Zebre rugby: Cancro alla prostata? lo affrontiamo di petto /VIDEO

Bernabò e De Marchi: "Pronti a fare squadra con gli altri sport"
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ROMA  – Novembre è tempo di solidarietà maschile, è tempo di ‘Movember‘. Termine che nasce dalla fusione delle due parole inglesi, ‘november’ e ‘moustache’ (novembre e baffi), è il nome di una campagna, nata nel 2003 in Australia, di sensibilizzazione alla lotta contro il cancro alla prostata. Dal campo dello stadio Lanfranchi di Parma i due giocatori delle Zebre Rugby, Valerio Bernabò e Andrea De Marchi, raccontano alla Dire il motivo che ha spinto la loro squadra a sostenere ‘Movember’.

In occasione dell’evento gli sportivi che aderiscono si fanno crescere simbolicamente i baffi per diffondere la consapevolezza sulla patologia e soprattutto raccogliere fondi a favore della prevenzione. Il rugby, forse più di altri sport, spesso scende in campo per iniziative solidali: come mai? De Marchi: “Per il rugby novembre è sempre stato un mese solidale e pensiamo che la campagna ‘Movember’ contro il cancro alla prostata sia molto importante. Durante i nostri test-match, in cui si scontrano emisfero sud ed emisfero nord, c’è la possibilità di avere molta visibilità e quindi per noi è un’ottima occasione per sensibilizzare anche il nostro pubblico su un tema del genere”. ‘Senza baffi non è amore’ recita quest’anno lo slogan dell’iniziativa che, nata in Australia, si è diffusa in Europa soprattutto grazie al contributo delle Zebre… Siete soddisfatti? Bernabò: “Sì, siamo molto soddisfatti.


La campagna ‘Movember’ è nata in Australia nel 1999, ma siamo stati in particolare noi giocatori di rugby a sposarla ormai tre o quattro anni fa, realizzando diverse iniziative solidali a supporto. Quest’anno abbiamo realizzato per esempio le magliette ‘Senza baffi non è amore’, il cui ricavato della vendita andrà all’Istituto oncologico Veneto. Negli anni passati abbiamo avuto molte soddisfazioni sia a livello economico sia di visibilità per questa iniziativa, riuscendo a dare risalto a questa problematica che senz’altro bisogna affrontare di petto”. È importante che uomini così ‘grandi e grossi’ come i rugbisti intraprendano una campagna su un tema di cui spesso sono proprio gli uomini a provare vergogna? Bernabò: “Abbiamo deciso di sostenere questa campagna solidale forse proprio perché il rugby ci ha insegnato ad affrontare a viso aperto l’avversario, quindi sicuramente il tipo di messaggio che noi vogliamo far passare è questo: non bisogna nascondersi neppure di fronte alla malattia e, anzi, occorre affrontarla viso a viso”.

Avete un sogno per questa campagna? Vi piacerebbe coinvolgere anche altri sport, come il calcio? De Marchi: “Il rugby è sempre stato in prima linea per iniziative del genere. Senz’altro ci piacerebbe coinvolgere anche altri sport, come il calcio e il basket, molto importanti qui a Parma, campagne di questo tipo. Ma siamo sicuri che accadrà e verrà da solo…Intanto siamo soddisfatti dei risultati già raggiunti in questi primi giorni, quanto al resto: siamo pronti a fare squadra!”.

Intanto domani, proprio allo stadio Lanfranchi di Parma, ci sarà il match Zebre-Leinster…Bernabò: “Sarà sicuramente un’occasione per stare insieme e nello stesso tempo per fare del bene raccogliendo fondi. Venderemo le nostre magliette ‘solidali’ al prezzo di 20 euro e parte del ricavato sarà devoluto all’Istituto oncologico Veneto. Con l’acquisto della maglietta, inoltre, si avrà la possibilità di ricevere un tagliando omaggio per i primi 25 acquirenti. E ci teniamo a ricordare che queste magliette sono state realizzate da Sep T-shirt, cioè da un nostro caro amico di Parma che ha sposato l’iniziativa insieme al Birrificio del Ducato”.

di Carlotta di Santo, giornalista professionista

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