Crollano i prezzi nelle campagne italiane: è allarme deflazione nei campi

Così la Coldiretti da un’analisi in occasione dei dati Istat sull’inflazione a marzo, sulla base dei dati Ismea
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Campagna

ROMA – Crollano i prezzi nelle campagne italiane, dal -30% per il grano duro al -31% dei pomodori in serra fino al -41% per le arance, rispetto all’anno scorso, ma la situazione è precipitata anche nelle stalle italiane con i compensi agli allevatori che non coprono più neanche i costi dell’alimentazione del bestiame. Così la Coldiretti da un’analisi in occasione dei dati Istat sull’inflazione a marzo, sulla base dei dati Ismea. Se sullo scaffale per i consumatori i prezzi sono solo in leggera flessione o praticamente stabili, nelle campagne la situazione è drammatica con il crollo delle quotazioni su livelli insostenibili. Anticipo dei calendari di maturazione, accavallamento dei raccolti, varietà tardive diventate precoci, con eccesso di offerta prima e crollo della disponibilità poi, sono solo alcuni degli effetti dell’andamento climatico anomalo sulle coltivazioni che subiscono anche la pressione delle distorsioni di filiera e dal flusso delle importazioni, determinate dall’accordi agevolati. E’ il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi. L’accordo con il Marocco è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera.

Ma a pesare sono anche gli effetti dell’embargo russo che ha azzerato completamente le esportazioni di ortofrutta, formaggi, carni e salumi Made in Italy ma ha anche provocato una devastante turbativa sui mercati agricoli europei che ha messo in crisi decine di migliaia di aziende agricole. Una situazione che ha aggravato la situazione delle stalle italiane che ad un anno esatto dalla fine delle quote, che coincide con la scadenza dei contratti, sono costrette a scatenare una nuova guerra del latte con migliaia di allevatori della Coldiretti che con trattori e mucche al seguito, lasciano le campagne per difendere il lavoro, gli animali, le stalle, i prati ed i pascoli custoditi da generazioni.

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