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Bologna prepara un sistema di monitoraggio e allerta per i giovani hikikomori

Per contrastare il fenomeno dell'isolamento e autoreclusione, il Comune sta organizzando una serie di eventi di formazione, a partire da un seminario che si terrà il 22 gennaio
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BOLOGNA – La pandemia Covid, con conseguenti periodi di lockdown e di chiusura delle scuole, spinge a modificare lo sguardo anche sul fenomeno degli hikikomori e cioè dei ragazzi che si ritrovano vittime di isolamento patologico finendo per autorecludersi. A Bologna, in particolare, si sta pensando a come attivare un “sistema di monitoraggio e di allerta tempestiva”. A parlarne è Fabiana Forni, responsabile dell’unità Sistema formativo integrato infanzia e adolescenza del Comune, oggi nel corso di una commissione del Consiglio comunale dedicata proprio al tema hikikomori.

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LE DIFFICOLTÀ A RAGGIUNGERE LA DAD HANNO CONTRIBUITO

“Alla luce dell’isolamento forzato durante il lockdown il tema è tornato grandemente all’attenzione dei servizi, nel senso che l’emergere di situazione di malessere e di difficoltà a raggiungere la Dad ha rimesso al centro l’attenzione su chi sono questi ragazzi”, spiega Forni. Nell’ambito di un programma specifico deliberato dalla Regione Emilia-Romagna, attraverso i Tavoli adolescenza, anche a Bologna “ci siamo confrontati su come affrontare le situazioni di isolamento dei ragazzi” per capire “cosa fare, anche rifondando nuove modalità di intervento– continua la specialista del Comune- per prendere in carico queste situazioni un po’ border line, nel senso che nelle manifestazioni di ritiro il primo campanello che ci deve preoccupare è l’assenza scolastica prolungata“. Una delle prime azioni sul territorio sarà un seminario in programma per il 22 gennaio, costruito con il Tavolo, dove si parlerà della rete tra i diversi servizi interessati e della “definizione di quelli che possono essere interventi sperimentali da attivare in questa situazione pandemica”.

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AL CONVEGNO INTERVERRÀ ANCHE LA PROCURA

Al convegno del 22 gennaio è previsto anche un intervento della Procura, segnala Forni, perché tra i ragazzi che “scompaiono” dai radar ci sono anche situazioni “in cui i genitori sono assenti” e quindi si pone “un tema anche sociale di tutela del minore, che va affrontato”. Nel convegno, poi, “presenteremo il nostro protocollo di raccordo tra Istituti comprensivi, servizi sociali e servizi educativi e scolastici territoriali- anticipa Forni- che promuove la segnalazione di situazioni di fragilità, in particolare di evasione e dispersione scolastica, in modo di cercare di essere il più tempestivi possibile laddove ancora ci sono margini di manovra e le situazioni non sono ancora cronicizzate”.

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Inoltre, “un’altra azione che svilupperemo, sempre a livello metropolitano- continua l’esperta del Comune- è un raccordo con gli Sportelli ascolto“, che in questo momento “sono punti ancora non proprio in rete con il sistema”: nei primi mesi del 2021 sarà quindi potenziata la formazione degli operatori degli Sportelli, per far sì che siano maggiormente in grado di “supportare gli insegnanti nell’iter di segnalazione e consigliare alle famiglie a quale servizio rivolgersi”. Insieme all’Università, poi, verrà sviluppato un lavoro di approfondimento sulle “case history” e sulle “buone prassi” da diffondere, continua Forni, aggiungendo che la collaborazione con l’Ateneo servirà anche ad ottenere una “fotografia più puntuale” del fenomeno.

FONDAMENTALE IL MONITORAGGIO

Si tratta di “andare a vedere chi sono i ragazzi dispersi”, sottolinea Forni: “Abbiamo visto durante il lockdown che c’erano tante dispersioni ‘di strumento’, nel senso che mancavano i router e i pc, adesso che abbiamo fornito i dispositivi vogliamo vedere se c’è un tema di negligenza familiare o invece di difficoltà socio-relazionale e psicologica da parte dei ragazzi”. È necessario “un approfondimento su chi sono i ragazzi che non stanno frequentando o che frequentano poco, è un dato che manca: siamo in una situazione pandemica particolare ed essere tutti in allerta è fondamentale”, avverte Forni. Vale anche per i genitori, continua Forni, perché già da una ricerca condotta dall’Usr nel 2018 emergeva che “moltissime famiglie non erano sufficientemente in rete con la scuola” ed erano poco propense a collaborare: segno che “con il mondo scolastico dobbiamo lavorare molto per favorire l’abbattimento delle diffidenze e favorire il riconoscimento delle difficoltà”. Per tutti questi motivi “abbiamo bisogno di poter guardare meglio ai dati”, sottolinea la funzionaria di Palazzo D’Accursio: “Ci piacerebbe attivare un sistema di monitoraggio e di allerta tempestiva per capire da tutte le scuole che fenomeno stiamo vedendo” e quindi ottenere “fotografie dei bisogni” più precise. Un altro elemento che interviene su queste tematiche, poi, è che a livello nazionale sta emergendo un aumento di richieste di scuola parentale, riferisce Forni: cosa che preoccupa i servizi perché questo tipo di istruzione in famiglia rischia di far perdere le dinamiche di gruppo.

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