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Addio giovani: in 20 anni sono tre milioni in meno nell’Italia che invecchia

Il Rapporto Censis evidenzia un'emorragia inesorabile: andrà sempre peggio. In aumento gli italiani che emigrano all'estero

Pubblicato:01-12-2023 10:30
Ultimo aggiornamento:02-12-2023 13:35
Canale: Costume e Società
Autore:
giovani_studenti_scuola
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ROMA – L’Italia è un Paese che sta invecchiando molto rapidamente. I giovani diminuiscono e chi è in età lavorativa emigra sempre di più. Questa la realtà fotografata dal Censis.

Oggi nel nostro Paese i 18-34enni sono poco più di 10 milioni, pari al 17,5% della popolazione; nel 2003 superavano i 13 milioni, pari al 23,0% del totale: in vent’anni abbiamo perso quasi 3 milioni di giovani. E le previsioni per il futuro sono fortemente negative: nel 2050 i 18-34enni saranno solo poco più di 8 milioni, appena il 15,2% della popolazione totale. I giovani sono pochi, esprimono un leggero peso demografico, quindi inesorabilmente contano poco. Lo rivela il 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2023.

Nello specifico, solo l’11,1% dei 7.786 sindaci attualmente in carica (860 in tutto) ha al massimo 40 anni. Di questi, solo 72 sono under 30: l’età media dei primi cittadini in Italia è infatti di 54 anni; – nelle aree metropolitane maggiori, poi, solo il sindaco di Reggio Calabria ha 40 anni appena compiuti; – tra i presidenti di Provincia, per i quali l’età media è di 50 anni, solo 10 (il 12,8% del totale) hanno tra i 30 e i 40 anni; – e nessun presidente di Regione può essere definito giovane: l’età media di chi riveste questa carica è di 59 anni; – la situazione non migliora se si considerano i rappresentanti in Parlamento, dove siedono 57 deputati con meno di 40 anni (il 14,3% del totale) e l’età media è di 51 anni. Gli under 40 sono del tutto assenti al Senato, dove l’età minima per essere candidati è appunto di 40 anni; – anche all’interno della compagine del Governo la persona più giovane è il Presidente del Consiglio (46 anni) e l’età media dei ministri è di 60 anni.

LA GRANDE FUGA DALL’ITALIA

Il nostro Paese continua a essere un Paese di emigrazione (sono più di 5,9 milioni gli italiani attualmente residenti all’estero) più che di immigrazione (sono 5 milioni gli stranieri residenti nel nostro Paese). I 5.933.418 italiani residenti all’estero (pari al 10,1% dei residenti in Italia) hanno registrato un incremento del 36,7% negli ultimi dieci anni (ovvero quasi 1,6 milioni in più). A caratterizzare i flussi centrifughi più recenti è l’aumento significativo della componente giovanile. Nell’ultimo anno le iscrizioni all’Aire per espatrio sono state 82.014, di cui il 44,0% (la quota più elevata tra le classi di età considerate) da parte di italiani di 18-34 anni, per un totale di 36.125 giovani che hanno scelto di cercare altrove la propria strada, definitivamente o per un periodo transitorio. Se si aggiungono anche i minori al seguito delle loro famiglie (13.447), l’espatrio delle nuove generazioni di italiani ha sfiorato nell’ultimo anno le 50.000 unità, il 60,4% di tutti gli iscritti per espatrio. Le mete predilette rimangono il Regno Unito (il 16,4% delle partenze dell’ultimo anno), poi Germania (13,8%), Francia (10,4%) e Svizzera (9,1%).

IN AUMENTO LE FAMIGLIE NON TRADIZIONALI

Le famiglie in Italia sono complessivamente 25,3 milioni. Quelle tradizionali, composte da una coppia, con o senza figli, sono il 52,4% del totale. Pur essendo in calo nel tempo (erano il 60% nel 2009), rappresentano ancora la forma principale di famiglia. Di queste, il 32,2% (8,1 milioni) è formato da una coppia con figli (nel 2009 la percentuale era del 39%). Nel frattempo, tutte le altre tipologie non convenzionali stanno aumentando, e non sembra essere lontano il momento in cui i nuovi format familiari supereranno quelli tradizionali: il 33,1% delle famiglie è composto da persone che vivono da sole, e nel 20,9% dei casi (5,3 milioni) si tratta di single, ovvero di persone sole non vedove, cioè persone che vivono da sole per scelta o comunque senza un partner; il 10,7% delle famiglie (2,7 milioni) è di tipo monogenitoriale, in quanto è composta da un genitore solo con figli (nel 2009 la quota era dell’8,7%). Si tratta generalmente di nuclei formati a seguito di separazioni o divorzi, e nella grande maggioranza dei casi il genitore che vive con i figli è la madre.

CALANO I MATRIMONI

Il numero dei matrimoni si riduce (ne erano stati celebrati 246.613 nel 2008, solo 180.416 nel 2021) e oggi esistono 1,6 milioni di famiglie (l’11,4% del totale) costituite da coppie non coniugate. Dal 2018 al 2021 state celebrate 8.792 unioni civili (all’inizio del 2022 in Italia risultavano 17.453 cittadini residenti uniti civilmente). I cittadini stranieri oggi sono presenti in 2,6 milioni di nuclei familiari (il 9,8% del totale), e 1,8 milioni di famiglie (il 7,0% del totale) sono composte esclusivamente da cittadini stranieri

ITALIANI FAVOREVOLI ALL’EUTANASIA, MA NON ALLA GESTAZIONE PER ALTRI

Il 74% degli italiani si dice favorevole all’eutanasia, con percentuali trasversali al corpo sociale, che arrivano all’82,8% tra i giovani e al 79,2% tra i laureati. Sempre secondo il rapporto, ammonta al 70,3% la percentuale (quota che sale al 77,1% tra le donne e al 75,1% tra i giovani) di chi approva l’adozione di figli da parte dei single, mentre il 65,6% si schiera a favore del matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso, con percentuali che arrivano al 79,2% tra i giovani e raggiungono un significativo 45,4% di favorevoli anche tra gli anziani. Il 54,3% della popolazione è favorevole all’adozione dei figli da parte di persone dello stesso sesso, con percentuali che vanno da un massimo pari al 65,5% tra i giovani a un minimo del 41,4% tra gli anziani. Infine, rimane invece minoritaria, pari al 34,4% delle opinioni, la quota di italiani favorevoli alla gestazione per altri (Gpa), la forma di procreazione assistita in cui una donna si assume l’obbligo di provvedere alla gestazione e al parto per conto di altri senza assumersi la responsabilità genitoriale.

IL LAVORO PER IL 74% ITALIANI NON È PIÙ CENTRALE

Il 74,8% dei lavoratori italiani oggi dichiara esplicitamente di non avere voglia di lavorare di più per poter consumare di più, e non ha intenzione di farsi guidare come in passato dal consumismo. Il lavoro sembra aver perso il suo significato più profondo, come riferimento identitario, perno centrale della vita, misura del successo personale e dell’affermazione sociale, oltre che mezzo di gratificazione economica. Per l’87,3% degli occupati la scelta di fare del lavoro il centro della propria vita sarebbe un errore. Secondo il rapporto non sorprende, quindi, che il 62,1% degli italiani avverta il desiderio quotidiano di momenti da dedicare a sé stessi per combattere l’ansia e lo stress, o che un plebiscitario 94,7% consideri centrale la felicità delle piccole cose di ogni giorno, come appunto il tempo libero, gli hobby, le passioni personali. Rispetto al passato, l’81,0% degli italiani dedica molta più attenzione alla gestione dello stress e alla cura delle relazioni, perni del benessere psicofisico personale.

LA PAURA PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’84% degli italiani teme il clima impazzito, sempre più incontrollabile e ostile, causa della moltiplicazione delle catastrofi naturali, ogni anno più frequenti. A questo proposito, per il 70,6% i rischi ambientali, quelli demografici e quelli ora connessi alla guerra provocheranno un crollo della società, favorendo la povertà diffusa e la violenza. Sempre secondo il rapporto, il 73,4% ha paura che i problemi strutturali irrisolti del nostro Paese provocheranno nei prossimi anni una crisi economica e sociale molto profonda. Il 68,2% teme che in futuro patiremo la siccità per l’esaurimento delle risorse di acqua. Mentre il 43,3% che resteremo senza energia sufficiente per tutti i bisogni. Sempre secondo l’indagine, il 53,1% ha paura che il colossale debito pubblico, in cammino verso la cifra record di 3.000 miliardi di euro, provocherà il collasso finanziario dello Stato italiano

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2023-12-02T13:35:32+01:00