Emilia evita un femminicidio - DIRE.it

Emilia Romagna

“Io ti ammazzo”: la Mobile di Reggio Emilia evita un femminicidio

BOLOGNA – “Io a te ti ammazzo”. “Io a te ti uccido”. Parole agghiaccianti, soprattutto perché pronunciate da un ventunenne all’indirizzo della fidanzata, madre di suo figlio.

Il ragazzo è stato fermato dalla Mobile di Reggio Emilia prima che potesse passare dalle minacce alle vie di fatto. E’ accaduto giovedì, quando i poliziotti hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico del giovane dopo l’acquisizione di una serie di intercettazioni che ne hanno evidenziato la pericolosità.

Il ventunenne, A.M., ce l’aveva con tutti: con sua madre, aggredita e offesa per aver tentato di convincerlo a cambiare atteggiamento, con la madre della fidanzata, la cui colpa è stata quella di cercare di proteggere la figlia, con la madre del suo piccolo, che, scrive la Mobile, “ha negato l’evidenza, anche i segni sul proprio corpo frutto della violenta relazione”.

In occasione del primo compleanno del figlioletto l’arrestato dà in escandescenza: urla, spintona un educatore, sputa contro la macchina che conduce la ragazza al sicuro, nella comunità dove il piccolo è affidato ai servizi sociali. Eppure, nonostante l’emissione nei suoi confronti di due misure cautelari di divieto di avvicinamento, il ragazzo non si ferma.

L’avvio delle intercettazioni ha fatto emergere un quadro inquietante: le minacce alla fidanzata, ascoltate e trascritte dagli investigatori della Squadra Mobile, si velavano particolarmente numerose ed esplicite: “Il prossimo sgarro che mi fai io ti gonfio la faccia”, “stasera vado da tua madre e gli levo la testa dal collo, tu non la rivedi più”.

Senza freni, il giovane sfogava la propria rabbia su altre persone: passava a minacciare gli assistenti sociali, le psicologhe, la madre, la ‘suocera’. A questo punto l’intervento delle Forze dell’ordine non era rimandabile ed il ragazzo è stato arrestato. “La speranza, ora, è che l’arrestato possa intraprendere un percorso rieducativo e che la vittima comprenda, finalmente, che merita di essere trattata con dignità e rispetto“, auspica la Questura di Reggio.

2 dicembre 2017
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