Emilia Romagna

Mafie. A Bologna parte il processo Aemilia

BOLOGNA – Rappresentanti delle Istituzioni, associazioni e sindacati, decine di cittadini e curiosi si sono radunati prima delle 8.30 questa mattina fuori dai locali di BolognaFiere in piazza della Costituzione, dov’è prevista l’udienza preliminare del processo Aemilia contro le infiltrazioni e il radicamento della ‘Ndrangheta in Emilia-Romagna e in Emilia in particolare.

bologna fiere

L’aula allestita al padiglione 19 conta una superficie di 3.200 metri quadri, può contenere fino a 600 posti a sedere ed è dotata di impianti speciali, tra cui quello di videoconferenza, necessari allo svolgimento dell’udienza. Tra i tanti soggetti che hanno chiesto la costituzione di parte civile contro i 219 imputati, in aula c’è anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. E in queste ore fra l’altro, oltre a Comuni e Province, anche Legambiente ha chiesto ufficialmente la costituzione di parte civile sui capi di imputazione di rilevanza ambientale, in rappresentanza, dice l’associazione, “dell’interesse pubblico su ambiente e salute”.

L’assessore regionale alla Legalità, Massimo Mezzetti, manda subito messaggi precisi fuori dall’aula bunker: “La presenza della Regione a questo processo significa ribadire che noi siamo in prima linea in questo impegno di legalità, e vorremmo essere un esempio per tutte le Istituzioni di questa regione. La lotta contro le mafie presenti e radicate nel nostro territorio è una lotta rispetto alla quale nessun amministratore- manda a dire Mezzetti- può e deve sottrarsi. Il tema è seguito da vent’anni e dopo il processo Aemilia, nonostante il tema sia seguito da oltre 20 anni, nessun amministratore o tecnico amministrativo può più permettersi di dire ‘io non sapevo, io non immaginavo’. Da oggi chi lo dovesse dire si renderebbe complice- avanza l’assessore- di questa presenza nel nostro territorio””.

Anche Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna hanno chiesto di costituirsi parte civile su Aemilia. Scandisce il segretario regionale Cgil, Vincenzo Colla, fuori dall’aula insieme con tanti colleghi: “Dobbiamo promuovere un cambiamento profondo, perché in Emilia-Romagna c’è la mafia. Non sappiamo che ramificazioni abbia. Certamente è positivo che ci sia il processo, è quando non si sente niente che è un problema… ma sulle relazioni e le contiguità con le mafie abbiamo bisogno ancora di scavare”. Secondo Ebza Rando, legale di Libera, sentita oggi da Radio Città del Capo, l’importanza del processo sta anche e soprattutto per andare a fondo sul meccanismo delle infiltrazioni e dunque “è importante esserci”. Questo processo, riprende Colla, “darà anche a noi valutazioni su cambiamenti e fenomeni sociali per recuperare il controllo democratico del territorio, in questa regione c’è un civismo in grado di reagire”. Sulle imprese che secondo la Dda hanno aperto le porte ai clan, il numero uno Cgil affonda: “E’ evidente che c’erano imprese che si rapportavano coi mafiosi, c’è stato un salto di qualità notevole: non più ‘loro’ direttamente, ma ‘loro’ in rapporto con le imprese di questo territorio. I lavoratori hanno subito minacce e forzature su stipendi e cassa integrazione. Quelle imprese purtroppo scacciano le imprese serie che pagano le tasse e per fortuna sono in maggioranza, ma non si possono lasciare spazi di questo tipo. Questo processo deve anche portare una reazione istituzionale- conclude Colla- perché serve un nuovo e innovativo testo unico sugli appalti. Per dire mai più”. Le mafie, ricorda Rando, “tolgono ricchezza e futuro”. (Video in abbonamento)

AEMILIA, 30 RICHIESTE DI PARTE CIVILE E 90 PERSONE OFFESE –  Sono una trentina le richieste di costituzione di parte civile al processo Aemilia da 219 imputati contro le infiltrazioni mafiose in regione. L’elenco, non ufficiale, includerebbe Regione Emilia-Romagna, Comune di Finale Emilia, Provincia e Comune di Reggio Emilia, Comuni reggiani di Bibbiano, Brescello, Gualtieri, Montecchio, Reggiolo e Sala Baganza, Cgil dell’Emilia-romagna e di alcune province, Cisl e Uil Emilia-Romagna, Fita-Cna, Arci Emilia-Romagna, Libera, Avviso Pubblico, Associazione antimafia Paolo Borsellino, Aser e Ordine de giornalisti dell’Emilia-Romagna, Legambiente, Sos Impresa, Confindustria sportello antiracket, Associazione nazionale Caponnetto, Provincia di Modena, lo Stato coi ministeri dell’Interno e dell’Ambiente, l’Agenzia delle entrate e quattro privati. Le persone offese risultano una novantina. La Dda di Bologna ipotizza reati per 189 diversi capi d’imputazione da sottoporre al gup Francesca Zavaglia: l’associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis) è ipotizzata a carico di 54 persone, e si contestano anche estorsioni, usura, minacce, intestazione fittizia dei beni al falso in bilancio, turbativa d’asta alla corruzione elettorale e altro ancora. Le indagini si sono susseguite tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, 29 udienze sono già state fissate. Nove imputati, tra i quali Nicolino Grande Aracri, sono chiusi nelle carceri speciali di massima sicurezza e possono partecipare al processo in videoconferenza. Durante le fasi di accredito delle parti civili stamane poco dopo le 8 a BolognaFiere, hanno sfilato la presidente di Libera Enza Rando, la presidente Fita-Cna Cinzia Franchini, il presidente regionale dell’Arci Federico Amico, il segretario della Cgil Vincenzo Colla, diversi rappresentanti di Province e Comuni.

AEMILIA, VENERDÌ O LUNEDÌ DECISIONE SU PARTI CIVILI –  La decisione sull’ammissione delle parti civili al processo Aemilia potrebbe slittare a venerdì o addirittura all’inizio della prossima settimana. Nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo che è in corso, saranno depositate formalmente le richieste. A quanto si apprende da chi ha assistito alla prima parte dell’udienza preliminare, il giudice sarebbe intenzionato a rinviare la decisione a venerdì o a lunedì prossimo. In mattinata, gli avvocati difensori di diversi imputati hanno sollevato eccezioni procedurali sulla presenza delle parti offese al processo. In sostanza, l’idea è che molte richieste di costituirsi parte civile da parte di sindacati e associazioni siano solo “strumentali”. Non a caso, alcuni rappresentanti delle parti offese hanno espresso disagio perché avvocati e imputati hanno preso posto vicino a chi intende costituirsi parte civile, “con atteggiamenti poco consoni” e commenti contrari alla presenza di associazioni, sindacati e Ordine dei giornalisti al processo. Nella giornata di oggi, il Gup dovrebbe pronunciarsi su queste eccezioni e anche sulle istanze sollevate per vizi di notifica (circa una decina).

SPESE AEMILIA A REGGIO, REGIONE CHIAMA MINISTERO GIUSTIZIA –  La Regione Emilia-Romagna ha speso quasi 800.000 euro per garantire che l’udienza preliminare del processo Aemilia si tenesse a Bologna, ma è il ministero della Giustizia che d’ora in poi dovrà sostenere in primis le spese. Lo dice l’assessore regionale alla Legalità, Massimo Mezzetti, mandando un segnale preciso a Roma in questo senso. Dopo l’udienza preliminare, il dibattimento si dovrebbe spostare a Reggio Emilia, visti i probabili patteggiamenti e giudizi abbreviati, ma se il numero degli imputati dovesse restare alto servirà comunque un’aula attrezzata. Mezzetti intanto, questa mattina fuori dall’aula bunker in piazza della Costituzione, motiva l’essenza dell’impegno su Bologna: “E’ un impegno economico di quasi 800.000 euro per garantire lo svolgimento a Bologna. Si inserisce nel nostro impegno di contrasto alla criminalità organizzata a 360 gradi, anche con la costituzione di parte civile, che speriamo sia accolta questa mattina, nei confronti degli imputati di questo processo”. Processo che affronta “un pezzo” di criminalità, e “speriamo che da qui si scateni un effetto domino ancora più determinato anche sul piano giudiziario”, ragiona l’assessore che auspica “una riscossa e una rivolta morale di tutte le parti della nostra società” al di là delle parti civili. Ma dunque il Tribunale di Reggio rischia di restare solo nel sostenere il dibattimento futuro? “Non vorrei- avvisa Mezzetti- che, siccome abbiamo sostenuto l’impegno a Bologna, si scateni l’effetto per cui tutti i Tribunali chiedono soldi alla Regione per poter svolgere il processo. Certo, si vedrà di fare di tutto anche per Reggio ma c’è una principale responsabilità del ministero della Giustizia, che spero non pensi di sottrarsi ai suoi obblighi delegando tutto alla Regione Emilia-Romagna”. La giunta Bonaccini rivendica quindi “uno sforzo straordinario per affrontare questa prima parte del processo, continueremo se sarà necessario ma speriamo che prima di tutto ci pensino organismi competenti”. Dunque, non si può escludere di spostare il futuro processo in un’aula bunker meglio attrezzata. “No- frena l’assessore alla Legalità- come Regione siamo impegnati, il presidente in prima persona, affinché tutta la prima parte del processo si svolga in Emilia-Romagna. Non solo per un carattere simbolico, ma affinché la società emiliano-romagnola assuma consapevolezza del problema. Reggio è il cuore di questa inchiesta, nella mappatura che noi abbiamo ci sono comunque altri cuori e altri polmoni che vanno sconfitti“.

di Luca Donigaglia e Andrea SangermanoGiornalisti professionisti

28 ottobre 2015
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