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Aborto, un’indagine rivela: “Tra i non obiettori c’è chi comunque non lo pratica”

Quest'anno la legge 194 compie 44 anni, entrò infatti in vigore il 22 maggio 1978, ma sono ancora tante le disparità regionali nella sua applicazione

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ROMA – Quando si parla di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) ci sono gli obiettori di coscienza e i non obiettori. Ma questi ultimi, a ben guardare, si differenziano in due sottocategorie: quelli che praticano l’IVG e quelli che non la praticano. È il caso dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma nel quale dei 10 ginecologi non obiettori (su un totale di 21) solo 2 praticano IVG, dell’ospedale San Paolo di Civitavecchia dove operano 13 ginecologi di cui 4 non obiettori ma di questi solo 1 pratica IVG, dell’ospedale di Assisi nel quale ci sono 3 ginecologi in totale, di questi solo 1 è non obiettore ma non pratica IVG. Sono solo alcuni esempi, perché questa situazione riguarda molti ospedali su tutto il territorio nazionale.

L’elemento più importante è che questo numero non compare nella relazione annuale sull’attuazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza che il ministero della Salute deve presentare al Parlamento. Quindi, quel 33% di medici non obiettori riferito dalla relazione non è un dato realistico perché al 33% va tolta una percentuale che non siamo in grado di quantificare di non obiettori che non praticano IVG. Quel 33% va ulteriormente sfrondato dei medici non obiettori che lavorano in strutture non IVG”. A illustrare la lacuna nei dati istituzionali sull’interruzione volontaria di gravidanza e sull’applicazione della legge 194 è Chiara Lalli, docente di storia della medicina, bioeticista, autrice insieme a Sonia Montegiove, informatica e giornalista, dell’indagine ‘Legge 194 Mai dati‘, presentata in anteprima con una conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei deputati, promossa dalla deputata Lia Quartapelle insieme all’Associazione Luca Coscioni. La versione integrale del lavoro di indagine sarà presentata il prossimo 1 giugno.

Dall’analisi dei dati ottenuti da Regioni, aziende ospedaliere e asl emerge che sono 72 gli ospedali italiani che hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza. In particolare, ci sono 22 ospedali e 4 consultori con il 100% di obiezione tra medici ginecologi, anestesisti, personale infermieristico e OSS. Sono invece 18 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori. Ci sono poi 46 strutture che hanno una percentuale di obiettori superiore all’80%.
Sono 11 le Regioni in cui c’è almeno un ospedale con il 100% di obiettori: Abruzzo, Basilicata, Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Le Regioni più inadempienti sono la Sardegna e la Sicilia, con più dell’80% di mancata risposta all’accesso civico generalizzato.

Quest’anno la legge 194 compie 44 anni, entrò infatti in vigore il 22 maggio 1978, ma sono ancora tante le disparità regionali nella sua applicazione. “La legge 194- ha ricordato Lia Quartapelle che ogni anno promuove un incontro per fare il punto sullo stato di attuazione della norma- è scritta in un certo modo, ma sappiamo che poi la sua attuazione non è sempre quella prevista. C’è una grande disparità nazionale che conosciamo perché tante donne si rivolgono alle istituzioni e alle associazioni perché il diritto scritto spesso non è agito e garantito. L’attuazione della legge 194 e le recenti vicende statunitensi- ha sottolineato la deputata del Pd- sottolineano come i diritti delle donne non siano sempre garantiti sebbene siano statuiti e messi per iscritto. Perciò, quello che facciamo qui oggi non è solo un punto formale in occasione di un anniversario, ma un punto preciso su come attuare la legge e come far sì che non ci siano disparità di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza”.

“La legge 194- ha commentato Filomena Gallo, segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni- non è un esempio isolato nel panorama sanitario italiano, ad esempio non tutte le Regioni italiane garantiscono uguale accesso a tutte le tecniche di fecondazione medicalmente assistita, alle cure palliative, alla diagnostica onocologica, al fine vita, solo per fare un esempio. La legge 194 è costata battaglie- ha ricordato- ha fatto scomparire la piaga degli aborti clandestini. Per questo, l’obiezione di coscienza entra in conflitto con il diritto alla tutela della salute della donna quando non c’è equilibrio tra il numero di obiettori e di non obiettori, perché ci sono delle responsabilità nell’erogazione di un servizio che deve essere garantito per legge. Per questo- ha aggiunto- è necessario un albo pubblico dei medici obiettori, perché le donne che vogliono interrompere una gravidanza devono sapere quale sia l’orientamento del loro medico. Per tutti questi motivi, anche quest’anno abbiamo formulato le nostre proposte al ministero della Salute e a quello della Giustizia: dati aperti, l’aggiunta di una voce nelle tabelle che riportano i dati sull’IVG, inserimento di un indicatore relativo all’IVG chirurgica e farmacologica nelle tabelle di verifica sull’applicazione dei Lea, rispetto della legge 194 anche nella redazione e presentazione della relazione con dati chiari affinché la legge venga applicata correttamente. E non risponda il ministro che c’è il federalismo sanitario- ha esortato Filomena Gallo- perché esiste ancora un ministro della Salute che può azionare i propri poteri laddove leggi dello Stato non sono applicate”.

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2022-05-17T16:17:01+02:00