Lazio

Agricoltura. Al via ‘Roma cereali”

cereali

ROMA – Una platea internazionale, fatta di imprenditori della filiera cerealicola che operano sui mercati nazionali e internazionali e che, come ormai da tradizione, si confrontano nella Capitale sull’andamento del settore e le previsioni per il futuro. È ‘Roma cereali‘, il nono incontro internazionale in corso oggi al Tempio di Adriano e organizzato da Azienda Romana Mercati, Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma per lo sviluppo del settore agroalimentare e la gestione della Borsa Merci di Roma.

“L’analisi della congiuntura internazionale di quest’anno è molto difficile- ha spiegato l’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Carlo Hausmann, che ha aperto i lavori- perché abbiamo degli stock di riporto di inizio campagna molto grandi, dei prezzi molto bassi e una previsione di raccolto alta. Quindi, lo scenario sembra essere quello di una eccedenza di produzione. Sembra scandaloso parlare di eccedenza di produzione in un mondo che ha oltre un miliardo di persone che muoiono di fame, ma la legge del mercato è essenzialmente questa”. In questo scenario, ha aggiunto Hausmann, “dobbiamo capire come poter difendere i nostri produttori e assicurare loro uno spazio di lavoro che possa premiare la loro attività. Quindi, l’unica chance che abbiamo è puntare sulla qualità soprattutto per il frumento duro, che è la nostra produzione specifica del Lazio, e puntare sulla trasformazione industriale, il grano da pasta, cercando di premiare questa attitudine alla trasformazione. Per fare questo bisogna riorganizzare le filiere e dare fin dalla prossima campagna, quindi dal mese di settembre 2016, un servizio di informazione economica approfondita che possa supportare le intenzioni di semina, perché in questa situazione gran parte dei nostri produttori sarà scoraggiata nel seminare grano e questo per noi non è accettabile”.


ROSATI: “CORREGGERE LA DISTORSIONE DEL MERCATO”  – “Il mondo dei cereali oggi è tutto a Roma, grazie a una iniziativa della Camera di commercio, dell’Azienda romana mercati e la Regione Lazio. Tutti i più grandi operatori internazionali e italiani che lavorano intorno al grano e i cereali sono qui a riflettere e a ragionare sull’annata passata e quelle future. Siamo in un consesso molto importante per l’alimentazione del mondo, perché al Tempio di Adriano ci sono i signori che determinano il prezzo del pane e della pasta. Lo scenario vede una forte concentrazione, qui c’è un centinaio di aziende che controllano il grano e dei cereali di tutto il mondo. Da una parte questi sono operatori fondamentali, dall’altra però bisogna riflettere sul limite, perché poche mani fanno un prezzo”. Così Antonio Rosati, amministratore unico di Arsial, intervenuto oggi. “Il rapporto di quest’anno- ha spiegato Rosati- ci fa dire che c’è una relativa sovrapproduzione e un crollo del prezzo ai produttori, in particolare in alcune aree del mondo. Come l’Italia, dove dovremmo aumentare con la qualità la produzione di grano, perché nonostante siamo i più importanti produttori di pasta nel mondo, il grano duro lo dobbiamo importare. Proprio qui potremmo fare un grande lavoro con il ministero per mettere queste migliaia di ettari di terre pubbliche a grano. Questo mercato così importante. Anche il Lazio potrebbe lavorare su molte centinaia di ettari di terre pubbliche per mettere a coltura questi grani di grande qualità, che ci possono aiutare per creare lavoro”.

Rosati ha poi ricordato “il mio grande maestro, Federico Caffè: il punto è che se si produce, ma il prezzo non è remunerativo, allora il mercato è imperfetto. Non c’è dunque bisogno di una mano pubblica che, come avvenne nel dopoguerra, riallenti le tensioni di mercato? Se in termini strategici sappiamo che la produzione di grano di qualità in Italia può svolgere un ruolo strategico- ha specificato- forse per una piccola fase di due, tre, quattro anni, si potrebbe ammassare e comprare con una leva pubblica questo grano, remunerare adeguatamente i produttori e rimettere in circolazione una parte di questa produzione, in modo da tentare di far rialzare un po’ il prezzo alla produzione. Quanto se ne va in intermediazione o in poche decisive mani che controllano il mercato mondiale? Forse bisogna riflettere e questa riflessione va fatta a livello europeo- ha tenuto a dire Rosati- perché l’Europa anche da questo punto di vista può giocare un grande ruolo. Da una parte, bisogna cercare di produrre qualità e soddisfare i bisogni dell’alimentazione europea e mondiale, e dall’altra bisogna vedere le distorsioni di mercato. Questi operatori fanno il loro mestiere, ma forse la leva pubblica, la Commissione europea e l’Italia, deve riflettere perché siamo a un bivio molto delicato. Se vogliamo aprire un nuovo umanesimo dobbiamo correggere le distorsioni del mercato”.

27 maggio 2016
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