Come sopravvivere alla lunga notte della Luna

L'Agenzia spaziale europea studia un nuovo metodo per immagazzinare calore in vista delle future spedizioni umane
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ROMA  – Sono quattordici i giorni in cui la Luna è avvolta dal buio. Quattordici giorni dura la sua lunga notte, in cui le temperature si abbassano fino a raggiungere i 170 gradi sotto zero. Una temperatura impossibile per le macchine e per l’Uomo. In vista delle missioni del futuro e anche della possibilità di inviare di nuovo astronauti sul nostro satellite per un lungo periodo, l’Agenzia spaziale europea studia un nuovo metodo per immagazzinare calore.


In passato, il gelo è stato fatale più volte. Un esempio è il rover Lunochod-2, che si spense in una fredda notte di gennaio del 1973, quando il suo sistema di riscaldamento radioattivo gradualmente andò fuori uso dopo appena quattro mesi di lavoro. Le missioni Apollo, invece, dotate di equipaggio, permettevano agli astronauti di calcare il suolo lunare solo per un periodo di tempo limitato a pochi giorni, e sempre, naturalmente, durante la fase diurna. Da adesso in poi, però, l’impostazione è da cambiare: la Luna va resa abitabile anche durante la sua gelida notte.

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Finora il mezzo preferito per il riscaldamento era l’energia radioattiva, ma il suo costo è stato giudicato troppo elevato, senza contare le difficoltà di spedizione. Dunque, va percorsa un’altra strada.

Pensando alla costruzione di una base lunare permanente, riparata dalle radiazioni, il problema da risolvere resta il modo in cui l’equipaggio possa essere tenuto al caldo durante la notte, in una situazione confortevole. Sono due gli approcci seguiti, entrambi basati sulla massa termica, la capacità del suolo lunare di assorbire e immagazzinare energia ricevuta dalla luce del Sole.

Un’ipotesi coinvolge un intricato sistema di riflettori che potrebbe fornire il calore necessario ai rover, ma non sarebbe in grado di provvedere calore sufficiente per una base lunare.

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Una soluzione modulare prevederebbe invece un sistema di scambio di calore costituito da numerosi specchi, con un motore termico e dei tubi adeguati. L’idea è quella di sfruttare le capacità di assorbimento delle polveri lunari, le quali sono in grado di immagazzinare energia quando vengono colpite dalla luce solare, per poi rilasciare calore durante la notte. Durante il giorno il motore termico potrebbe funzionare direttamente grazie alla luce del Sole, mentre, contemporaneamente, potrebbe accumulare il calore in eccesso. Durante la notte, il motore continuerebbe ad essere attivo e funzionante grazie all’energia rilasciata dalle polveri.

Le due tecnologie in esame vanno ora sperimentate. Si passerà alla fase delle simulazioni fino ad ottenere un prototipo che possa confermare, tramite test, le intuizioni della fase teorica.

di Antonella Salini, giornalista professionista

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