R.D. del Congo, Msf: “Stupri come arma di guerra, 2.600 casi solo a Kananga”

ROMA – Circa 2.600 vittime di abusi e violenze sessuali sono state assistite da Medici senza frontiere (Msf) nell’ultimo anno e mezzo in una città della Repubblica democratica del Congo.

A rivelarlo è stata la stessa ong, che ha denunciato come gli stupri continuino a essere utilizzati come arma di guerra.

In un rapporto, pubblicato questa settimana, Medici senza frontiere ha diffuso anche testimonianze delle vittime. Le violenze si sono verificate nella città di Kananga, nel Kasai, regione del Congo meridionale dal 2016 ostaggio di un conflitto armato.

Secondo Msf, oltre 150 vittime avevano meno di 15 anni di età e 20 non avevano ancora compiuto i cinque anni. Le Nazioni Unite hanno riferito che a compiere gli abusi sarebbero stati militari delle forze di sicurezza e dell’esercito, ribelli del gruppo Kamuina Nsapu e miliziani filo-governativi delle unità Banu Mura.

2 novembre 2018
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