Pd, il sindaco di Reggio Emilia: “Scissione? Una gigantesca cazzata”

Insieme ad altri amministratori locali, Luca Vecchi ha sottoscritto un documento di sostegno alla linea di Matteo Renzi
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REGGIO EMILIA – La scissione del Pd? “Una gigantesca cazzata dal punto di vista politico che riconsegnerebbe il Paese in mano alle destre e al Movimento 5 stelle, riporterebbe le lancette della storia del centrosinistra indietro di 10 anni, non gioverebbe a nessuno e non è quello che chiede il nostro popolo del centrosinistra”. Lo afferma il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, che insieme ad altri amministratori locali di provenienza Ds ha sottoscritto un documento di sostegno alla linea di Matteo Renzi e per scongiurare l’ipotesi di scissione del Partito democratico. “Ho sottoscritto questo documento perché sento di interpretare un sentimento diffuso: la gente non mi chiede per strada di fare la scissione del Pd, ma di dire a Roma di stare uniti. Credo che questa sia la necessità che il nostro popolo ci chiede e che i dirigenti nazionali devono saper cogliere anche dentro l’animosità dello sconto in atto”, aggiunge il primo cittadino.

Il Pd “credo vada unito e allargato nel contesto del più ampio centrosinistra sul modello di quelle stagioni che, tanto in ambito locale a Reggio Emilia quanto in ambito nazionale, ci hanno portato successi importanti. Da questa terra e da questa città che è anche un po’ la capitale morale del riformismo emiliano, penso ci siano tutte le condizioni per mandare un messaggio anche di speranza”. E cioè “che qui c’è un centrosinistra che ha fatto perno sul Pd e ha provato ad allargare a componenti più moderate e ad altre di maggiore radicalità a sinistra. Questa credo che sia la strada da seguire per cercare di offrire a questo Paese un governo riformista che si contrapponga ai populismi“. Infatti, conclude Vecchi, “l’alternativa a Renzi non è una soluzione più a sinistra ma i populismi alla Trump e alla Le Pen che stanno colpendo al cuore e indebolendo profondamente il sistema democratico del mondo occidentale: è questo il tipo di riflessione che dobbiamo portare avanti, con cui confrontarci nei prossimi mesi”.

di Mattia Caiulo, giornalista professionista

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