Violenza donne, Valente (Pd): “Accusa Pas è forma più violenta di vittimizzazione”

Tavola rotonda promossa dalla Casa delle Donne 'Lucha y Siesta' di Roma 'Femminicidi: la soluzione è politica'
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ROMA – “Una punizione abnorme, una forma di vittimizzazione importante, forse la più violenta e aggressiva nei confronti della donne, che per queste ragioni spesso si guardano bene dall’avviare un processo di denuncia e fuoriuscita dalla violenza”. Così la senatrice Pd e presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, Valeria Valente, definisce i casi in cui alle donne che denunciano o vivono situazione di violenza vengono sottratti i figli con l’accusa di alienazione parentale intervenendo alla tavola rotonda promossa dalla Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ di Roma ‘Femminicidi: la soluzione è politica’.

Si tratta di un fenomeno che deriva, secondo Valente, da una “lettura non corretta della violenza”, scambiata per “mero conflitto. La violenza del maltrattante- sottolinea- non viene ritenuta rilevante nell’affido dei minori e molto spesso rischia di prevalere un racconto dell’uomo che accusa la donna di alienazione parentale, chiamata in tantissimi altri modi. Questo tipo di rifiuto dei minori verso il padre non viene ammesso in nome di una bigenitorialità interpretata sempre più come un diritto e sempre meno come un dovere e spesso il minore è costretto a ricostruire, contro la sua volontà e i suoi racconti, un rapporto con il padre perché viene ritenuto un principio irrinunciabile del nostro ordinamento. In questa vicenda di rapporti tra minore e padre, viene messa sotto processo la donna. È la donna che viene accusata di alienazione e condizionamento nei confronti del minore, di non essere una buona madre e in questo senso viene messa in discussione la sua competenza genitoriale e le vengono sottratti i figli, affidati a case famiglia o, addirittura, in alcuni casi sporadici ma drammatici, al maltrattante”.

Valente, che illustra le diverse indagini condotte dalla Commissione femminicidio in questi anni, tra cui quella sulle mamme accusate di alienazione genitoriale, osserva: “Stiamo parlando di un fenomeno che riguarda forse una piccola percentuale di casi, ma anche fosse il 10% di tante cause di separazioni civili significa fare una violenza atroce contro le donne. Dobbiamo evitare anche un solo caso di donna che denuncia, si trova sotto processo e rischia di perdere l’affido dei suoi figli. È un dato inaccettabile, per questo stiamo provando a indagare e siamo in procinto di presentare i dati, che speriamo siano così inoppugnabili, forti, seri, rigorosi, anche obiettivi”, conclude.

GARGANO (BEFREE): SOCIAL VIVIFICANO STEREOTIPI PATRIARCALI

“Pochi giorni fa è uscita un’indagine del Cnr che si chiama ‘Gap-Giovani alla prova’ con interviste realizzate nel 2019 a 3.273 studenti uomini e donne ed è stato un colpo al cuore leggerne gli esiti. Sono ancora peggio di quelli tratti dalle interviste con gli adulti e si ravvisano stereotipi profondamente arcaici: è l’uomo che deve portare i soldi a casa, il tradimento è legittimo per un uomo e per una donna no. Tutto quello che sembra così contemporaneo e avveneristico, i social media e gli strumenti che oggi i ragazzi e le ragazze hanno, non fa altro che perpetuare questi stereotipi patriarcali antichi che si vivificano in questi strumenti. E allora dobbiamo agire veramente”. È il monito che la presidente di Be Free cooperativa sociale, Oria Gargano, lancia nel corso della tavola rotonda promossa dalla Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ di Roma ‘Femminicidi: la soluzione è politica’.

“Sono contenta che ci siano nuove indagini e che la Commissione femminicidio si stia facendo parte dirigente nel sollecitare interventi in questo senso, ma sono profondamente preoccupata- continua Gargano- Mi sembra che ci sia un gap tra persone consapevoli, che agiscono il cambiamento e sono trasformative, e un contesto sordo e ostile che quotidianamente ci si ripresenta”.

ZANNI (D.I.RE): PIÙ CHE IMPATTO GENERE AUSPICHIAMO GENDER MAINSTREAMING

“Draghi ha detto che tutti i progetti che verranno inclusi nel Recovery Plan saranno sottoposti a una valutazione dell’impatto di genere. Questa è una novità molto importante, perché permette di sperimentare questo approccio che prima veniva utilizzato in amministrazioni locali in larga scala. Bisognerà monitorare come questa valutazione verrà portata avanti e soprattutto chi la porterà avanti. Io penso, però, che si tratti di una conquista a metà, perché nel ’95 a Pechino le donne avevano chiesto agli Stati il ‘gender mainstreaming’, che era qualcosa di più dell’impatto di genere”. Lo ha detto Mariangela Zanni consigliera nazionale di D.i.Re-Donne in Rete contro la Violenza intervenendo alla tavola rotonda promossa dalla Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ di Roma ‘Femminicidi: la soluzione è politica’.

E spiega cosa si intende per ‘gender mainstreaming’: “Si tratta di un approccio strategico alle politiche che deve partire dal processo di elaborazione delle politiche, passando per l’attuazione, la stesura delle norme, le decisioni di spesa, la valutazione e il monitoraggio. Quello che come movimenti e associazioni di donne dovremmo auspicare- avverte- è proprio il ‘gender mainstreaming’, che ci permetterebbe di raggiungere quella cultura diffusa dell’ottica di genere e della consapevolenza della violenza maschile sulle donne in tutte le politiche. L’altro limite che trovo in questa decisione di valutare l’impatto di genere- aggiunge Zanni- è che non può mancare l’ottica intersezionale. Non possiamo considerare il genere come una categoria isolata, ma la dobbiamo necessariamente mettere in connessione ad altre categorie sociali e specificità, per essere davvero inclusivo e per valutare l’efficacia di quell’impatto per tutte le donne e le soggettività che abitano il nostro Paese”, conclude.

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