Lo psicologo: “Il fantamorto è l’emblema dell’imbecillità che prolifera”

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Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), avverte sulle conseguenze di questo tipo di giochi: "Il danno è reale oltre che morale, sono persone vere che devono morire o ammalarsi". E fa un appello a Sandra Zampa perché il governo faccia qualcosa in merito
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ROMA – “L’imbecillità continua, prolifera e non smette mai”. Definisce così il ‘fantamorto’ Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), commentando il gioco che fa gareggiare i ragazzini con “squadre composte ciascuna da 10 persone famose che potrebbero morire o ammalarsi. La gioia di vedere la propria squadra cedere ai problemi della vita- continua lo psicologo- arriva al punto tale che se per caso la persona si salvasse, o le dovessero salvare la vita, i giocatori perderebbero dei punti”.

Castelbianco è chiaro: “Il danno è reale oltre che morale, sono persone e non nomi di fantasia- sottolinea- persone reali che devono morire o ammalarsi. È proprio il male a oltranza ed è ancora più stupido pensare che ci sia un regolamento per impedire di aiutare la fortuna: non bisogna far ammalare le persone o ammazzarle per poter vincere. Questo è l’emblema dell’imbecillità“.

Per lo psicoterapeuta “spingere dei ragazzi, minori o anche più adulti, a partecipare a questi giochi che prevedano che la morte o la malattia sia un bene è allucinante. Non dobbiamo mai stupirci della stupidaggine degli adulti ma questo caso ne è l’esempio più eclatante. Mi appello alla sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, e ai garanti dell’Infanzia- aggiunge il direttore IdO- bisogna fare qualcosa, perché non possiamo pensare che vi sia una linea horror che continui a danno sia di terzi che degli stessi bambini. Non è accettabile, o almeno smettiamo di dichiararci una società civile”. Sono giochi, avverte lo psicoterapeuta, che “accrescono il senso di violenza e autoviolenza, i bambini tendono a farsi male e a sottoporsi a quelle prove che mettono a rischio la loro vita. Alla luce delle tante tragedie accadute- conclude- spero che saremo presi più sul serio e che le autorità, oltre alle discussioni in televisione, intervengano”.

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