Violenza donne, Avvocati Roma: “Procure in difficoltà sul Codice rosso”

L'avvocato Antonio Galletti è stato interpellato oggi in merito all'applicazione del nuovo Codice rosso per i reati in materia di violenza domestica e di genere
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ROMA – “Non ho ancora i dati della Procura di Roma perché la legge è recentissima, ma credo ci sia stato un aumento esponenziale di questo tipo di denunce, al punto tale che qualche procuratore ha già cominciato a porre in evidenza delle criticità. La difficoltà delle Procure, in particolare, è riuscire a comprendere quali sono effettivamente le denunce da perseguire con urgenza e quali invece sono magari più strumentali”. Risponde così il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, l’avvocato Antonio Galletti, interpellato oggi dall’agenzia Dire in merito all’applicazione del nuovo Codice rosso per i reati in materia di violenza domestica e di genere, entrato in vigore da agosto, in occasione del convegno ‘Codice rosso: criticità e prime applicazioni‘, che si è svolto nell’aula Avvocati della Corte Suprema di Cassazione. 

L’evento è stato organizzato dalla commissione ‘Progetto Donna’ dell’Ordine degli Avvocati di Roma. 

“Non basta fare le norme- ha proseguito l’avvocato Galletti- per gestire un importante impatto normativo, come questo, bisogna creare le strutture e offrire i mezzi e le risorse umane. C’è una scienza apposita che serve a studiare l’impatto che la regolamentazione ha sulla società e sul nostro ordinamento. Talvolta il legislatore interviene sull’onda, giustamente dell’urgenza e della preoccupazione da parte dei cittadini, e non si ha il tempo di valutare gli impatti che avrà una legge. Nel caso dei Codici rossi la valutazione andrà necessariamente fatta ex post”.

 – Dall’entrata in vigore di questa nuova norma gli uffici giudiziari sono stati sommersi da denunce e segnalazioni che non vengono valutate sulla base della gravità degli atti, per l’imposizione dei tempi (tre giorni) entro i quali si devono sentire le donne. Cosa si può fare?

 “Sicuramente bisogna attrezzare gli uffici e organizzarli in modo tale che possano far fronte a questa mole di denunce- ha risposto all’agenzia Dire il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma- La seconda cosa da fare, al più presto, è quella di intervenire sulla formazione e sulla coscienza dei cittadini per impedire che questi fatti accadano. Da questo punto di vista è essenziale la formazione scolastica, oltre che quella familiare. E devo dire che la reintroduzione tra le materie di studio scolastiche dell’educazione civica è sicuramente di buono auspicio, perché in così si può veramente formare i futuri cittadini a non commettere questo tipo di reati odiosi”. 

– Pariamo del braccialetto elettronico: secondo lei questa legge non rischia di lasciare scoperto il fronte delle misure cautelari, per cui una persona ai domiciliari in attesa del processo può tranquillamente evadere con il rischio di compiere nuove violenze? 

“Diciamo che l’evasione non è un atto ‘tranquillo’, ma è un reato- ha risposto ancora l’avvocato Galletti- quindi chi lo commette sa di andare incontro ad un ulteriore profilo di responsabilità penale. Si tratta comunque di una tutela ulteriore che è stata offerta dall’ordinamento; questo vale in generale per tutti i casi in cui non è prevista la detenzione in carcere. Diversamente, bisognerebbe disporre sempre di una detenzione in carcere, ma questo oltre che non corretto dal punto di vista tecnico-giuridico è anche impossibile dal punto di vista pratico”. 

Il Codice rosso, intanto, inasprisce le pene e dà una corsia preferenziale alle donne che denunciano la violenza. Ma dai centri antiviolenza contestano: in questo modo si corre il pericolo di una ‘vittimizzazione secondaria’, perché la donna deve essere riascoltata subito… Cosa replica?

“Questa contestazione viene spesso sollevata- ha sottolineato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma- però è vero che in tutti i processi, in particolare modo nel processo penale, bisogna assicurare i diritti di difesa anche delle persone offese e delle vittime. Il contraddittorio impone necessariamente uno schema processuale, che mi rendo conto a volte può sembrare eccessivamente penalizzante per chi ha già subito il reato. Tuttavia, questo è il nostro ordinamento- ha concluso- e questo è quello che garantisce al massimo il fatto che poi la sentenza sia giusta”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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