Scuola Bologna, la protesta degli studenti con i ‘gilet arancioni’: “Basta aule gelide e cadenti”

BOLOGNA - Temperature glaciali "tra i 12 e i 13 gradi" durante le lezioni; manutenzione scarsa o assente; zero o
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BOLOGNA – Temperature glaciali “tra i 12 e i 13 gradi” durante le lezioni; manutenzione scarsa o assente; zero o quasi investimenti nelle ristrutturazioni antisismiche, mentre dall’altra parte vengono intensificati i controlli anti-droga. Così gli studenti delle scuole superiori del territorio bolognese sono tornati a protestare sulla situazione delle loro aule e dintorni, ieri pomeriggio in piazza Maggiore, con un flash-mob ispirato alle rivolte dei “gilet gialli” francesi che da settimane stanno protestando contro le politiche di Macron.

Vestiti anche loro di gilet segnaletici (però arancioni), i ragazzi hanno attinto dall’immaginario “da cantiere” per richiamare l’attenzione sulla manutenzione e e messa in sicurezza dell’edilizia scolastica: ecco quindi nastri segnaletici bianco-rossi, segnali di “lavori in corso” e fotografie di crepe e infiltrazioni nei muri, nonché cartelli dove vengono citati, con tanto di date, le recenti tragedie avvenute nelle scuole a causa dell’incuria.

Ciascuno di loro ha una storia di “incuria quotidiana” da raccontare: c’è Thomas, studente del liceo scientifico Fermi, che parla di “uscite di sicurezza non a norma” nell’istituto, e di “più di tre classi in cui d’inverno pioveva dentro, di cui solo una messa a posto”; una studentessa del liceo classico Minghetti segnala che “nei bagni manca la carta igienica o ci sono pezzi di tetto che crollano”; e poi c’è Valentina, studentessa di quinta del liceo scientifico Copernico, che da quando è in prima si ricorda di “temperature inaffrontabili”: così il mese scorso insieme ai compagni le ha misurate, rilevando che “nella maggior parte delle classi le temperature si avvicinavano ai 12-13 gradi” costringendo il preside a interrompere le lezioni fino alla risoluzione del problema.

Gli studenti in particolare chiedono l’apertura di un tavolo con la Città metropolitana e la Regione per chiedere un maggiore stanziamento di fondi per le scuole del territorio bolognesi. Richiesta che trova l’appoggio dei consiglieri di Coalizione civica Federico Martelloni ed Emily Clancy.

“Noi sicuramente appoggeremo questa richiesta, ci sembra il minimo sindacale, sono le future generazioni della nostra città- sottolinea Clancy- la scuola dev’essere una priorità e soprattutto dev’essere un luogo sicuro”.

Durante il flash-mob, le ragazze e i ragazzi si sono disposti da una parte formando un corridoio “recintato” con tanto di nastro, dall’altra hanno ‘creato’ una classe immaginaria di gilet arancioni seduti di fronte a un’improvvisata cattedra che simboleggia lo stato precario delle mura scolastiche: recintata dal nastro e col cartello “lavori in corso”.

Ma cosa chiedono in particolare gli studenti?

Semplicemente, una scuola “che stia in piedi”, dove “non si geli“, che sia “a norma” e che tutto questo venga considerato “un investimento e non una spesa”. Tra citazioni di Gramsci (“Istruitevi, perchè avremo bisogno di tutta la vostra forza…”) e scimmiottamenti di Endrigo (“Era una scuola molto carina, senza soffitto, una bettolina… non si poteva entrarci dentro, perchè non c’era il riscaldamento…”), è stato inoltre rimarcato il contrasto tra la scarsità di fondi riservati a questo tema, mentre al contrario si sono intensificati i controlli anti-droga negli istituti in nome della sicurezza, oltretutto con risultati modesti rispetto alla quantità di risorse messe in campo.

 Ma soprattutto, gli studenti, a ripetizione, citano i dati relativi all’edilizia scolastica italiana forniti da ministero dell’Istruzione, governo e Inail: così in piazza Maggiore risuonano a colpi di megafono i “50 crolli avvenuti nell’ultimo anno scolastico, record degli ultimi cinque anni”, i “15.510 incidenti a scuola che hanno coinvolto insegnanti” e “80.699 quelli che hanno coinvolto studenti”, ma anche i mancati adeguamenti antisismici, che hanno interessato solo il “5% delle scuole” e la mancata applicazione del Piano di gestione del rischio alluvione, attivato “solo per il 9% delle scuole monitorate”.

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