Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Migranti, sempre più nel mondo: In Italia sono 5,5 milioni

Dossier immigrazione, nel 2015 sono 244 milioni i migranti di cui oltre 65 milioni quelle forzate
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

viaggio_emigrazione01ROMA – Sono 5 milioni e mezzo i cittadini stranieri presenti in Italia tra residenti registrati dall’Istat (5.026.153 cittadini stranieri residenti) e soggiornanti non ancora iscritti all’anagrafe. E’ questa l’ultima stima fornita dal Dossier Statistico Immigrazione riferita al 2015 presentato oggi da Idos, con l’aiuto della rivista interreligiosa “Confronti”, di esperti di diverse altre organizzazioni e, per il secondo anno, del sostegno del Fondo Otto per Mille delle Chiese metodiste e valdesi. Lo scenario delineato dal dossier parla di un numero crescente di migranti in tutto il mondo. In Italia, l’apporto dei 5 milioni e mezzo di cittadini stranieri e’ controbilanciato da un’emorragia di cittadini italiani verso l’estero: nel 2015 il dato ha raggiunto quota 5,2 milioni con un incremento di ben 200 mila unita’ soltanto durante lo scorso anno. Tra i cittadini stranieri presenti in Italia, invece, sono più di un milione quelli che hanno acquisito la cittadinanza, con un recente incremento di donne.

A livello mondiale, i numeri delle migrazioni hanno ordini di grandezza diversi: nel 2015 sono 244 milioni le persone che hanno lasciato la propria terra. Tra loro, i migranti forzati sono ben 65,3 milioni tra richiedenti asilo, rifugiati e profughi. Un picco mai raggiunto in precedenza, spiega il rapporto, con 21,3 milioni di rifugiati e 3,2 milioni di richiedenti asilo in attesa di una decisione sulla loro domanda. “Nelle attuali situazioni questi flussi sono in larga misura ineliminabili – spiega il dossier – perché, allo strascico lasciato dal passato coloniale, si aggiungono pesanti fattori strutturali: guerre, scontri politici interni, autoritarismi dei dirigenti locali, corruzione e condizionamenti dall’esterno, dissesti finanziari, disastri naturali e persecuzioni di varia natura. I paesi di origine hanno in parte bisogno della valvola dell’emigrazione, anche perché lo slogan ‘aiutiamoli a casa loro’, un ottimo proposito, resta non realizzato. Serve, dunque, una visione più globale nel mondo della politica, come anche in quello culturale, sociale e religioso”.

Ad avere un peso significativo sul totale dei numeri raccolti nel dossier, quelli relativi ai migranti che hanno dovuto lasciare la Siria. Su 23 milioni di
abitanti, spiega il dossier, sono 250 mila i morti dal 2011 e milioni le persone che hanno abbandonato il paese. Sono 2,5 milioni i siriani che si trovano in Turchia e oltre 1 milione quelli in Libano. Nel solo 2015, inoltre, la Germania ne ha accolto un milione. Siriani che nel 2015 rappresentano la meta’ (49 per cento) di quelli che sono riusciti a sbarcare sulle coste meridionali europee. Complessivamente, nel 2015, gli sbarchi hanno riguardato più di un milione di persone, di cui 850 mila in Grecia e 150 mila in Italia. Nel corso del 2016, pur a fronte di una significativa diminuzione degli arrivi via mare (poco più di 270mila nel mese di agosto, per effetto del discusso accordo Ue-Turchia), e’ cresciuto il numero di decessi (3.168), portando a un livello di estrema pericolosita’ la rotta del Mediterraneo centrale.

migranti_libia3

Ad andare in crisi, in questi mesi, e’ stata proprio l’accoglienza da parte dell’Unione europea, spiega il dossier. “Sono venute a mancare sia la disponibilità volontaria a ripartire gli oneri dell’accoglienza in maniera solidale tramite le operazioni di relocation – spiega il rapporto -, sia una base condivisa per modificare la normativa in vigore, rivelatasi del tutto inadeguata”. La “relocation” di 160 mila richiedenti asilo in altri Stati membri per alleggerire il peso gravante su Grecia, Ungheria e Italia prevista dall’Agenda Europea sulle migrazioni adottata proprio nel 2015 non ha funzionato: secondo il rapporto dall’Italia e’ stato possibile effettuare poco piu’ di un migliaio di trasferimenti.

A fronte di questo insuccesso, pero’, ci sono anche esperienze positive che non vanno trascurate, come quella dei corridoi umanitari, come dimostrato dall’iniziativa a favore di 1.000 siriani realizzata, in accordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dalla Chiesa Valdese e dalla Comunita’ di S. Egidio.

Le migrazioni forzate, pero’, secondo gli studiosi, rappresentano una quota ridotta rispetto ai cosiddetti “migranti dimenticati”, cioe’ gli stanziali. Tra loro, notevole e’ il sostegno ai paesi di origine evidenziato dalle rimesse che dopo gli anni della crisi sta conoscendo una stabilizzazione. “Ai paesi in via di sviluppo nel 2015 sono pervenuti 431,6 miliardi di dollari – spiega il dossier -, mentre 150 miliardi di dollari sono stati inviati verso i paesi a sviluppo avanzato. Nello stesso anno le rimesse dall’Ue verso i paesi terzi sono state pari a 30,3 miliardi di euro, di cui 9,4 dalla sola Francia. La Banca Mondiale stima che nel 2050 il flusso globale arriverà a 650 miliardi di dollari“. In Italia, il picco delle rimesse si e’ registrato nel 2011, con 7,4 miliardi di euro. Nel 2015 si e’ scesi a 5,3 miliardi. Consistente la diminuzione del flusso monetario verso la Cina (da 2,6 miliardi di euro nel 2011 a 0,6 miliardi nel 2015), che prima non si limitava alle transazioni individuali e includeva anche quelle commerciali.

(www.redattoresociale.it)

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»