Lanciato il ‘Manifesto per la nuova Scuola’

Tra i firmatari anche Dacia Maraini, Luciano Canfora, Massimo Recalcati e Vito Mancuso
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ROMA – Otto proposte per cambiare l’istruzione in Italia. A lanciare il ‘Manifesto per la nuova Scuola’ sono un nutrito gruppo di docenti e una schiera di intellettuali che hanno deciso di scrivere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per indicare le urgenze che vanno affrontate al più presto. Tra i firmatari spuntano i nomi di Alessandro Barbero, Luciano Canfora, Chiara Frugoni, Carlo Ginzburg, Vito Mancuso , Dacia Maraini, Tomaso Montanari, Filippomaria Pontani, Adriano Prosperi, Massimo Recalcati, Salvatore Settis e Gustavo Zagrebelsky.

L’appello, lanciato sulla piattaforma ‘Change.org‘ ha già raccolto oltre sei mila adesioni. 

I punti sollevati sono molto concreti. Il primo: la scuola come luogo della relazione umana e del rapporto intergenerazionale. “L’idea – scrivono i promotori – che la scuola possa essere incentrata sulla semplice acquisizione di “competenze” è profondamente sbagliata, sia perché applica a un ambito, quello scolastico, categorie nate in tutt’altro ambito, quello cioè dell’azienda e della produttività lavorativa, sia perché esclude appunto la dimensione integralmente umana, centrale nella scuola e nei processi lunghi e non lineari dell’apprendimento e della crescita”. 

Secondo suggerimento: una scuola della conoscenza. “Solo attraverso il confronto con i contenuti culturali, la loro elaborazione e acquisizione – a partire da un’approfondita e reale alfabetizzazione – gli studenti potranno diventare cittadini liberi e consapevoli, in grado di contribuire a un autentico progresso della società. Senza l’istruzione delle nuove generazioni, la stessa democrazia è svuotata di sostanza”, cita il manifesto. 

E ancora: un giusto rapporto tra mezzi e fini “Va restituito – dicono docenti e intellettuali – il giusto posto alla libertà di insegnamento (spesso schiacciata e conculcata dall’imposizione di mode di scarsissimo valore didattico e culturale), nel segno di un’istruzione il più possibile ricca e plurale e della responsabilità educativa degli insegnanti. Bisogna ricordare come gli insegnanti siano degli intellettuali e dei professionisti, il cui compito non è quello di applicare burocraticamente e passivamente delle decisioni prese altrove, ma quello di trovare di volta in volta i mezzi più adatti per l’insegnamento”. 

C’è spazio anche per una critica sul mancato coinvolgimento degli insegnanti nelle ‘riforme’ degli ultimi vent’anni: “I decisori politici, prima di ipotizzare qualunque “riforma”, dovrebbero interloquire con gli esperti della trasmissione culturale e quelli dell’età evolutiva – insegnanti, psicoanalisti, intellettuali, educatori – e non con i rappresentanti di associazioni private – Fondazione Agnelli, Treelle, Anp, Invalsi – che rappresentano e perseguono appunto interessi privati”. 

L’appello affronta anche il tema del reclutamento e della formazione degli insegnanti e della centralità all’ora di lezione. “Se davvero si vuole recuperare il tempo perduto, occorre eliminare ciò che non è apprendimento e insegnamento: via gli inutili percorsi di ‘alternanza scuola-lavoro’ (ora PCTO), da sostituire semmai con stage sensati e non obbligatori, se e quando ne valga la pena, fuori dall’orario scolastico e su decisione dei consigli di classe;  via i test Invalsi, che sottraggono settimane di tempo all’attività scolastica senza che se ne siano mai chiariti il senso, la funzione e l’utilità;  via i progetti non indispensabili che fanno dimenticare da decenni che l’unico vero, utile, indispensabile progetto che la scuola offre è l’ora di lezione; via il Rav, le programmazioni ipertrofiche e standardizzate e tutti quei documenti in cui la descrizione astratta e burocratica dell’insegnamento prende il posto dell’insegnamento stesso, in una continua e paradossale certificazione del nulla;  via i Ptof cervellotici che prendono a pretesto le presunte esigenze dei ‘territori'”. 

Nella lista stesa c’è anche il tema dell’autonomia scolastica e del numero di alunni in aula: “Occorre diminuire nettamente il numero di studenti per classe, in modo che gli insegnanti possano davvero dedicare tempo e attenzione alle esigenze di ogni studente, operazione oggi più fattibile grazie ai previsti finanziamenti europei”.

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