Lacrime e commozione per Nereo, il clochard ucciso a Roma da un’auto pirata

ROMA - Si sono radunati ieri in centinaia
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ROMA – Si sono radunati ieri in centinaia nella Basilica di Santa Teresa D’Avila per ricordare Nereo Gino Murari, ucciso da un’auto pirata nelle prime ore del mattino. La funzione, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio ha raccolto residenti, lavoratori e amici del senza tetto di origini venete famoso per il suo sorriso, la sua educazione e le sue continue letture ad ogni ora del giorno, con il caldo, il freddo, il sole o la pioggia. “Una morte tragica”, come è stata definita durante l’omelia da don Fernando, sacerdote della Comunità di Sant’Egidio- che ha sconvolto quartiere che aveva creato con Nereo un legame sempre più forte”.
Quella di Nereo- ha proseguito il sacerdote- è una storia di vita che ci incoraggia a un’umanità migliore. Il suo ricordo sia un atto di giustizia e di amore verso i tanti che vivono per strada in attesa che qualcuno si accorga di loro. Ma la nostra società ha imparato a convivere con tante sofferenze, quasi accettandole. Nemmeno la morte, arrivata come un ladro nella notte, può privarci dell’amore e dell’amicizia che Nereo donava a questo quartiere e ai suoi abitanti”.

Al termine della funzione i partecipanti, molti dei quali in lacrime, si sono recati con un fiore nel giaciglio di Nereo, a corso Italia, dove viveva con il suo cane Lilla da oltre 10 anni. L’angolo sotto le mura aureliane è ormai una testimonianza di quanto questo tragico evento abbia colpito uomini e donne della zona.

Una commozione sincera e commossa che non accenna a diminuire. “È veramente bello vedere come con la simpatia e la intelligenza di Nereo- ha confermato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo- siano state capace di fare affezionare tanti abitanti del quartiere e persone che lavorano qui. Quest’uomo è stato una luce per tante persone e questa storia ci racconta la ricchezza umana di molte delle persone che vivono per strada. Basterebbe a volte solo fermarsi, ascoltarle e tendere una mano”.

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