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Ue, l’Italia rischia tre procedure per gli squilibri economici e il debito 2016-2017

L'eventualità si profila astratta da un punto di vista politico, ma tecnicamente possibile
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ROMA – L’Italia rischia l’apertura di tre procedure di infrazione: una sugli squilibri economici, una sul mancato rispetto della regola del debito nel 2017 e una sui conti del 2016. Eventualità che si profila astratta da un punto di vista politico, ma tecnicamente possibile.

Come si legge nel rapporto sul debito pubblico italiano, pubblicato questa mattina dalla Commissione europea, “l’Italia è a rischio di non conformità con la regola del braccio preventivo sia nel 2016 che nel 2017″. Il braccio preventivo mira a garantire politiche di bilancio sostenibili nell’arco del ciclo economico attraverso il raggiungimento dell’obiettivo di bilancio a medio termine (il saldo di bilancio strutturale). Bruxelles spiega che la valutazione sui conti 2016 è strettamente legata al 2017. Per rispettare le regole quest’anno, infatti, la Commissione ribadisce all’Italia l’impegno di presentare entro aprile una manovra correttiva “credibile” pari allo 0,2% del pil.

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Il rapporto sul debito sottolinea che la valutazione della “conformità dell’Italia con il braccio preventivo nel 2016 dipende in modo cruciale dalla decisione della Commissione di concedere una deviazione temporanea” dello 0,75% del pil per gli investimenti e le riforme strutturali. “Tuttavia, una condizione necessaria per concedere tale deroga per intero era la ripresa del percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine nel 2017″, cosa che non sembra essere soddisfatta senza l’aggiustamento dello 0,2% del pil.

Capitolo squilibri economici. Nel documento invernale del semestre europeo l’Italia è inserita nel gruppo di paesi con squilibri eccessivi. Il Country report spiega che il monitoraggio di Bruxelles è motivato dall’alto debito pubblico e dalla debole competitività in un contesto di scarsa crescita della produttività. Influisce anche “il livello tuttora elevato della disoccupazione e un aumento significativo dei tassi di disoccupazione di lunga durata e dei giovani”.

di Luca Monticelli, giornalista professionista

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