‘Still not asking for it’, la campagna contro la violenza sulle donne: “Punire gli stupratori, non le vittime”

L'obiettivo della campagna è smettere di "giustificare violenza e volgarità facili" e instillare "l'idea che una ragazza, se lo desidera, sceglierà da sé con chi fare sesso e come farlo"
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ROMA   –  No allo stupro. No alla violenza. No alle volgarità contro le donne. Le donne, inspiegabilmente ancora accusate di ‘essersela cercata’ in caso di molestie o violenze sessuali, stanno dando vita alla campagna “still not asking for it”: nata su un blog, raccoglie le foto di decine di donne in abiti succinti o seminude. Con un messaggio chiaro: questo non significa disponibilità sessuale. Se “sei una tale bestia da credere che un top scollato sia un invito a violentarci, se bacchetti una tua amica che ama valorizzarsi- si legge sul blog-, se sei capace di non provare pietà per chi non riesce a ribellarsi a situazioni di violenza e retaggio di culture maschiliste, rifletti su questo”.

L’obiettivo della campagna è smettere di “giustificare violenza e volgarità facili” e instillare “l’idea che una ragazza, se lo desidera, sceglierà da sé con chi fare sesso e come farlo“.

Alla base della provocazione c’è una forte critica a un’educazione tradizionale che colpevolizza le donne e assolve gli uomini. Un esempio? Insegnano insistentemente alle ragazze a non lasciare incustodito un drink nei locali, ma nessuno insegna ai ragazzi a non versarci dentro sostanze stupefacenti. Un altro esempio? Le ragazze sanno che è considerato più efficace dare un numero di telefono sbagliato a un uomo che si vuole rifiutare, anziché dire semplicemente “no, grazie”. Perché l’uomo non lo recepisce come un rifiuto. Bisogna condannare gli stupratori, non le vittime, è il messaggio ultimo della campagna.

 Ecco alcuni scatti inviati per  “still not asking for it”

 

 

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