Calabria

Leonardi (Pd): “Triste per Platì, chi mi boicottò è candidato”

anna rita leonardi

ROMA – Domenica 5 giugno “io non voterei. Chi deciderà di votare o meno lo faccia assumendosene la responsabilità”. Anna Rita Leonardi ci ha provato per un anno, poi tre settimane fa ha gettato la spugna: non ci sono “le condizioni politiche e di agibilità per svolgere serenamente la campagna elettorale” a Platì, scrisse sui social per spiegare il ritiro. Lei, esponente del Pd, si era candidata a fare il sindaco in questo comune di 3.800 abitanti in provincia di Reggio Calabria. Sulla scheda, però, il suo nome non ci sarà: gli elettori potranno scegliere tra la lista di Rosario Sergi e quella di Ilaria Mittiga. Entrambe, secondo la commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, in odore di ‘ndrangheta. “Dal 1900- ha ricordato Bindi- il comune e’ stato sciolto ben 15 volte e oggi si vota con due liste civiche tutte formate da candidati legati ad amministrazioni precedenti che hanno provocato lo scioglimento”.

Claudio Fava è stato ancora più chiaro: “A Plati’ nessun candidato viola il codice di autoregolamentazione ne’ risulta incandidabile per la legge Severino, ma ci sono decine di sottoscrittori delle liste e di candidati che hanno comprovati rapporti di amicizia o di parentela con la cosca Barbaro e le altre cosche che governano il territorio. C’e’ il rischio concreto che ci troveremo di nuovo con un comune sciolto e Plati’ governata per interposta persona dalle cosche”.

Che effetto fanno queste parole ad Anna Rita Leonardi? “La commissione Antimafia mi da’ ragione. Certo, non sono contenta, nessun politico può essere contento di fronte a un comune che vive una situazione del genere. Platì è piena di persone per bene. Io ci ho provato per un anno a fare la lista- racconta oggi in un’intervista all’agenzia Dire- ma sono stata boicottata. Mai minacciata, tutto legale. Ma hanno fatto di tutto per cacciarmi”. Infine, lo smacco: “Uno dei candidati sindaco è uno di quelli che mi hanno boicottato per un anno“.

Leonardi per un anno ha provato a creare consenso attorno alla sua candidatura. “In un anno non ho trovato persone che rispondessero ai canoni di trasparenza e legalità che mi ero data– racconta- solo quattro persone, e in una frazione che non è Platì centro. Poche persone credevano in questa cosa. Alla fine mi sono ritirata perché non sono riuscita a fare la lista, non mi volevano: questa è la verità, lasciamo perdere i problemi interni di partito”.

Quello che dice l’Antimafia, ribadisce, non è nulla di nuovo per lei: “Ho sentito molto miei questi problemi, reali: l’enorme difficoltà nella composizione della lista. Di contro, invece, l’incredibilie velocità nella composizione della altre due liste che sono comparse due ore prima che si chiudessero gli uffici per la consegna”.

Nei mesi in cui ha lavorato alla sua candidatura, ricorda oggi Leonardi, “ho faticato tanto, ho pianto tanto. Nessuno mi ha mai minacciato, mi hanno detto ‘vattene’ in un anno di indifferenza e rifiuti. Tutte cose legali, ma veramente assurde”. Lo chiama “un boicottaggio legale”, quello dove “nessuno ti firma la lista” e nei fatti “ti sta cacciando” da Platì. Alla fine, i primi giorni di maggio, il ritiro.

La politica e i partiti, chiede Leonardi “non devono mollare questi posti”. Anzi, propone, si potrebbe “migliorare e ampliare la legge sullo scioglimento dei comuni. Se io avessi avuto un altro modo per formare la lista, mi sarei candidata- riflette- magari in questi comuni sciolti per mafia si potrebbe immaginare un qualche potere della commissione Antimafia sulle liste”.

Nella relazione dell’Antimafia si legge che il candiato Rosario Sergi “ha rapporti di affinità con esponenti di vertice della cosca Barbaro, tanto con la famiglia denominata Castanu che con quella denominata Nigru”. Sergi risulta legato “in particolare” a Francesco Barbaro, capostipite della cosca, condannato per l’omicidio di un carabiniere. Nella sua lista “numerosi candidati annoverano rapporti di parentela, di affinità o frequentazioni con persone ritenute ai vertici di sodalizi mafiosi dominanti in quell’area territoriale

Anche l’altra candidata, Ilaria Mittiga, è finita sotto la lente della commissione Antimafia. Il “promotore” della sua lista, Platì Res Publica, è Francesco Mittiga “già sindaco del comune sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2006”. Dalla documentazione acquisita dalla bicamaerale “emerge, anche in questo caso, che numerosi candidati hanno una fitta rete di parentele e frequentazioni con persone in organico o contigue alla criminalità organizzata”. Non solo: “La stessa situazione riguarda numerosi sottoscrittori di entrambe le liste”.

Antonio Bravetti, Giornalista professionista

31 maggio 2016
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