A 50 anni dal ‘San Marco’ il futuro è quello della Space Economy

Mezzo secolo fa i pionieri italiani dello Spazio lanciavano il San Marco B dalla prima piattaforma del nostro Paese
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ROMA  – Erano i primi anni Sessanta. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica vivevano un perenne testa a testa nella corsa allo Spazio, mentre un gruppo di uomini guidati da Luigi Broglio lavorava con tenacia e genialità per spedire in orbita i primi satelliti italiani.

La loro è la storia del Progetto San Marco, grazie a cui il 15 dicembre 1964 il primo satellite tricolore volò in orbita e tre anni più tardi, il 26 aprile 1967, fu la volta del primo satellite a partire da una piattaforma italiana.

Era quella di Malindi, nelle acque di fronte al Kenya, la cui avventurosa storia è stata ricostruita dall’Università Sapienza di Roma in occasione del convegno ‘L’Italia dal progetto San Marco alla Space Economy’.


LA STORIA

Il San Marco 1 era una sonda scientifica per lo studio dell’atmosfera e fu anch’esso protagonista di una prima volta: partì dalla base di Wallops Island, in Virginia. Non era mai successo che una base di lancio venisse affidata a un team straniero.

Tre anni dopo tocca al San Marco B partire. Ma da dove? La prima idea è di costruire una base in Sardegna, ma non si può per motivi di sicurezza. La seconda ipotesi è quella della Somalia, ma lì i problemi sono politici. E’ allora che Luigi Broglio, ingegnere, fondatore della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’università ‘Sapienza’, e Carlo Buongiorno, ingegnere, primo direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana, hanno l’intuizione di usare una piattaforma.

Parte da Taranto, arriva a Mombasa, la ribattezzano Santa Rita: la Santa dei casi disperati. La base di lancio non è come quelle classiche che conosciamo oggi. Il campo base è una tenda, gli animali selvatici girano indisturbati. Eppure funziona. ‘We have all the green lights’, tutte le luci sono verdi, si può provvedere al lancio del San Marco B. Era mezzo secolo fa.

ONOFRI: “UN’IMPRESA EPICA”

“Penso che la storia del lancio di Malindi rappresenti uno dei passaggi epici della storia dello Spazio e sicuramente un mattone fondamentale dell’attività italiana- spiega Marcello Onofri, direttore del Centro Ricerca Aerospaziale Sapienza-. Io sottolineo sempre che in due anni un gruppo di professori universitari e cento militari o tecnici dell’Aeronautica sono stati in grado di approntare una base di lancio marina, installare un satellite su un lanciatore e lanciarlo”.

“Tutto questo con la tecnologia degli anni Sessanta. Un risultato incredibile ottenuto tra le scimmie, i serpenti, i rinoceronti, in un posto in cui non c’era neanche il telefono e dove bisognava collegarsi inventandosi dei metodi di collegamento- prosegue Onofri. Io penso che questo sia un punto epico nella storia dello Spazio internazionale e un grande orgoglio per un Paese come il nostro”.

IL FUTURO DELLA PIATTAFORMA

L’ultimo lancio dalla piattaforma avvenne il 25 marzo del 1988, con la messa in orbita del satellite S.Marco 5. Attualmente il segmento di terra di Malindi funziona come base di controllo della telemetria e ricezione dati dei satelliti in orbita. In futuro la piattaforma potrebbe essere utilizzata di nuovo.

La ‘Sapienza’ ha lanciato un programma per piccoli lanci di razzi sonda da Malindi. L’idea è quella di trasmettere ai giovani studenti l’entusiasmo che fu dei pionieri italiani dello Spazio.

LA SPACE ECONOMY

E a 50 anni da quell’impresa epica “siamo ancora pionieri”, ha commentato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Roberto Battiston. Tanto abbiamo da scoprire, tanto abbiamo da fare. Tutto sta nel mettere a sistema le capacità e le competenze.

“Il nostro Paese ha una tradizione di capacità di iniziativa, di idee, di qualità degli studenti che escono dalle nostre università, che è ben nota e che grazie allo Spazio può trovare maggiore rispondenza che in altri settori- spiega Battiston-. Il messaggio è: ci servono idee, entusiasmo, capacità di rischio. Lo Spazio può dare molto se uno ha le idee giuste al momento giusto, sapendo come implementarle rapidamente. Un’Agenzia come l’Asi è un facilitatore per sfruttare questa grande miniera di opportunità che di fatto è lo spazio del mondo attuale, lo spazio della Space Economy“.

di Antonella Salini, giornalista professionista

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