El Salvador, un sindaco social contro le gang criminali

El Salvador è la città con il maggior tasso di omicidi del mondo e il posto più pericoloso è il mercato centrale. Bukele pensa di 'portare' gli ambulanti in nuovi mercati legali fuori città
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sindaco_salvador_bukuleleROMA – Nayib Bukele ha 33 anni ed è da poco diventato sindaco di El Salvador, la città con il maggior tasso di omicidi del mondo. Dopo una lunga serie di tentativi falliti dalla politica sta cercando di mettere in pratica un nuovo metodo per sconfiggere la guerra fra bande rivali che sta mettendo in ginocchio il paese. “Quando la gente ha il mal di testa chiede una medicina, e io la capisco” ha dichiarato al quotidiano britannico ‘The Guardian’, “ma preferisco combattere le cause del mal di testa”. Nella visione di Bukele la medicina alla violenza è la repressione mentre la cura sta nel combattere le disuguaglianze con un insieme di politiche di gentrificazione, di comunicazione e di sviluppo.

L’esempio è nel controllo del Mercato centrale della città, teatro di scontri da decenni e ritenuto il posto più pericoloso del mondo. Le politiche del giovane sindaco, figlio di ricchi capitalisti ma a capo di un partito di ex guerriglieri di sinistra, prevedono di rendere attraente l’idea di lasciare le postazioni ambulanti e illegali con l’offerta di locazioni moderne e regolari in nuovi mercati fuori città, mentre al contempo in centro c’è il progetto di aprire teatri e locali che rendano più bella la città, in modo da far innalzare gli affitti e portare una nuova classe sociale a vivere gli spazi della città dove sono previsti anche nuovi impianti sportivi. La visione di Bukele è supportata da una campagna mediatica nuova per il populismo di sinistra sudamericano. Un team di fotografi e social media manager lo seguono in ogni sua mossa, alimentano il mito del brand ‘Nayib Bukele’, sempre più amato fra i giovani. L’ascesa verso le presidenziali del 2019 sembra inarrestabile, e con lei l’impatto della generazione millennial sulla politica centroamericana e del sud America in generale.

di Alfredo Sprovieri, giornalista

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