Lavoro, De Lise (commercialisti): “Giovani professionisti siano valore aggiunto”

Per il presidente dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili "oggi le pari opportunità valgono rispetto al genere ma anche rispetto all'età"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

NAPOLI – “Oggi le pari opportunità valgono rispetto al genere ma anche rispetto all’età. Essere giovani in Italia non è la cosa più semplice del mondo: siamo considerati arroganti o irresponsabili. Accendendo i riflettori su questo tema, vogliamo dimostrare come invece essere giovani sia un valore aggiunto. C’è molto da fare, capisco che in tempo di Covid parlare di futuro per i giovani non sia semplice, ma non bisogna smettere di riflettere su argomenti che riteniamo strategici per le professioni e in generale per tutto il Paese”. Lo ha detto Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, nel corso del webinar ‘Prospettive e futuro della professione: le pari opportunità per i giovani commercialisti’.

Prima di avviare l’incontro, è stato rispettato un minuto di silenzio in occasione della Giornata nazionale per le vittime del Covid. “Portare gli studi sul livello digitale, dematerializzando quanto più possibile, e creare studi aggregati porterebbe enormi vantaggi ai professionisti e ai propri clienti – ha evidenziato Donatella Conzatti, segretaria della commissione Bilancio di Palazzo Madama -. In futuro il sistema produttivo evolverà enormemente: nuovi mercati, penso a infrastrutture e green, si apriranno e dovranno essere accompagnati da competenze specifiche. E poi bisognerà avere uno sguardo di maggiore competenza rispetto alle aziende”.

Chiara Gribaudo – commissione Lavoro pubblico e privato alla Camera, da oggi nella segreteria nazionale del Partito democratico con la delega Missione giovani- ha affermato: “Gran parte del futuro del Paese passa attraverso temi come la formazione e le specializzazioni. Attenzione soprattutto a donne e giovani, che sono le categorie maggiormente penalizzate dalla pandemia. Sappiamo che senza uguaglianza non ci sarà ripresa. Ad esempio l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro vale 7 punti di Pil, è un discorso non soltanto di uguaglianza sociale ma anche economico”.

Gaetano Stella, presidente Confprofessioni, ha evidenziato come negli ultimi anni “sono mancate le politiche governative nei confronti dei giovani“. “Ad oggi – ha continuato – soltanto il 28 per cento dei laureati intende intraprendere un’attività libero professionale: molti sono orientati verso rapporti di lavoro a tempo indeterminato e questo è un problema anche per le casse di previdenza, a cui si dovrà porre rimedio”. Secondo Claudio Siciliotti, past president dei commercialisti italiani, “il Covid ha diviso ancora di più in due l’Italia: da un lato i garantiti, dall’altro i professionisti e gli autonomi. Ma il governo è intervenuto a pioggia, senza pensare a quella parte del Paese realmente colpita dalla pandemia. Ci sarebbe moltissimo da fare, forse l’idea di immaginare una no tax area fino al compimento del trentesimo anno di età e fino al secondo scaglione Irpef potrebbe essere una manovra straordinaria. Serve una profonda visione di cambiamento”.

Per Sonia Mazzucco, vicepresidente dell’Ungdcec, “da una recente ricerca emerge che tra i giovani predomini un sentimento di paura e di sfiducia verso il lavoro, infatti l‘idea predominante è quella di accettare qualsiasi lavoro e non sceglierlo. Bisogna lavorare per cambiare le cose”. Marcella Caradonna, numero uno dell’Odcec di Milano, ha invece rimarcato come “i giovani professionisti oggi hanno enormi capacità e un grande senso di orientamento in questo mondo che sta cambiando velocemente. Non credo che il futuro sia a tutti i costi nelle specializzazioni, quanto nelle sinergie e nell’imparare a fare rete”. Infine, Simona Bonomelli, presidente dell’Odcec Bergamo, ha sottolineato: “Oggi è un giorno particolare, un anno fa i camion dell’Esercito trasportavano in città le bare dei nostri genitori e nonni. In merito alla professione, voglio guardare anche al passato: questo lavoro è una vocazione, c’è un sentimento di appartenenza forte che è insito in noi sin dal momento in cui lo scegliamo. Il riformismo sfrenato e l’enorme burocratizzazione ci stanno danneggiando”. Al webinar hanno partecipato anche Marianna Cugnasco, presidente Commissione Pari Opportunità Ungdcec; Maria Pia Nucera, presidente Adc; Andrea Dili, presidente Confprofessioni Lazio; Francesco Serao, past president del Cndcec; Giovanni Battista Calì, presidente Fondazione Telos.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»