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Dall’oscurità dei depositi alla luce delle sale, 100 opere tornano a casa

"Queste prime cento opere sono solo l'inizio di un percorso che può durare all'infinito e arrivare anche a 10mila opere", ha detto Fraceschini
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ROMA – Dai depositi dei più grandi musei italiani alle sale dei siti culturali disseminati in tutto il Paese, forse meno conosciuti ma potenziali nuovi attrattori turistici proprio grazie ai tesori d’arte che finalmente saranno restituiti ai luoghi di origine. Si chiama ‘100 opere tornano a casa’ il nuovo progetto del ministero della Cultura, fortemente voluto dal ministro Dario Franceschini, che riporterà i manufatti chiusi nei depositi di 14 musei statali nei luoghi da cui provengono.

Le prime due opere sono già partite dalle Gallerie Barberini Corsini, a Roma, per tornare al Museo Nazionale di Matera. Martedì 14 dicembre toccherà invece a una tela di Giovanni Baglione che da Brera andrà a Palazzo Altieri a Oriolo Romano (Viterbo), mentre l”Allegoria di Trieste e dell’Istria’ di Annibale Strata, lascerà i Musei Reali di Torino per tornare al Castello di Miramare a Trieste.

“Queste prime cento opere sono solo l’inizio di un percorso che può durare all’infinito e arrivare anche a 10mila opere“, ha detto Fraceschini presentando l’iniziativa a Palazzo Barberini. Del resto, ha fatto sapere il ministro, i numeri ci sono tutti. Basti pensare che nei depositi dei circa 400 siti statali giacciono 4,5 milioni di opere, a fronte delle 432mila esposte. E allora perché non farle uscire dall’oscurità e renderle di nuovo fruibili nei loro territori di appartenenza. Come è accaduto al Cratere di Eufronio, tirato fuori dai depositi del Museo di Villa Giulia per una mostra a Cerveteri e poi rimasto lì per sempre, perché quello è il suo luogo d’origine.

“E’ da quel momento che ho pensato di fare la stessa cosa su ampia scala- ha spiegato Franceschini- e così questo progetto restituisce nuova vita a opere d’arte di fatto poco visibili, di artisti più o meno conosciuti, e promuove i musei più piccoli, periferici e meno frequentati”.

 I 14 musei coinvolti in questa prima fase dell’iniziativa vanno dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini agli Uffizi di Firenze, dal Museo di Capodimonte al Museo di Brera, dalla Galleria Borghese al Museo Archeologico di Ferrara, dal Museo Archeologico di Napoli al Museo di Matera. Il punto di partenza del progetto è stata la banca dati, elaborata fin dal 2015 dalla Direzione Generale Musei, composta da 3.652 opere provenienti dai depositi di oltre 90 musei statali. La selezione delle opere e dei luoghi della cultura, curata dalla direzione generale Musei insieme alle direttrici e ai direttori dei musei, ha tenuto conto di valutazioni e richieste provenienti dalle realtà periferiche.

La scelta è avvenuta in base a tre criteri: opere provenienti da chiese o palazzi situati in altri territori e nel tempo confluite nei principali musei italiani, dipinti o sculture che in questo modo compiono un ‘ritorno a casa’ nei luoghi per cui sono stati realizzati; opere che integrano le collezioni del museo destinatario; opere che, inserite nelle collezioni di destinazione, danno vita ad accostamenti interessanti e favoriscono l’apertura dei musei verso nuovi pubblici. Grazie al progetto, che conta su un investimento del Mic di 1 milione di euro, numerose opere sono state restaurate e alcuni spazi museali sono stati ripensati per accoglierle.

“Questo progetto parte da lontano- ha detto Massimo Osanna, a capo della dg Musei- e rientra nella filosofia di approccio di questa gestione della direzione che ha portato avanti un censimento capillare non solo delle opere nei depositi, ma anche delle condizioni in cui queste sono, proprio per essere pronti – anche con le risorse del Pnrr – a intervenire con i restauri e restituirle al pubblico”.

Così, nelle prossime settimane dalla Pinacoteca di Brera partiranno anche la ‘Madonna con il Bambino in gloria e i santi Giovanni Battista’ e ‘Ecce Homo’ di Federico Barocci, la ‘Madonna con il Bambino e i santi Agostino e Maddalena e angeli’ di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, la ‘Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio’ e ‘Gesù Bambino appare a sant’Antonio da Padova’ di Simone Canterini. Opere che andranno ad arricchire la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, così come il gruppo scultoreo ‘Gladiatore che uccide un leone’ che decorava la peschiera di Villa Giustiniani e il torso restituito dal Getty Museum nel 1999, dal Parco Archeologico di Ostia Antica torneranno a impreziosire la Villa di Vincenzo Giustiniani a Bassano Romano, in provincia di Viterbo. E ancora, la ‘Testata di trave bronzea’ degli arredi delle navi di Caligola 37-41 d.C. dal Museo Nazionale Romano andrà il 17 dicembre al Museo delle Navi Romane di Nemi e la ‘Cista Prenestina’ dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli tornerà al Museo Archeologico di Palestrina.

La valorizzazione del progetto prevede, inoltre, la collaborazione con la Rai che, attraverso Rai Doc, realizzerà un nuovo format, composto da un documentario breve e una serie di tredici episodi in presa diretta che saranno trasmessi dalle reti generaliste. Verranno raccontati la restituzione e il restauro delle opere d’arte partendo dai musei delle grandi città italiane, dai depositi dove l’opera è stata custodita e dai laboratori dove le sapienti mani dei restauratori l’hanno riportata a nuova vita. I direttori dei musei di provenienza e di quelli riceventi, i restauratori, gli storici dell’arte e gli esperti spiegheranno agli spettatori la storia dell’opera e le ragioni per cui è finita lontano dai luoghi che l’hanno vista nascere, offrendo anche spunti sulle attività dei professionisti dei beni culturali. 

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