Violenza ostetrica, la campagna mediatica fino al 10 dicembre

L'Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia lancia una campagna mediatica fino al 10 dicembre 2018: #obstetricviolence

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ROMA – Nella giornata contro la violenza sulle donne rientra anche la cosiddetta violenza ostetrica. In questa giornata, vogliamo mettere in luce la necessita’ di promuovere un’assistenza rispettosa alla maternita’ e il coinvolgimento delle donne e dei gruppi di donne nelle decisioni riguardanti le politiche e le pratiche del percorso nascita in linea con la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS), con le Raccomandazioni OMS sull’esperienza positiva della gravidanza e del parto e con il Rapporto del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione contro le donne nella legge e nella pratica. Cosi’ in un comunicato stampa l’Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia.

Sollecitiamo i Governi ad eliminare tutte le forme di violenza ostetrica e ginecologica, istituzionale e contro le donne, in base all’art. 12 della Convenzione CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne nella legge e nella pratica) e nel rispetto della Convenzione di Istanbul che definisce la violenza contro le donne come una “violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della liberta’, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”.

In tutto il mondo– continua la nota- molte donne fanno esperienza di trattamenti irrispettosi, abusanti o negligenti durante la gravidanza, il parto e nel post parto, nei paesi ad alto, medio e basso reddito. Tali trattamenti includono l’abuso fisico diretto, la profonda umiliazione e l’abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), la mancanza di riservatezza, la carenza di un consenso realmente informato, il rifiuto di offrire un’ adeguata terapia per il dolore, gravi violazioni della privacy, il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna, la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita. Sebbene in alcuni Paesi siano vigenti delle leggi per eliminare la violenza ostetrica, riconosciuta come una specifica forma di violenza di genere, in Europa il tema e’ stato appena affrontato, sollevando forti reazioni. Per le donne e’ quasi impossibile raccontare della violenza ostetrica in quanto e’ considerata normale, sotto il profilo medico e giuridico. 

La dimensione del fenomeno e’ stata misurata in molti paesi Europei dove i gruppi della societa’ civile e le organizzazioni di madri hanno creato consapevolezza raccogliendo migliaia di esperienze traumatiche di maltrattamenti durante il parto all’interno degli ospedali. Le voci delle madri sono state largamente ignorate dai Governi e i promotori dei diritti sono stati minacciati e umiliati. In Grecia il livello di mancanza di rispetto delle donne nell’ambito della salute perinatale e’ peggiorato con l’arrivo massiccio dei rifugiati, costretti, dalla chiusura dei confini, a rimanere in un Paese sofferente da tempo per la lunga crisi finanziaria. La mancanza di consenso informato nell’assistenza al parto e le condizioni inumane di ricezione sono alla base della violazione dei diritti delle partorienti e dei neonati rifugiati. 

Dalla prima indagine nazionale con campione rappresentativo condotta in Italia, nel settembre del 2017, e commissionata dalle associazioni di madri, e’ emerso che circa un milione di madri (21%) ha dichiarato di avere subito una qualche forma di violenza ostetrica durante la prima esperienza di parto e come conseguenza del trattamento ricevuto il 6% delle donne ha affermato di non volere piu’ altri figli. In Francia, l’Alto Consiglio per l’Uguaglianza ha pubblicato il primo rapporto sulla violenza ostetrica nel giugno del 2018 che e’ stato presentato al Ministro per le Pari opportunita’, Marlene Schiappa.

Il rapporto delinea 26 raccomandazioni suddivise in tre aree: inquadramento dei fatti, proposta su come prevenire la violenza ostetrica attraverso la formazione dei professionisti sanitari e la definizione di procedure per denunciare e sanzionare le pratiche illegali. Di recente in Croatia, la deputata Ivana Nincevic-Lesandric- sottolinea il comunicato- ha denunciato in una seduta alla Camera dei Deputati il trattamento che lei stessa ha subito durante una procedura invasiva dopo un aborto in cui non ha ricevuto anestetici o antidolorifici. Altre 400 donne si sono unite alla sua denuncia confermando questa realta’. In Ungheria un recente studio rappresentativo mostra come il 72.2% delle donne subisce di routine l’episiotomia non necessaria. La procedura viene effettuata senza consenso informato delle madri nel 62.0% dei casi. La scelta della posizione libera durante il travaglio per le donne che hanno partorito vaginalmente e’ stata negata nel 65.7% dei casi. In Olanda, l’organizzazione Stichting Geboortebeweging ha condotto la campagna ‘Break the silence’ (#Genoeggezwegen) nel 2018 ricevendo 600 racconti di violenza ostetrica che sono stati argomento molto discusso su twitter. Nonostante cio’ il tema della violenza ostetrica non ha ricevuto attenzione dalle autorita’ sanitarie e molte richieste di tutela dei diritti umani delle donne nel parto sono state rigettate dai tribunali olandesi. In tutti questi Paesi le donne non sono state credute, i difensori dei diritti sono stati pubblicamente attaccati e diffamati e le istituzioni- evidenzia il comunicato- non hanno posto in essere alcuna misura per affrontare il problema ne’ hanno coinvolto i gruppi di madri e di donne nella discussione. Il coinvolgimento delle madri e’ cruciale per trovare le soluzioni per questa forma di violenza sistemica, strutturale e interpersonale dove lo sbilanciamento dei poteri e l’impostazione patriarcale sta danneggiando le donne, le madri e i bambini, mettendo a rischio le loro vite e compromettendo la loro salute e il loro benessere.

Di conseguenza invitiamo i Governi a:
– Sostenere la ricerca e la raccolta dati per misurare l’incidenza della violenza ostetrica e ginecologica durante la gravidanza, il parto e il post parto e indagare l’impatto sulla salute e sull’autonomia delle donne;
– Adottare strategie nazionali per coinvolgere le utenti del sistema sanitario nazionale nei processi decisionali, sia in relazione ai singoli, sia in sede di definizione delle politiche sanitarie;
– Porre in essere un sistema di responsabilita’ e di trasparenza delle politiche sanitarie consentendo agli utenti di adottare decisioni informate;
– Supportare le scelte delle donne sul luogo del parto (incluso il parto a domicilio e i centri nascita gestiti da ostetriche) come parte dell’offerta di assistenza alla maternita’;
– Definire le procedure per consentire alle donne di riferire dell’assistenza ricevuta senza minacce o ritorsioni;
– Regolamentare un sistema di riparazioni e risarcimenti economici per le violazioni dei diritti subiti durante la gravidanza, il parto e il post parto;
– Progettare programmi di formazione sul rispetto dei diritti umani nel parto per i professionisti sanitari e per le utenti, iniziando dalle scuole e dalle universita’;
– Includere le donne e le madri nei programmi di formazione volti ad insegnare ai professionisti sanitari come trattare donne e bambini nel percorso nascita con dignita’ e rispetto;
– Sostenere la professione di ostetrica aumentandone il numero e garantendo l’assistenza personalizzata, predisponendo norme per l’accesso diretto alla professione in tutti Paesi.

In conclusione ci uniamo ai 16 giorni di campagna mediatica, fino al 10 dicembre 2018, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, per porre fine alla violenza ostetrica in tutto il mondo. Per partecipare potete usare l’hashtag #obstetricviolence perche’ ogni donna ha il diritto al piu’ elevato livello di salute raggiungibile, incluso il diritto ad una cura dignitosa e rispettosa durante la gravidanza e il parto, cosi’ come il diritto ad essere libera dalla violenza e dalla discriminazione.

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27 Novembre 2018
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