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Zaia: “Il Veneto non è da ‘rosso scuro’, i dati sono fuorvianti”

luca zaia
Secondo il presidente della Regione, la nuova colorazione ipotizzata dall'Unione Europea "parte dalla considerazione che i dati italiani siano uniformi", ma "non si possono mettere a confronto regioni che fanno tanti tamponi e altre che non ne fanno"
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VENEZIA – Probabilmente l’Ecdc (European centre for disease prevention and control), nel porre Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Bolzano in una sorta di fascia rosso scuro, “parte dalla considerazione che i dati italiani siano uniformi“. Ma “questo è un errore di fondo che porta a dati fuorvianti”. Lo afferma il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, tornando a ribadire che “il numero di positivi a settimana su 100.000 abitanti dipende dalle positività che si trovano facendo tamponi. Basta applicare la proprietà transitiva, ma anche stavolta non è stato fatto, secondo la quale chi fa tanti tamponi trova tanti positivi, chi ne fa meno, ne trova meno. In Veneto arriviamo a farne 60-65.000 al giorno, in altre Regioni se ne fanno magari un decimo. È quindi ovvio che non si possono mettere a confronto Regioni che fanno tanti tamponi e altre che non ne fanno”. Insomma, va sottolineato che il Veneto ha sempre avuto “una percentuale di positivi sui tamponi eseguiti giornalmente non superiore all’8%, e in questi ultimi 20 giorni tale percentuale si è attestata tra il 2% e il 4%”, conclude Zaia. “Tutti, a ogni livello, devono parlare sulla base di dati omogenei, perché altrimenti, come in questo caso, scaturiscono dati fuorvianti, che non c’entrano assolutamente niente con la realtà. Le rilevazioni del Veneto, peraltro, parlano chiaro in questo senso, con 201 casi su 100.000 su base settimanale”.

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