Maggioranza e Governo domani in Umbria, ma Renzi non va. Allora si può vincere

L'editoriale di Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Si mobilita anche il presidente del Consiglio. Domani Conte, con ministri e tutti i leader della maggioranza di Governo, saranno in Umbria. Nella piccola regione domenica si vota per eleggere il nuovo presidente. La candidata leghista è in vantaggio. Per Salvini è una partita importantissima, deve dimostrare che il vento è ancora dalla sua parte, che i cittadini vogliono lui e non il governo dell’inciucio tra Pd e M5S. Il centrosinistra se la vuol giocare fino alla fine. 

Domani tutti gli esponenti saranno nelle piazze a spiegare perché non conviene consegnare l’Umbria alla Lega, che il futuro della regione sta nel rapporto col governo nazionale. Ci saranno tutti, meno Matteo Renzi, il leader di Italia Viva. Per marcare la sua differenza, lui non si farà mai immortalare in mezzo al gruppone dei politici. “Se Renzi non va – scherzano alcuni parlamentari del centrosinistra – allora in Umbria il miracolo è possibile, possiamo vincere”. 

Per quanto riguarda il dibattito nazionale, nei Palazzi della politica al centro c’è l’audizione del presidente Conte davanti al Copasir. Il premier non solo si è difeso, si fa notare, ma ha anche attaccato a testa bassa Salvini, chiedendo di chiarire i suoi rapporti con la Russia di Putin. E non è sfuggito, altra cosa singolare, che pur avendo a portata di mano Conte, i rappresentanti leghisti del Copasir non lo abbiamo ‘randellato’ e messo sotto torchio. Per qualcuno, insomma, è la conferma che il “Russiagate” è materia esplosiva, che i rapporti tra Salvini e Savoini possano riservare altre sorprese. Magari con risvolti giudiziari. 

Ma non poteva mancare la ciliegina sulla torta: l’emendamento presentato dal M5S sulla manovra, dove si chiede di reperire 5 miliardi dalla Chiesa cattolica per l’Imu non versata sugli immobili del Vaticano. Per non farsi mancare altre polemiche.

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