Di Maio alla Lega: “Basta provocazioni, non se ne può più”

"Hanno visto i sondaggi che danno il MoVimento in risalita e sono entrati in paranoia"
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ROMA – “Il mio invito alla Lega è: basta strategia, basta calcoli elettorali, basta provocazioni. Non se ne può più!”. Lo scrive su facebook Luigi Di Maio.

“C’è un contratto, portiamolo avanti- aggiunge-. Iniziamo a farlo con un tavolo che concretizzi in tempi rapidi la Flat tax e il salario minimo. Meno tasse e stipendi più alti agli italiani. L’obiettivo è questo, migliorare il Paese, non inseguire i sondaggi”.

“Noi- continua Di Maio- vogliamo che questo governo vada avanti per altri 4 anni, rispettando punto per punto il contratto di governo. L’Italia non può permettersi di tornare ai Renzi o ai Berlusconi, così come non può permettersi un altro Patto del Nazareno e un esecutivo tra Pd e Forza Italia. Proprio per questo mi sorprendono le provocazioni che la Lega ci sta muovendo contro in queste ore, ma credo facciano parte di una precisa strategia per cercare di riprendere consenso creando lo scontro su temi divisivi per la popolazione”.

Evidentemente, aggiunge, “dopo aver visto gli ultimi sondaggi che davano in ripresa il MoVimento sono andati in paranoia. Non a caso hanno ricominciato a parlare di grembiulini, armi, province e ora arrivano persino ad inventarsi che siamo a favore della droga (che è folle solo pensarlo). E vedrete che fra poco inizieranno a buttare in mezzo altre provocazioni”.

“Mi dispiace davvero che si arrivi a questo- aggiunge Di Maio-, ovvero a sparlare di tutto pur di riprendere qualche voto in più. Se il MoVimento 5 Stelle viene apprezzato è perché in questi mesi a noi dei sondaggi e dei consensi è interessato poco. Abbiamo fatto quello che era giusto e i risultati delle nostre misure iniziano a vedersi. Penso al Decreto Dignità, che ho voluto con tutto me stesso e che ha fatto salire i contratti a tempo indeterminato del 300% in un anno, facendo registrare anche un calo della disoccupazione giovanile tornata ai valori del 2011”.

“Questi sono fatti e gli italiani lo capiscono- dice ancora-. Non sono fessi. Non si fanno imbambolare da tre parole ma giudicano, appunto, sui fatti. Diciamo che con tutti gli schiaffi presi dai governi precedenti abbiamo imparato come popolo a farci rispettare, per fortuna!”.

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