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Colombia, Eduardo Celis (Esperto): “Serve processo di pace con Eln”

Nei confronti a fuoco che si sono verificati in settimana sono rimasti uccisi almeno 23 civili e due guerriglieri dissidenti
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ROMA – “Organizzare un processo nazionale di pace con l’Eln è l’unico modo per mettere fine a un conflitto che va avanti da anni e alla sofferenza di comunità come quelle dell’Arauca, che devono essere centrali in questo percorso. E’ una missione che attende il nuovo governo che verrà quest’anno: l’approccio di quello attuale, prossimo alla fine, non ha portato a nulla”. A parlare è Luis Eduardo Celis, attivista e consulente del think tank colombiano Fundacion Paz y Reconciliación, nato quasi dieci anni fa per contribuire con analisi di esperti alla costruzione della pace nel Paese sudamericano. L’agenzia Dire lo intervista mentre dal dipartimento settentrionale di Arauca, al confine con il Venezuela, giungono le notizie di scontri tra l’Ejército de Liberación Nacional (Eln) e gruppi dissidenti delle ex Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (Farc), due formazioni entrambe di ispirazione marxista, almeno alle origini. Con milizie “dissidenti” si intendono quelle frange delle Farc che non hanno accettato o che sono uscite dagli accordi di pace siglati nel 2016, dopo 50 anni di conflitto civile, con il governo dell’allora presidente Juan Manuel Santos. Nei confronti a fuoco che si sono verificati in settimana sono rimasti uccisi almeno 23 civili e due guerriglieri dissidenti, stando a quanto riferiscono la Defensorìa del pueblo, un ente del governo che si occupa della tutela dei diritti umani, e il ministero della Difesa di Bogotà.

All’origine delle tensioni, secondo il titolare del ministero Diego Molano, ci sarebbero delle riconfigurazioni interne ai due gruppi, ma anche dei dissidi sul controllo del traffico di droga e dei guadagni che ne derivano. In un comunicato pubblicato dal portale di notizie locali Arauca hoy por hoy invece, l’Eln ha accusato i gruppi ex Farc di essere sostenuti dai governi di Colombia e Stati Uniti e di aver avviato un’offensiva ai loro danni.

Eduardo Celis, che è anche giornalista, firma del portale di notizie Las2orillas, premette che questa nuova fase di violenze in Arauca “si iscrive in un contesto di fondo segnato da un conflitto non risolto e dalla mancanza di fiducia delle comunità locali nei confronti della politica”. Il dipartimento, una terra rurale “completamente dimenticata dallo Stato almeno fino alla scoperta di alcuni giacimenti petroliferi negli anni ’80”, dice il cronista, “è teatro delle attività dell’Eln almeno da 40 anni” ed è stato epicentro, negli anni, anche di alcuni picchi nelle ostilità, “come quello che tra il 2005 e il 2011 provocò almeno 1000 morti”.

Proprio in Arauca, osserva inoltre l’esperto, “il gruppo armato ha installato la sua organizzazione chiave, il Frente Domingo Laín”. Il dipartimento rappresenta quindi come un nodo cruciale per risolvere il conflitto armato in Colombia, che prosegue nonostante l’intesa del 2016. “E’ stato un passaggio a dir poco storico – dice Eduardo Celis in riferimento all’accordo, siglato a L’Avana – ma il governo del presidente Ivan Duque manca della volontà politica per destinare le giuste risorse economiche e portare avanti la sua implementazione”. Tornando all’Arauca, il consulente della Fundacion Paz y Reconciliacion afferma che “la pace passa sicuramente dai suoi destini”. Per poterci arrivare però, continua il giornalista, “è necessario innanzitutto pretendere che i gruppi armati rispettino la popolazione civile” e poi, “avviare un processo di pace nazionale che coinvolga l’Eln e che possa aprirsi anche alla dissidenza Farc”. 

Un compito arduo ma fondamentale, fuori dalla portata dell’amministrazione Duque, quando mancano cinque mesi alle elezioni presidenziali previste per il 29 maggio. “Nel 2018, durante la sua campagna elettorale – spiega Eduardo Celis-, il presidente aveva detto che avrebbe negoziato con l’Eln solo previo alcune condizioni, mentre il gruppo armato affermava che era disposto a mediare solo in assenza di condizioni: il risultato è stato che l’esecutivo sta per finire il suo mandato e che non è successo nulla“.

Bogotà ha deciso di combattere l’organizzazione di ispirazione marxista soprattutto con le armi, annunciando nei mesi scorsi l’uccisione di alcuni suoi comandanti storici, come Ogli Ángel Padilla Romero, nome di battaglia Fabìan, deceduto in un bombardamento lo scorso settembre. Un approccio che l’amministrazione Duque sta portando avanti anche in queste ore. Il governo ha infatti annunciato l’invio di altri soldati nella regione, oltre che l’istallazione di due nuove basi e l’aumento della vigilanza militare al confine con il Venezuela.

Anche quest’ultimo Paese il suo governo, guidato dal presidente Nicolas Maduro, ha un ruolo nel conflitto: il governo colombiano ha più volte accusato Caracas di proteggere i guerriglieri nel suo territorio. Su questo punto, Eduardo Celis è lapidario: “L’Eln opera in Venezuela almeno dal 1999 ed è probabile che abbia legami con la realtà locale. Per il resto però, la questione è tutta colombiana, relativa all’incapacità dei governi di contenere il problema. In questa storia il Paese nostro vicino è soprattutto una vittima del nostro conflitto”. 

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