Genova, addio alla diga di Begato: iniziata la demolizione

Per il sindaco Marco Bucci, "oggi iniziamo una grande svolta. Non vogliamo più i ghetti, ma vogliamo che la gente viva in quartieri dove ci sono tutti i servizi e le attività sociali"
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GENOVA – Con i primi colpi di benna della gru più alta d’Italia, quella utilizzata anche per le Vele di Scampia, è iniziata ieri pomeriggio a Genova la demolizione della diga di Begato, simbolo dell’edilizia popolare degli anni ’80, nel quartiere Diamante, sulle alture della Valpolcevera. Presenti, tra gli altri, il sindaco Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti.

“Ciao dighe, vi ricorderemo, ma faremo in modo che nessuno possa rimpiangervi“, è il commiato di Toti. Si parte dai piani alti della “diga bianca”, per poi passare ad agosto alla demolizione totale della “diga rossa”. Per i piani più bassi, il lungo bracco meccanico da 60 metri lascerà il passo a due gru più piccole da 30 metri. Nel frattempo, a fine maggio riaprirà via Maritano, per la gioia degli altri residenti che sono costretti a “circumnavigare” tutta la collina di Begato per scendere a Bolzaneto.

La demolizione, per un totale di 170.000 metri cubi di materiale, si concluderà a novembre, il cantiere chiuderà’ i battenti a gennaio, ma in continuità partirà il processo di rigenerazione. Se tutto fila liscio, il nuovo quartiere Diamante sarà pronto entro il 2023. Resterà in piedi solo una piccola porzione della diga bianca, corrispondente al civico 11 di via Cechov, con all’interno 37 appartamenti che, una volta riqualificati, diventeranno 55, per una superficie media di 60 metri quadrati. Costituiranno il primo nucleo del piano di rigenerazione edilizia, per cui la Regione ha presentato una richiesta di finanziamento da 15 milioni al ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, nell’ambito del programma Pinqua sulla qualità dell’abitare.

Sono stati 374 i nuclei familiari che risiedevano nelle dighe e sono stati trasferiti in altri alloggi Erp, per un totale di 776 persone. La storia del quartiere Diamante è iniziata nel 1980 con la costruzione della diga rossa e i suoi 276 appartamenti distribuiti su 22 piani di altezza e, pochi anni dopo, di quella con i suoi 245 alloggi, a cui si sono affiancati altri edifici per circa 1.600 alloggi.

“E’ la dimostrazione sotto gli occhi di tutti a chi ci accusava di essere un’amministrazione di cementificatori che, al contrario, noi il cemento non lo costruiamo ma lo demoliamo– afferma il governatore- il cemento pessimo lo sostituiamo con qualcosa di urbanisticamente e ambientalmente più compatibile. Cancelliamo un pezzo di storia brutta, quella dei quartieri dormitorio, poi diventati quartieri ghetto, simbolo di degrado ed emarginazione, per costruire qualcosa di nuovo, che dia alle persone una vera qualità di vita: ogni quartiere deve trovare la sua via di sviluppo”.

Per il sindaco Marco Bucci, “oggi iniziamo una grande svolta. Non vogliamo più i ghetti, ma vogliamo che la gente viva in quartieri dove ci sono tutti i servizi e le attività sociali. Questo è un messaggio per il futuro, per tutte le aree che hanno bisogno di riqualificazione urbana: Genova vuole farlo ed è pronta a farlo”.

L’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola, sottolinea che la Liguria è “pioniera a livello nazionale di una nuova urbanistica: mai più casermoni e zone ghetto, ma riqualificazione urbana che mette al centro la qualità di vita del cittadino, attraverso la vivibilita’ dei quartieri. Stiamo elaborando un plastico da mettere nel centro di Genova per far conoscere a tutti il quartiere che nascera’”. Anche per l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Pietro Piciocchi, “questa giornata ha una valenza storica: abbiamo lavorato tre anni per arrivare a questo giorno, che esprime simbolicamente una nuova visione dell’abitare”.

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