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Regionali Lombardia. “Prima il Quirinale”, ma nel centrosinistra spunta il nome di Cottarelli

Al momento si tratta del classico 'soffio di vento', arrivato però alle orecchie di vari consiglieri
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Di Nicolò Rubeis e Marco Sacchetti

MILANO – L’economista Carlo Cottarelli è uno dei nomi che stanno circolando nel centrosinistra lombardo per le regionali del 2023. Il suo profilo, seppur in una fase ancora embrionale, si aggiunge a quelli del sindaco di Brescia Emilio Del Bono e dell’ex primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia. Sullo sfondo rimane pure la suggestione di una giovane candidatura meneghina come quella dell’assessore Pd e campione di preferenze alle comunali, Pierfrancesco Maran, attualmente impegnato sull’asse Palazzo Marino-Pirellone per la delicata riforma delle case popolari.

Certo, come sottolineano a microfoni spenti diversi esponenti dem, al momento sembra comunque prematuro parlare di singole persone, visto che “non si stanno facendo ragionamenti su un nome”. Dichiarazioni che sembrano di facciata, ma in realtà nascondono riflessioni politiche più ampie. “Il centrosinistra per essere competitivo a livello nazionale deve esserlo in Lombardia, dove votano un sesto degli italiani. Una sfida per la Regione è una sfida per il Paese e questo Enrico Letta lo sa bene”, ragionava con la ‘Dire’ una settimana fa il segretario regionale Vinicio Peluffo scansando con un gesto della mano qualunque ragionamento nominalistico.

Peluffo preferisce concentrarsi su un percorso che sfoci in estate nella nomination. La road map prevede entro la fine dell’anno una prima assemblea del Pd lombardo, dalla quale partirà “una campagna di ascolto” con i diversi mondi del territorio, dal sociale alle imprese, con l’obiettivo di iniziare a “sondare gli umori e rinforzare i legami”.

Di nomi non si parla, fanno sapere ancora altre fonti in Regione, perché vige una sorta di “patto” non scritto: prima di discutere di qualunque candidatura si aspetterà di capire come finirà col presidente della Repubblica. Gli scenari per il Quirinale sono tanti e variegati: “Se scegliamo il presidente con Forza Italia- azzarda un esempio nemmeno troppo futuribile un consigliere Pd- con la Lega e Fratelli d’Italia fuori, gli azzurri sarebbero più liberi di fare ragionamenti autonomi”.

Prima dunque gli assetti politici, poi si ragiona sul candidato. Ma è meglio un politico o un civico? “Si dice tanto che i sindaci possono spostare, perché spesso capita che alle politiche va in un modo e alle amministrative in un altro”, osserva ancora il dem a fari spenti. “Ma il problema è quanto riesci a disarticolare il campo del centrodestra. Alla fine le elezioni regionali hanno valenza politica, e conta quanto riusciremo a infilarci nelle loro difficoltà”.

Ma le voci, come quelle relative a Cottarelli, cominciano a circolare al Pirellone. Al momento si tratta del classico ‘soffio di vento’, arrivato però alle orecchie di vari consiglieri. “Ma non se ne è ancora parlato in nessuna occasione ufficiale”.

L’economista di Cremona ed ex direttore del Fondo Monetario Internazionale vanta un curriculum di altissimo livello. Sarebbe un vero e proprio “briscolone” nella partita a carte col centrodestra nella sua regione madre, che ha visto nascere sia la Lega di Bossi sia soprattutto la seconda Repubblica, spinta dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi. Nel 2018, chiamato da Sergio Mattarella, Cottarelli fu persino vicino a guidare un governo ad interim che avrebbe condotto l’Italia verso nuove elezioni, prima dell’accordo raggiunto tra la Lega e il M5S che portò a Palazzo Chigi Giuseppe Conte.

Seppur non direttamente, Cottarelli è comunque impegnato in senso civico e politico. Recentemente ha infatti aderito a due nuovi progetti, ‘Programma Italia’, un comitato scientifico che formalizzerà proposte di matrice liberale per un nuovo programma di governo (tra i promotori ci sono +Europa e Azione di Carlo Calenda), e ‘Base Italia’, il network coordinato da Marco Bentivogli e Luciano Floridi. Ultimamente Cottarelli è anche attivo con Interspac, il progetto di azionariato popolare in favore dell’Inter.

Il nome più in vista nel centrosinistra, per adesso, è sicuramente quello del bresciano Emilio Del Bono. Il suo secondo mandato da sindaco a Palazzo Loggia scadrà proprio nel 2023, quando si voterà per le Regionali. A settembre persino Giuseppe Sala si era espresso su di lui, definendolo un ottimo candidato. Dal Pd assicurano che Del Bono “ci sta pensando” o comunque “ci penserà”.

Mentre il profilo di Giuliano Pisapia resta al momento soltanto una suggestione. L’ex sindaco arancione ha dalla sua il fatto di essere stato uno dei fautori- anche se in un’era politiche diverse- dell’allargamento del campo del centrosinistra, condizione ritenuta imprescindibile dal Pd per provare a strappare al centrodestra la Lombardia. L’avvocato potrebbe essere dunque il nome che mette tutti d’accordo nel “campo largo” caro a Enrico Letta.

Un assetto di gioco a schemi variabili che deve però fare i conti con il risultato roboante di Sala e del Pd a Milano un mese fa. In molti, tra i dem, sono convinti che a trainare debba essere una figura forte proveniente dalla città. Ai più maliziosi non è sfuggita l’insistenza con la quale Pierfrancesco Maran, dopo il successo anche personale delle urne, ha iniziato a definire il rinnovo del Pirellone come la sfida delle sfide.

Eppure, molti nel Pd sono convinti che nemmeno l’assessore meneghino ci stia pensando, concentrato solamente sull’interlocuzione con la Regione e con Alessandro Mattinzoli per la riforma dei quartieri popolari e la gestione Aler-Mm. Ma c’è anche chi fa notare le stringenti tempistiche fissate per portare a casa l’operazione. Come a dire, se Maran fa la riforma velocemente incassa un risultato di rilievo che sarebbe la leva per candidarsi.

“Ci vorrebbe Beppe Sala”, si lancia ridendo un consigliere. “Milano non è la Lombardia, e la dinamiche milanesi sono difficilmente comprensibili nella Regione”, frena un altro. Per parlare di nomi- come quelli dei fratelli Boeri, sempre in voga quando si parla di candidature- ci sarà tempo. Fondamentale per il Pd partire ragionando su un progetto largo, che comprenda sicuramente il M5S e arrivi fino ad Azione. E Italia Viva? Peluffo è stato chiaro una settimana fa: “Sono bene accetti tutti quelli che credono che si debba voltare pagina e pensano che la cosa fondamentale sia mandare a casa questa giunta”.

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