Minori, due sorelle di Torino divise in comunità diverse. Maison Antigone: “Ascoltatele”

Dal 22 sono state allontanate dalla madre e spostate in una prima struttura, dove sono state poste in quarantena, per poi essere separate in due comunita' diverse dal 4 agosto
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ROMA – “I minori devono essere ascoltati e rispettati nella loro volonta’ ad ogni eta’, a maggior ragione a 14-15 anni, quando hanno piena capacita’ di intendere e di volere. Ci sono convenzioni internazionali e articoli ben precisi dei Codici Civile e Penale che tutelano l’ascolto e il rispetto di questa volonta’. Non si capisce perche’ queste due ragazzine possano essere trattate come delle criminali, stando in un regime di non liberta’”. Sono le parole dell’avvocata rotale e presidente di Maison Antigone, Michela Nacca, intervistata dall’agenzia di stampa Dire sul caso di Alice e Giulia, come sono ormai note le due sorelle che dal 4 agosto vivono separate in due comunita’ senza poter riabbracciare la mamma e gli altri familiari.

Le ragazze, di 14 e 15 anni, “fino al 22 luglio scorso erano collocate presso la mamma, che aveva denunciato l’ex partner di violenza- racconta Nacca- Dal 22 sono state allontanate dalla madre e spostate in una prima struttura, dove sono state poste in quarantena, per poi essere separate in due comunita’ diverse dal 4 agosto. La ragazza piu’ grande non riesce ad avere contatti con l’esterno perche’ l’hanno convinta a consegnare il cellulare all’arrivo in struttura, l’altra si e’ rifiutata di darlo e manda audio alla famiglia in cui si lamenterebbe del fatto che all’interno della comunita’ non trova ascolto ne’ credibilita’”.

Negli audio la piu’ piccola racconterebbe anche “delle violenze subite dal padre”, fa sapere la presidente di Maison Antigone, in contatto con i familiari delle ragazze.

Alla base della collocazione in comunita’ di Alice e Giulia c’e’ un provvedimento del Tribunale di Torino, che “ha respinto il reclamo che richiedeva fosse considerato nullo- fanno sapere i familiari delle sorelle- È grave che queste due ragazze, che hanno inequivocabilmente espresso la volonta’ di vivere serenamente con la madre, senza che alcun reale motivo lo sconsigli, continuino a esserne dolorosamente impedite. Esprimiamo inoltre preoccupazione perche’, in particolare la piu’ piccola, si trova collocata in una situazione con aspetti di degrado ambientale e con fatti penosi e intollerabili, come minacce e l’impedimento a trascorrere i weekend con la madre previsti dal giudice stesso”.

“Senza contare- sottolinea ancora la famiglia- l’ostinazione da piu’ di un mese a non rendere possibile una lastra alla mano che si e’ infortunata in circostanze ancora da chiarire”.

Gli episodi di violenza “sarebbero avvenuti negli incontri liberi che le ragazze avevano con il padre nel corso della separazione dalla madre”, sottolinea Nacca, che cita la normativa che “questo sistema viola”. A partire da quella internazionale: “I minori devono essere ascoltati dai 12 anni in poi e, dai 14 anni, deve essere rispettata la loro piena volonta’. Su questo la legislazione e’ chiara: dall’articolo 12 della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo all’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo- spiega Nacca- E ancora: agli articoli 315 bis, 336 bis e 337 del Codice Civile, e agli articoli 392 e 398 del Codice di procedura penale”.

Invece, “le ragazze non possono uscire liberamente e non possono ricevere visite desiderate ne’ contattare liberamente la madre, le amiche e i parenti. I contatti che hanno sono solo decisi dagli educatori della struttura con la loro supervisione, neanche fossero delle recluse”.

Il paradosso, per la presidente di Maison Antigone, e’ che “la legge presume, alla loro eta’, la piena capacita’ di intendere e di volere, tant’e’ che”, ipoteticamente, “sarebbero imputabili” e “potrebbero decidere della vita di un eventuale figlio, qualora partorissero, ma non possono scegliere dove abitare”.

“Tutto cio’ configura una situazione di grave disturbo per il percorso educativo delle due ragazze, le quali invece stanno esprimendo il loro disagio con una maturita’ di giudizio che getta una luce significativa su alcune gravi disfunzioni del sistema socio-assistenziale- concludono i familiari di Alice e Giulia- Per chi abbia a cuore il futuro della nostra societa’ sarebbe grave non volerle ascoltare”.

Le vicende delle due sorelle di Torino, per l’avvocata Michela Nacca, rientrano in quel “meccanismo che scatta all’interno dei Tribunali italiani quando vengono denunciate violenze, per cui grazie a una Ctu (Consulenza tecnica d’ufficio, ndr) si decide di prendere queste ragazze, non allineate con la relazione paterna, per metterle in una struttura dove le stanno sottoponendo ad un percorso di ‘riallineamento’, sicuramente educativo o psicoterapico. Ma con quali criteri? Questo percorso e’ stato validato? Che caratteristiche ha? Da quello che racconterebbe la piccola negli audio- dice- sono caratteristiche non rispettose della sua dignita’”.

Per le sorelle di Torino e i quattro minori di Cuneo, anche loro allontanati dalla madre e separati in strutture diverse, Maison Antigone ha lanciato lo scorso 28 luglio una petizione perche’ “vengano ascoltati e tornino subito con le loro madri”.

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10 Agosto 2020
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