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Modena, ‘ritorno’ al rifugio antiaereo e la sagoma di una bomba ‘cade’ in piazza Mazzini

Dal 14 febbraio una videoinstallazione immersiva permetterà di 'rivivere' l’esperienza di un rifugio antiaereo mentre cadono le bombe

Pubblicato:06-02-2024 17:34
Ultimo aggiornamento:06-02-2024 17:34

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MODENA – Una bomba sganciata da un aereo alleato colpì la stazione ferroviaria, il 14 febbraio 1944, e la zona industriale a nord della città, dove si trovavano le officine Corni. Fu la prima delle 200 incursioni aeree che si abbatterono su Modena fino alla Liberazione, causando distruzioni e danni enormi anche in centro storico, dove la chiesa dei Servi fu rasa al suolo e vennero colpiti Duomo e palazzo Santa Chiara. Per la prima volta, i cittadini scoprirono la “guerra totale” che arrivava dall’alto, all’improvviso, e colpiva tutti, indistintamente. Adesso, a ottant’anni dal primo bombardamento, torna protagonista il Nuovo (Albergo) Diurno, tra i primi rifugi antiaerei della città: parallelamente a piazza Mazzini, infatti, ospiterà la rassegna “Quando (anche qui) cadevano le bombe”. Secondo gli organizzatori, è “un’occasione per conoscere una parte della storia di Modena e riflettere sulle trasformazioni della guerra nel Novecento e sulle sue terribili conseguenze sulla popolazione”, pensando anche alle guerre di oggi dentro e fuori dall’Europa. Da mercoledì 14 febbraio, così, il Nuovo Diurno si trasformerà nuovamente in un rifugio antiaereo attraverso una videoinstallazione immersiva. E si può così ‘rivivere’ l’esperienza di un rifugio antiaereo.

L’iniziativa verrà anticipata, da venerdì 9 febbraio, con la grande sagoma di una bomba “caduta” in piazza Mazzini, mentre in alcuni punti simbolici della città saranno installati dei totem illustrativi. Nel programma anche un seminario intitolato “Guerre dal cielo. I bombardamenti sulle città nel Novecento”. Dal 14 febbraio al 10 marzo, alle 15 e alle 17 di ogni giorno, i visitatori, seduti su panche di legno, potranno rivivere l’esperienza di un rifugio antiaereo mentre fuori cadono le bombe. Al Diurno una videoproiezione occuperà le tre pareti della sala principale, mentre nella sala didattica nel tavolo touch screen “si potrà vedere una ricca documentazione fotografica”, fanno sapere gli organizzatori. In piazza Mazzini, una grande mappa della città, a terra, indica 19 luoghi simbolo del centro di Modena tra i più significativi “per ricostruire le conseguenze dei bombardamenti sulla città, divisi per funzione”: edifici colpiti nelle incursioni, organizzazione della città nell’emergenza, vita quotidiana sotto le bombe.

Quattro totem, con la foto del luogo dopo il bombardamento, saranno collocati in piazza Torre, ai piedi della Ghirlandina, a Palazzo dei Musei, a Palazzo Santa Chiara e alla stazione ferroviaria. Come spiega il vicesindaco Gianpietro Cavazza, oggi nel corso della presentazione dell’iniziativa nel palazzo comunale, “conoscere la guerra, i lutti e le distruzioni che porta e le ferite che lascia aperte a lungo termine nelle persone e nelle società è il primo passo per riflettere sulla pace. La pace- ricorda Cavazza- deve essere costruita ogni giorno e deve investire la vita umana in ogni suo aspetto, non solo con slogan o giornate dedicate. Serve un costante lavoro educativo, oltre che politico e sociale per costruire una cultura del rispetto delle reciproche differenze, contro la cattiva cultura della discriminazione e della violenza di cui si nutre la guerra”. Alla presentazione hanno partecipato Chiara Lusuardi, dell’Istituto storico di Modena, Carlo Altini, Università di Modena e Reggio Emilia, Antonietta Vastola, presidente del Centro documentazione donna che hanno curato la manifestazione in collaborazione con Pophistory. Il progetto è promosso dal Comitato per la storia e le memorie del Novecento del Comune.

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