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Mucche in piazza per protestare contro la politica dei prezzi del latte – FOTO

Si alza dal centro commerciale di Euroma2 il grido d'allarme della Coldiretti contro l'abbassamento del compenso dei produttori nel settore lattiero-caseario
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ROMA – Si alza dal centro commerciale di Euroma2, nella zona sud della Capitale, il grido d’allarme della Coldiretti contro l’abbassamento del compenso dei produttori nel settore lattiero-caseario. Per protesta gli allevatori hanno allestito una stalla con due mucche. L’iniziativa ha un duplice obiettivo: sensibilizzare i consumatori “ingannati dal finto made in Italy” e protestare contro le politiche dei prezzi portate avanti dalla multinazionale francese Lactalis, divenuta un colosso del mercato lattiero-caseario italiano dopo l’acquisizione dei marchi Parmalat, Locatelli, Invernizzi e Galbani.

La protesta degli allevatori laziali, infatti, si unisce alla battaglia che i produttori lombardi stanno portando avanti in questi giorni proprio contro Lactalis, con presidi in tutta la regione ed in particolare nelle aree di Lodi e Monza. Più di un centinaio di lavoratori della Coldiretti, ai quali si sono aggiunti varie scolaresche, hanno presidiato il piazzale antistante il centro commerciale, dove era allestita una stalla con due mucche, oltre a vari banchetti per la distribuzione di latte, formaggi e mozzarelle. I manifestanti, inoltre, hanno portato la loro protesta all’interno del centro commerciale, dove hanno distribuito numerosi volantini. Secondo la Coldiretti, solo una confezione su quattro di latte UHT “made in Italy”, contiene effettivamente latte italiano: questo avverrebbe con la sostituzione del latte nostrano con quello straniero, meno caro ma con standard qualitativi inferiori. Inoltre, sempre secondo la Coldiretti, circa il 50% delle mozzarelle consumate in Italia è prodotta con cagliate straniere. Terreno di scontro anche le politiche dei prezzi praticati dalle grandi industrie: mentre il prezzo del latte per il consumatore in Italia rimane uno dei più alti, circa 1,50 euro a litro, si tenta di abbassare a 29 centesimi a litro la quota pagata agli allevatori. Un corrispettivo ben al di sotto del costo di produzione che, per mantenere “i migliori standard qualitativi europei”, oscilla tra i 38 e i 41 centesimi a litro.

di Michele Bollino

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