VIDEO | Grinta (Asur Marche): “Il risk management avrà un ruolo strategico post Covid”

"Il 30-40% delle infezioni si contraggono in ospedale, serve una attiva"
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ROMA – La ripartenza post Covid deve essere basata sulla parola sicurezza. Gli ospedali in primis dovrebbero essere luoghi di cura e di protezione per il cittadino. Ma non e’ sempre cosi’. Molte infezioni il paziente le contrae proprio durante il periodo di degenza. Allora che fare? La risposta potrebbe arrivare dalle reti di sorveglianza attiva e dalla prevenzione e dalla gestione del rischio. Per approfondire la tematica l’agenzia Dire ha intervistato Roberto Grinta, direttore Dipartimento Servizi – Area Vasta 2 – Asur Marche e docente alla Lum di Bari ai corsi Master per direttori generali.

– Quali sono stati i costi per il sistema sanitario nazionale in questa fase di emergenza sanitaria se e’ stato possibile rendicontarli? E quale lezione da imparare per il futuro?

“I costi sono stati tutti registrati in tutte le aziende sanitarie, perche’ nelle varie unita’ operative che sono state trasformate in reparti Covid sono confluiti i costi sia dei beni che dei servizi del personale, delle prestazioni aggiuntive e quelle delle varie unita’ operative. Inoltre sia i prelievi sierologici che i tamponi sono sempre associati al reparto che li ha richiesti. Questo significa allora che i costi relativi ai tamponi, agli esami sierologici, cosi’ pure come quelli sostenuti dalla radiologia e dai servizi diagnostici rientrano nel centro di costo di quel reparto Covid. E’ stato compiuta una analisi specifica e dettagliata relativamente al costo dei tamponi e dei sieri rispetto alle tariffe ministeriali con risultati davvero interessanti”.

– Ci spiega in cosa consiste il risk management e se da ora in poi avra’, secondo lei, un ruolo ancora piu’ strategico in sanita’?

“Si tratta di una gestione professionale del rischio e quindi l’identificazione, l’analisi, il controllo economico dei rischi che una impresa puo’ subire. Se poi lo rapportiamo all’ambito sanitario si parlera’ di clinical risk management. Mentre il rischio clinico definisce la possibilita’ che un paziente subisca un danno o un disagio involontario imputabile a cure sanitarie che possono causare un prolungamento della degenza e peggiorare la condizione di salute del paziente fino a provocare la morte. Tutta la sorveglianza attiva che viene svolta all’interno delle aziende sanitarie e’ fondamentale per evitare che si arrivi a sanzioni penali e amministrative. Questo e’ un fattore importantissimo che richiede una sorveglianza attiva cioe’ atta a scongiurare e prevenire il danno. Le informazioni acquisite devono poi a loro volta stimolare la funzione del risk management che sono sicuro avra’ da qui al prossimo futuro un ruolo importante e determinante”.

– Il rischio clinico a cui lei ha accennato puo’ prevenire le infezioni ospedaliere che causano una percentuale molto alta di morti?

“Certamente si’. Le infezioni a livello ospedaliero stanno superando le infezioni contratte a livello territoriale. Siamo arrivati a quota 30-40% di infezioni ospedaliere, anche perche’ in questi anni ci siamo molto concentrati sulle riorganizzazioni sanitarie, sui costi, e si e’ perso l’aspetto clinico delle attivita’. All’interno delle aziende sanitarie bisogna riattivare tutto il percorso della sorveglianza attiva relativamente a indicatori sentinella che vengono individuati dall’Iss e che sono fondamentali all’interno delle aziende sanitarie”.

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18 Giugno 2020
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