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Bologna, l’appello di Ageop: “Ospitiamo ‘emergenze’, il Comune si attivi”

Da più di 20 giorni l'Ageop sta aspettando di essere ricevuta dall'assessore alla Sanità e al Welfare Luca Rizzo Nervo
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BOLOGNA – “A Bologna non esiste un piano casa neanche per i minori malati di cancro“. E’ l’amara constatazione che arriva dall‘Ageop, l’associazione che da trent’anni a Bologna assiste le famiglie e bambini affetti da tumori ricoverati al reparto di Oncoematologia del Sant’Orsola. Il problema, spiega la responsabile assistenza e comunicazione di Ageop Francesca Testoni, è che da parecchi mesi si sta verificando una situazione spiacevole e- pare- senza soluzione. L’Ageop sta infatti ospitando a sue spese, nelle case accoglienza, alcune famiglie di rifugiati (con un figlio malato di tumore) che per vari motivi non hanno un alloggio. Quegli appartamenti, però, nascono con l’idea di essere temporanei, per un periodo di qualche mese necessario al trattamento, dopodichè dovrebbero essere liberati perchè è importante garantire il turn over e l’accesso alle cure per chi arriva da fuori provincia. Invece al momento sono occupati da famiglie in grande difficoltà che non sanno dove altro andare e a cui i servizi sociali del Comune non riescono a trovare una sistemazione. L’Ageop, di fronte a questa situazione, non si è certo tirata indietro e le ha accolte di buon grado, aiutandole in tutto e per tutto. Il fatto è che non potrà continuare a farlo per sempre e quindi si è mossa per chiedere al Comune di intervenire, senza ricevere per ora alcuna risposta. “Una ventina di giorni fa abbiamo chiesto un appuntamento urgente all’assessore Luca Rizzo Nervo per parlare della situazione di queste famiglie- dice Testoni- ci è stato risposto che prima di due mesi non sarebbe stato libero. Quando abbiamo insistito e sollecitato dicendo che era urgente, non ci hanno più risposto“. La situazione, denuncia Testoni, “è drammatica” ed è legata al fatto che “a Bologna non esiste un piano casa neanche per i minori malati di cancro”.

Le difficoltà sono cominciate circa un anno fa, in parallelo all’aggravarsi della crisi economica e sanitaria che ha incentivato le migrazioni. Bologna non ha fatto eccezione. “Una volta, chi godeva della protezione umanitaria veniva accolto e sistemato. Ora anche una città come Bologna non riesce a dare la possibilità di alloggio neanche ad un minore gravemente malato. A me sembra incredibile ma è così, e anche la rete di aiuto che passa per le parrocchie, la Caritas e le altre strutture che si occupano di accoglienza, da un po’ di tempo a questa parte non riesce più a far fronte a questa emergenza: sono sature– afferma Testoni-. Noi aiutiamo tutti, per noi sono nuclei con bambini malati di cancro e non ci importa se sono stranieri, ma abbiamo deciso di scrivere al Comune perchè per noi questa situazione in prospettiva è insostenibile”. L’Ageop sta ospitando gratuitamente le famiglie di rifugiati arrivati in Italia per tentare di curare i loro figli e garantisce loro anche vestiti e cibo. Si tratta di tre famiglie, e questo rende di fatto “bloccati” tre alloggi che prima venivano assegnati a rotazione. La prima è una famiglia ucraina di sei persone, padre madre e quattro figli. Uno dei bambini ha terminato il protocollo per la leucemia ed è in periodo di controllo post terapia. Anche la madre è malata di tumore: “Abbiamo pagato noi gli esami diagnostici all’istituto Ramazzini in attesa che alla donna arrivasse la tessera sanitaria”, dice Testoni. Negli alloggi Ageop vive anche un’altra famiglia ucraina e una famiglia libica di tre persone (che ha già ottenuto la protezione umanitaria per 18 mesi) con una storia terribile alle spalle.

Questa famiglia è arrivata dalla Libia, dopo aver fatto tentativi in Turchia e Tunisia, per curare la loro bambina di due anni, affetta da un grave sarcoma in una gamba. Alla fine la piccola è stata operata al Rizzoli (per trovare i soldi per l’intervento in regime privato il padre si è indebitato con tutto il suo villaggio in Libia) dove le hanno amputato la gamba. Una volta dimessa, la famiglia non sapeva dove andare. La bambina deve sottoporsi a chemioterapia e radioterapia, e le servirà la protesi per camminare. Il problema, però, non riguarda solo le famiglie di rifugiati: l’Ageop da mesi dà un tetto anche a due famiglie italiane assistite dai servizi sociali del Comune, tra cui madre e figlia che arrivano dal Galaxy: la bimba deve essere curata e il medico dell’Asl ha giudicato non idoneo l’alloggio del Galaxy, dove sono rimasti il padre e un’altra figlia. “Tutti i giorni ci sono nuove emergenze. L’altro giorno dalle Malattie infettive ci hanno chiesto se potevamo ospitare noi un minore pachistano affetto da una grave forma di tubercolosi ossea, in ospedale da novembre. In Italia c’è solo il padre che per assisterlo, ha perso il lavoro e non ha un alloggio dove stare- spiega Testoni- Hanno chiamato noi perchè fra un anno dovrà sottoporsi ad un trapianto di midollo osseo danneggiato dalla tubercolosi, ma i servizi sociali conoscono questa situazione da novembre. E’ possibile che non sia stata trovata una soluzione per lui? La nostra mission è un’altra”. Dall’Ageop parte dunque un appello al Comune a rispondere a queste situazioni eccezionali e drammatiche. “I minori malati di cancro, siano rifugiati, sfrattati, sgomberati o altro non possono stare in un alloggio di fortuna o nelle strutture di prima accoglienza, bisogna trovare per loro una sistemazione dignitosa e idonea dal punto di vista sanitario”, è la chiosa di Testoni.

di Marcella Piretti, giornalista professionista

(Le immagini sono tratte dal sito dell’Ageop)

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