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Coronavirus, Scacchetti (Cgil): “Operatori sanitari né santi né eroi, ma lavoratori. Riconoscimento passi da contratto”

ROMA – Medici, infermieri, personale sanitario, che in emergenza Covid-19 stanno dimostrando “una capacita’ di tenuta straordinaria, non sono eroi e neanche santi, sono lavoratori” e il “riconoscimento al lavoro e al ruolo che hanno svolto deve essere ordinario, non legato all’eccezionalita’”. Ne e’ convinta Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, intervistata dall’agenzia di stampa Dire, a meno di dieci giorni da un inedito 1 maggio in lockdown, la sindacalista dichiara con fermezza che lo strumento per valorizzare il lavoro di lavoratrici e lavoratori della sanita’ “e’ il contratto collettivo nazionale del lavoro“. Uno strumento “con il quale noi dovremmo provare a governare anche la trasformazione che necessariamente, in ambito sanitario, e piu’ in generale nel Paese, ci sara’ in virtu’ di questa pandemia”. Non solo “riconoscimenti economici”, il contratto collettivo significa anche “qualificazione professionale di questi operatori. Questi lavoratori, come altri nel pubblico, sono in attesa di rinnovo di contratto, come anche molti nel privato”, chiarisce Scacchetti, secondo la quale occorre “anche liberare la contrattazione decentrata” per “gestire le flessibilita’: turni, straordinari, riconoscimenti professionali, avanzamenti di carriera”.

Prioritario dentro le strutture sanitarie resta poi il tema della sicurezza, perche’ “in particolare all’inizio dell’emergenza, questi lavoratori sono stati fortemente esposti al rischio”. In particolare, sono due i punti caldi che li hanno investiti: “i dispositivi di protezione individuale, che naturalmente devono essere rafforzati- dice la sindacalista- ma anche i carichi di lavoro, che e’ un tema tuttora aperto, perche’ gli stessi decreti prevedono, ad esempio, deroghe al diritto al riposo giornaliero, che devono essere oggetto di contrattazione. Abbiamo visto, specialmente al Nord, moltissime persone fare turni continuati di tantissime ore ed essere esposte a un forte disagio e stress, a pregiudicare, poi, la qualita’ del lavoro che fanno. Naturalmente nel corso delle settimane questa cosa e’ stata in grossa parte recuperata”, grazie alle “assunzioni straordinarie”. 

“La cosa piu’ importante e significativa che siamo riusciti a fare- fa sapere- e’ estendere il protocollo sulla sicurezza e sui dispositivi ai lavoratori della sanita’, dopo che questo protocollo era stato definito per tutto il sistema privato”. Estensione che “consegna uno strumento di contrattazione ai nostri delegati, alle strutture territoriali”. La situazione, per la sindacalista, “e’ migliorata, ma l’impatto sulla sanita’, specie nelle regioni del Nord, avra’ molti riflessi”. Necessaria, quindi, la rivalorizzazione “del lavoro pubblico” e della “risposta garantita dal Servizio Sanitario Nazionale”, per “impedire le scelte del passato, di riduzione di risorse, di continue esternalizzazioni, di crescita del privato a danno del pubblico”, il cui ruolo “come strumento di tutela universale non solo non puo’ arretrare, ma deve essere valorizzato”. 

LAVORATRICI RISCHIANO RITORNO AL FOCOLARE

Le donne “anche in questa pandemia, come spesso accade, pagano un prezzo piu’ alto. Il lavoro al femminile deve essere una delle preoccupazioni al centro delle scelte delle politiche pubbliche“, perche’ il rischio “nel ridisegno di un’economia con meno occupazione e’ che si pensi a un ritorno al focolare”. Ne e’ convinta, Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, che all’agenzia di stampa Dire parla anche delle conseguenze dell’emergenza coronavirus sulla vita delle lavoratrici.

Innanzitutto, “stanno lavorando di piu’“, perche’ moltissime sono impiegate “negli ambiti dell’assistenza che sono servizi essenziali, rimasti aperti”. Come le “milioni di operatrici della sanificazione delle imprese delle pulizie, di cui nessuno parla quasi mai, ma che stanno svolgendo un lavoro straordinario. E sono quelle alle quali i dispositivi di protezione, spesso, sono arrivati per ultimi”. E poi stanno pagando di piu’ perche’ “il blocco del sistema di welfare, con la chiusura delle scuole e di molti centri diurni, ha riportato bambini e anziani in capo alle famiglie- sottolinea la sindacalista- E questo significa, spesso, in capo alle donne, tant’e’ che hanno chiesto in misura maggiore il congedo parentale retribuito straordinario definito dal primo decreto”. Una misura “importante, ma assolutamente insufficiente rispetto alla portata delle chiusura”. Infine, sono quelle “che vivono le maggiori negativita’ dello smart working“, con la sovrapposizioni del lavoro di cura a quello retribuito, che “a volte e’ ingestibile e fonte di forte stress”.

Il problema, per la sindacalista, “e’ che ancora non siamo riuscite a rendere il lavoro di cura un tema collettivo, e quindi da condividere nella societa’”. Per questo, occorre “non far passare l’idea che quello delle donne sia il secondo reddito” e “spostare alcune misure, favorendone l’utilizzo da parte dei padri, dei coniugi o dei conviventi”, per “ridistribuire la responsabilita’ del lavoro di cura, che non e’ una prerogativa delle sole donne“. La ricetta, soprattutto in vista della fase 2 in cui molte dovranno tornare al lavoro e garantire la custodia dei figli, non si basa su una sola misura, ma su “una pluralita’ di strumenti- sostiene Scacchetti- riduzione degli orari di lavoro, mantenimento dello smart working – concordandolo -, concomitanza degli ammortizzatori, allungamento dei congedi e rafforzamento della loro copertura economica”.

IN DECRETO APRILE CI ASPETTIAMO PIÙ RISORSE

In tempi di ammortizzatori sociali generalizzati, ordinari e in deroga, si affacciano le prime stime sulla crisi del lavoro. “I dati certificati dell’Inps ci dicono che tra cassa ordinaria e fondo di integrazione salariale abbiamo 6 milioni di lavoratrici e lavoratori in ammortizzatori”, spiega all’agenzia di stampa Dire Tania Scacchetti, segretaria confederale di Cgil. Un numero impressionante, a cui vanno aggiunti ” i milioni di lavoratori- ha detto- che ricorreranno alla cassa integrazione in deroga, che copre le imprese sotto i cinque dipendenti, che normalmente non hanno ammortizzatori sociali, e quelli del terziario, che non accedono alla cassa integrazione ordinaria. Io credo che solo in ammortizzatori e’ prevedibile considerare quasi 10 milioni di lavoratori su circa 21 milioni di dipendenti, quindi la meta’ della popolazione- e’ la stima di Scacchetti- a cui si devono aggiungere i 4 milioni e mezzo che hanno chiesto le indennita’ previste dai decreti, per i lavoratori autonomi, gli occasionali, e i professionisti”. Sono moltissime le persone che, in questo momento, stanno vivendo difficolta’ economiche importanti, in una condizione collettiva “che il nostro Paese non ha mai vissuto”, perche’, sostiene la sindacalista, “cosi’ tanti lavoratori in contemporanea in ammortizzatore per un periodo cosi’ lungo credo che sia la prima volta nella storia”. Significativo ma “probabilmente non sufficiente”, per Scacchetti, lo sforzo del Governo, che “nel Dl 18 di marzo” ha garantito “piu’ di 3 miliardi per la cassa in deroga, piu’ le altre risorse sugli ammortizzatori tradizionali”. Misure che “hanno bisogno di continuita’”, perche’ “le nove settimane individuate da quel decreto per molte aziende, chiuse tra la fine di febbraio e inizio marzo, stanno gia’ finendo oggi”. Il cosiddetto ‘Decreto aprile’, per la Cgil “dovrebbe prevedere una continuita’ di alcune misure, piu’ misure nuove, per rispondere a quei lavoratori che non sono stati coperti nel primo decreto”, con “uno sforzo finanziario piu’ ampio, perche’ ci sono i primi segnali forti di gente, specie nelle aree periferiche o in alcune aree industriali dove tutti i membri della famiglia si trovano in quella condizione”. E si fa sempre piu’ concreto il rischio poverta’. A preoccupare il sindacato e’ il futuro “delle piccole e piccolissime attivita’, a gestione familiare o con pochi dipendenti, dove c’e’ una bassa patrimonializzazione”, continua Scacchetti, che accende un faro su alcune filiere piu’ danneggiate, come “quella turistica, ricettiva e dei trasporti”, dove il crollo e’ “dell’80-90%”. Si’ alle “misure di emergenza per sostenere i redditi”, quindi, e alla continuita’ “di misure straordinarie come il blocco dei licenziamenti” e “agli investimenti che guardino in prospettiva”. 

PER FASE 2 SERVONO LINEE GUIDA NAZIONALI

Per la fase 2 “abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente Conte perche’ sarebbe necessario che uscissero linee guida nazionali per evitare che ogni regione o ogni sistema produttivo facesse il fai da te”, spiega all’agenzia di stampa Dire Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil. Due i riferimenti rispetto al tema della sicurezza sul lavoro per il sindacato. Il primo “le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanita’ che devono orientare la gestione della riapertura, rispetto a dispositivi, precauzioni e modalita’ di organizzazione”. Il secondo “e’ il protocollo della sicurezza, che e’ stato pensato in una fase in cui il Paese si avviava verso una chiusura generalizzata dei posti di lavoro, con l’utilizzo diffuso dello smart working, e che, quindi, deve essere implementato e ripensato rispetto alla ripartenza”. Nei luoghi di lavoro, per la sindacalista, “si puo’ ripristinare una modalita’ organizzativa che per noi dovra’ vedere la produzione riprendere a bassi ritmi. Non sara’ possibile che le imprese riprendano tutte contemporaneamente allo stesso livello di attivita’ di prima“. Fondamentale, quindi, combinare la ripresa “con riduzioni dell’orario di lavoro, con la continuita’ degli ammortizzatori, e, dovunque possibile, dell’utilizzo dello smart working, possibilmente con modalita’ organizzate e definite contrattualmente”. Uno dei punti piu’ delicati, per Scacchetti, sara’ “la mobilita’ dei lavoratori: ci dovranno essere scaglionamenti e una generale revisione”. L’incontro dei sindacati con il presidente del Consiglio serve proprio “per avere indicazioni univoche” e “per rafforzare il valore del protocollo, possibilmente dandogli valenza legislativa in alcuni pezzi. Non so se siamo pronti alla fase 2, ma credo che lo dobbiamo essere– continua- Dobbiamo scommettere collettivamente che le cose si possono fare, scegliendo una scala delle priorita’”, a partire da “sicurezza e salute dei cittadini”.

REGOLARIZZAZIONE IMMIGRATI È COSA DOVUTA

Se il piano per la regolarizzazione degli immigrati, su cui in questi giorni stanno lavorando diversi ministeri, andra’ in porto “si fa una cosa dovuta da molto tempo, a questi lavoratori in primis, ma anche al sistema economico del nostro Paese”. Lo sostiene Tania Scacchetti, segretaria confederale dell Cgil, secondo la quale si tratta di una “scelta necessaria mettere in trasparenza la condizione di reddito e di contribuzione al sistema Paese di questi lavoratori”, ma anche “perche’ tutto quello che favorisce l’illegalita’ economica in realta’ spinge il Paese verso il basso”. Si’ all’emersione dei tanti occupati in nero nel settore dell’assistenza domestica, di cui si stima che “poco piu’ del 50% abbia una regolarizzazione”, ma anche alla regolarizzazione dei lavoratori delle campagne, senza riesumare il dibattito sui voucher che, per la Cgil, “e’ sfasato rispetto alla fase storica che stiamo vivendo, arretrato, sbagliato”. In agricoltura, infatti, gia’ esistono “tipologie contrattuali piu’ flessibili per poter acquisire manodopera e rispondere al bisogno di campagne temporanee. Ci sono il lavoro avventizio e il lavoro a giornate- ricorda Scacchetti- Se c’e’ un tema di reclutamento in agricoltura si faccia un’operazione anche sul collocamento pubblico, si formino persone che possono essere utili in questa fase, a partire dai disoccupati”. Ripartire con il dibattito sui voucher, per Scacchetti, significa, invece, “che noi vogliamo continuare ad avere un lavoro a bassa qualita’, poco pagato, ma anche poco riconosciuto in termini di diritti”. Ricorda la sindacalista che “c’e’ ancora la possibilita’ di utilizzare i voucher” in casi limitati, rispondendo “alla ragione per la quale erano nati, cioe’ l’occasionalita’. Se invece diventa o torna ad essere lo strumento per assumere la gente e non regolarizzarla con un contratto di lavoro– sottolinea- questa e’ una strada profondamente sbagliata contro la quale la Cgil, e credo anche le altre organizzazioni sindacali, non potranno mai concordare”.

1 MAGGIO, LAVORO SICURO NON ARRETRANDO SU DIRITTI

Annullato il tradizionale concertone di piazza San Giovanni a Roma, Cgil, Cisl e Uil si preparano a celebrare un inedito 1 maggio in lockdown, con l’aiuto di social e della programmazione tv targata Rai. “Naturalmente quest’anno lo dedicheremo al lavoro in sicurezza e alla necessita’ che sia al centro delle scelte del Paese”, spiega all’agenzia di stampa Dire la segretaria confederale di Cgil Tania Scacchetti e “proveremo con tutti i mezzi a nostra disposizione a stare in contatto con i lavoratori”, anche aumentando “i nostri messaggi sui social”. L’appuntamento e’ su Rai Tre che, in prima serata, dara’ agli italiani “la possibilita’ di seguire, in differita, un concerto intervallato dalle parole del lavoro”, quelle sempre presenti nelle piazze del primo maggio. Saranno proprio le piazze a mancare nella Festa dei lavoratori 2020 e, “per chi come me fa la sindacalista da tanti anni, il senso di straniamento oggettivamente c’e’- confessa Scacchetti– Perche’ le piazze per quanto cambiate nel corso degli anni sono un rito collettivo importante, la condivisione di una comunita’. Il messaggio che vorremmo far passare e’ che il sindacato c’e’, che le nostre sedi continuano, pur nella riduzione, a essere un punto dove andare”, che al centro deve esserci “la sicurezza, ma anche il non ritirarsi dall’idea dei diritti del lavoro, a maggior ragione in questa fase”. Probabilmente in futuro anche le pratiche del sindacato cambieranno: “nei luoghi di lavoro, ad esempio, fare le assemblee non sara’ piu’ cosi’ scontato”, osserva Scacchetti. “La pandemia, come le grandi trasformazioni nelle quali siamo passati in questi anni”, una su tutte la digitalizzazione, “obbligano il sindacato a un rapporto diverso con i lavoratori”, a partire dall’utilizzo delle “nuove tecnologie” come mezzo di “divulgazione, ma anche di assunzione di pratiche”. Tenendo sempre presente che occorre parlare anche ai giovani, “ad una popolazione lavorativa che non ha conosciuto la stagione della costruzione dei diritti sindacali e che, quindi, deve conquistarsi i suoi nuovi diritti. È una sfida- conclude la sindacalista Cgil- che impegna molto la discussione sindacale”. 

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22 Aprile 2020
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